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PEC: sia fatta la volontà del Ministro.

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Negli ultimi mesi mi sono ritrovato spesso a parlare (non solo ma in buona compagnia) della malsana idea del Ministro Brunetta di regalare a tutti i cittadini a spese di tutti i cittadini un indirizzo di posta elettronica certificata producendo, peraltro, effetti dirompenti sul mercato (che non c’è data la scarsa utilità dello strumento!) delle comunicazioni elettroniche certificate per un verso saturandolo e, per altro verso, consegnandolo nelle mani di due soli operatori sostanzialmente predestinati: PosteCert ed Infocert rispettivamente per i servizi di posta elettronica certificata per i cittadini e per quelli alle imprese.

Ripercorrere l’intera storia mi sembra inutile ma chi non l’avesse seguita dall’inizio ne trova un riassunto nel video di apertura di questo post ed alcuni approfondimenti (peraltro non esaustivi di quanto sin qui è stato scritto sulla vicenda) in questa breve weblografia:

Cittadini Internet: un’ampia rassegna di informazioni e riflessioni sull’argomento

Pane e Pec per tutti, Punto Informatico: un mio pezzo con alcune riflessioni-profezia

– Il blog di Marco Scialdone: molti interessanti post sull’argomento

PEC-ché?, Punto informatico, un bel pezzo di Andrea Lisi e Luigi Foglia

PEC gratis: tutta la verità, Tech Pro, Francesco Forestiero

– Alcuni post su questo blog: 1234 (ne segnalo solo alcuni ma se non vi bastano ne trovate altri…ho dimenticato di taggare!).

[ANNUNCIO DI SERVIZIO: Ovviamente dimentico molto e molti ma se mi segnalate le dimenticanze – senza esitazioni né false modestie –  le inserisco in tempo quasi reale].

L’epilogo della vicenda (o il quasi-epilogo) è rappresentato dalla pubblicazione – della quale mi ha dato con la consueta tempestività notizia Massimo Penco – nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del Bando di gara per la concessione del servizio avvenuta lo scorso 5 agosto (e addirittura il 12 su quella italiana!) con termine per la presentazione delle offerte al 9 settembre (c’è periodo migliore per garantirsi una bassa audience ed una scarsa partecipazione?).

Nei prossimi giorni credo  sarà indispensabile farsi coraggio ed esaminare più da vicino i documenti di gara (si possono chiamare così anche quando contengono già i nomi del vincitore?), interessarne le competenti istituzioni europee (che peraltro stanno già seguendo l’evolversi degli eventi su segnalazione di Cittadini Internet) e prepararsi, eventualmente, ad agire dinanzi al Giudice amministrativo ed alla nostra Autorità Antitrust ma, frattanto, mi sembra importante iniziare a parlarne – sebbene ad agosto abbiamo tutti di meglio da fare come evidentemente noto alla regia di questa brutta storia italiana – evidenziando da subito alcuni profili che rendono il bando di gara un’autentica presa in giro.

Uno su tutti: come già anticipato – ma all’epoca si trattava di un’ipotesi – l’aggiudicatario dovrà possedere una “Rete di sportelli fisici in grado di assicurare un punto di accesso in almeno l’80% dei comuni italiani con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti, con orario di apertura al pubblico, dal lunedì al sabato, 9.00-13.00″.

Poste italiane certamente ne dispone. Conoscete altri soggetti attivi nel mercato delle comunicazioni elettroniche che possano dire altrettanto?

Come giustamente mi segnala Massimo (Penco) inoltre il bando richiede che l’aggiudicatario sia iscritto nell’elenco di cui all’art. 14 del D.P.R. 68/2005 dimenticando, tuttavia, la previsione di cui al successivo art. 15 del medesimo provvedimento che estendeva la possibilità di erogare servizi di posta elettronica certificata anche ad imprese stabilite in altri Paesi dell’Unione Europea.

A Bruxelles piacerà questa disposizione vagamente nazionalista e restrittiva?

Si tratta, tutto sommato, di un affare da 50 milioni di euro!

Il bando, inoltre, richiede espressamente ai partecipanti (saranno tanti? ;)) di evidenziare nell’offerta eventuali servizi accessori che intendessero offrire, a titolo oneroso, ai cittadini ai quali la PA “regalerà” (non sarà ingannevole parlare di regalo quando tutti i cittadini si pagheranno il servizio con la finanza pubblica ed anzi la maggior parte degli italiani lo pagherà a quei pochi che ne faranno richiesta?) la posta elettronica certificata.

