GBLOG Rotating Header Image

Altro che diritto all’oblio…

Deve essere un bel libro quello che ho appena pre-ordinato su Amazon di Viktor Mayer-Schönberger, direttore dell’Information and Innovation Policy Research Centre alla National University of Singapore’s Lee Kuan Yew School of Public Policy.

Il titolo è di per sé autoesplicativo: Delete:The Virtue of Forgetting in the Digital Age.

Nel libro, a quanto è dato capire da un bell’articolo-recensione su Wired (edizione USA) di questo mese (pag. 36) l’autore mette a fuoco un problema del quale anche in Italia ci si occupa da un pò senza, tuttavia, a mio avviso mai essere ancora arrivati a questo livello di approfondimento concettuale: le conseguenze sociali della prolungata capacità di memorizzazione e ricerca delle informazioni attraverso le nuove tecnologie.

Il Prof. Mayer-Schönberger sembra preoccupato - a tratti, ma forse dipenderà dalla sensibilità di chi ha recensito il testo, terrorizzato - della difficoltà con la quale nella società dell’informazione si può dimenticare un fatto, un episodio, un momento della vita propria o altrui tanto ad arrivare a suggerire l’adozione generalizzata di semplici software che consentono la messa a disposizione del pubblico in Rete dei contenuti “a tempo” (es: per un anno, per qualche mese, per qualche giorno, ecc).

Uno di questi software è drop.io: l’utente carica un file e sceglie per quanto tempo esso debba rimanere a disposizione on-line.

E’ una riflessione stimolante quella proposta nel saggio di Mayer-Schönberger, a mio avviso più che per le conclusioni che - ma non sono uno sociologo - condivido solo parzialmente (la società saprà adattarsi ad una mutata capacità di ricordare o, piuttosto, alla difficoltà a dimenticare) perché consente di chiarire i reali termini di un problema sul quale, anche nel nostro Paese, si sta facendo un pò di confusione: internet non richiede di ripensare il diritto all’oblio ma piuttosto di interrogarsi sulle conseguenze della mutata attitudine al ricordo nel lungo periodo abilitata dalle nuove tecnologie di memorizzazione e ricerca.

In un pezzo di un pò di tempo fa, su Punto informatico scrivevo - per una semplice intuizione e non già all’esito di una riflessione attenta come quella di Mayer-Schönberger - che non condivido la recente iniziativa legislativa dell’On. Lussana perché confonde la “riproposizione” di fatti di cronaca con l’accessibilità di notizie ed informazioni relative a tali fatti attraverso Internet: la prima condotta è, in taluni casi, suscettibile di violare l’altrui diritto all’oblio mentre la seconda, a mio avviso, no perché costituisce, piuttosto, la “diversa abilità” al ricordo propria della società dell’informazione.

Se tale nuova attitudine a ricordare modificherà in meglio o in peggio la società, credo sia un problema che attiene all’indagine sociologica ed al quale solo la storia potrà dare una risposta.

E’, peraltro, innegabile che il legislatore possa intervenire e vietare la pubblicazione in Rete di contenuti a tempo indeterminato o, piuttosto, ordinare che ogni contenuto pubblicato rechi una precisa data di scadenza trascorsa la quale non potrà più essere accessibile.

Ma quale legislatore può regolamentare un fenomeno globale come la memoria della Rete? A chi tocca decidere quanto a lungo è giusto che la Rete aiuti a ricordare? Sono questioni, a mio avviso, fra le più delicate del diritto delle nuove tecnologie, ed è per questo importante che vengano affrontate all’esito di una riflessione matura e scevra da pericolosi equivoci e fraintendimenti come quelli che sembrano segnare la recente iniziativa legislativa italiana.

Un’ultima annotazione tra il serio ed il faceto: per un curioso caso - almeno credo sia così - la recensione di Delete:The Virtue of Forgetting in the Digital Age è pubblicata su Wired solo qualche pagina prima di un altro bell’articolo dal titolo significativo almeno quanto il libro di Mayer-Schönberger: How do I future-proof my digital media?

Nell’articolo si parla di quanto la continua evoluzione delle tecnologie di archiviazione e dei formati - soprattutto proprietari - rendano precaria la concreta possibilità, in futuro, di accedere all’enorme mole di informazioni che oggi stiamo archiviando.

Sembra dunque che se dal punto di vista sociologico il rischio sia che si perda la capacità di dimenticare, da un punto di vista tecnologico, sussista, invece, il concreto rischio di perdere la concreta possibilità di ricordare!

Chi ha ragione e chi torto? Non so rispondere ma poiché penso che neppure il legislatore italiano, allo stato, sia in grado di rispondere, sarebbe opportuno che si astenesse dall’intervenire sulla materia.

1 Comment on “Altro che diritto all’oblio…”

  1. #1 Alessandro Simonetto
    on Ago 16th, 2009 at 6:30 pm

    Sarebbe già una bella cosa che venissero rimosso i dati personali una volta inoltrata richiesta ai vari provider, siti, etc. come dovrebbe essere per legge… Non c’è un modo oltre alla famosa email o alla raccomandata tanto ignorate?

Leave a Comment

Creative Commons License
gblog by Guido Scorza is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.
Based on a work at www.guidoscorza.it.
Permissions beyond the scope of this license may be available at www.guidoscorza.it.