Con questa previsione un’altra delle peggiori profezie dei mesi scorsi si è avverata: non solo si regala – in questo caso il verbo è certamente utilizzato a ragion veduta – ad un solo operatore un mercato da 50 milioni di euro ma gli si consegna altresì la possibilità di realizzarci sopra – utilizzando la posizione dominante “conquistata” all’esito della gara – fior fiore di quattrini in corrispettivi di servizi accessori dei quali difficilmente gli utenti dei servizi di posta elettronica certificata di base sapranno fare a meno.

Un’ultima questione – per il momento – che mi era francamente sfuggita e che ha francamente del ridicolo: la PEC che Brunetta “regalerà” – nel senso appena chiarito di “obbligare a comprare”- a tutti i cittadini italiani sarà utilizzabile per le sole comunicazioni tra PA e cittadino con la conseguenza che per tutte le altre comunicazioni i cittadini dovranno comprarsi un’altra PEC o magari pagare al concessionario di Stato un corrispettivo ulteriore a fronte della possibilità di utilizzarla anche per comunicazioni ulteriori!.

Una domanda per il Ministro Brunetta: questa secondo Lei è innovazione?

Ci vuole poca fantasia ad immaginare che la limitazione d’uso sia stata suggerita al Ministro – troppo intelligente e e pragmatico per partorire una simile idiozia – da un solerte consulente che ha inteso con ciò contenere l’impatto anticoncorrenziale dell’iniziativa ma, francamente, è meglio distruggere un mercato in nome dell’innovazione (vera) che distruggerlo comunque – sebbene nascondendosi dietro ad un dito – in nome di un’evidente non innovazione: come dire che lo Stato regala a tutti i cittadini una penna per firmare le istanze rivolte alla PA ma che poi devono comprarsene un’altra – o pagare l’inchiostro extra consumato – se vogliono usare la penna anche per firmare un assegno!

Se ci riuscite fate una pausa e, magari da sotto l’ombrellone, parlatene, scrivetene, parliamone: sono soldi nostri e, quel che è peggio, è l’innovazione del e nel nostro Paese che si stanno spartendo!

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Per quel che so dei bandi di gara degli enti pubblici, questi non dovrebbero avere delle limitazioni o requisiti tali per cui sia evidente la scelta aprioristica di un fornitore. Per esempio, se faccio il bando di gara per l’acquisto di un server, non posso dire che la marca deve essere di due lettere, il colore grigio scuro e la scheda RAID deve essere una SMART perche’ e’ ovvio che l’unico server che soddisfa queste caratteristiche e’ uno della famiglia HP ProLiant.

Inoltre resta il dubbio di cosa serva avere sportelli in molti comuni italiani quando si sta vendendo un servizio online. La Telecom stessa ha di fatto chiuso tutti i suoi uffici al pubblico e spostato tutto nell call centre; idem i fornitori di energia elettrica. Qual e’ l’utilita’ di avere degli sportelli sul territorio per fornire un servizio online?

Certo, stiamo parlando di un servizio che garantirebbe l’identita’ di una persona, ma un impiegato privato (delle Poste o di altre Societa’) che abilitazione ha nel verificare l’identita’ di una persona? Sempre facendo un paragone con le telecomunicazioni, quando si acquista una SIM l’identita’ e’ verificata tramite fotocopia di un documento di identita’ e anche l’utilizzo del telefono cellulare ha implicazioni legali per l’intestatario dell’abbonamento.

Di appigli per fare opposizione ce ne potrebbero essere. Ci vorrebbe qualcuno che impugni quella gara e la contesti presso gli organi competenti.

Giustissima l’osservazione di Luigi Rosa, l’avevo segnalata anche a Guido la problematica è ancora più sottile se mi permettete gli attuali Gestori di PEC che evidentemente è un altra cosa visto che questa della gara si chiama CEC-PAC vendono on-line la PEC cioè senza dover andare di persona ad un ufficio come invece si richiede per la CEC-PAC è evidente che il destinatario della gara sia Poste Italiane che è aperto anche il Sabato mattina dalle 9:00 alle 13:00 per l’appunto ma stiamo parlando della stessa cosa? o è una nuova trovata per lanciare un servizio nuovo ? chi lo sà. Ricapitolando comunque abbiamo 3 sistemi di comunicazione ora in Italia:
1) La PEC ex
2) L’analogo sistema .. un indirizzo di posta elettronica
3) la CEC-PAC a doppio nome emanata per gara pubblica Europea dove gli Europei non potranno partecipare a meno che:
-Non si iscrivano al CNIPA
– Aprano sportelli nell’80% dei Comuni Italiani con orario 9-13 sabato incluso.
Saremo invasi da frotte di imprese che verranno in Italia per aggiudicarsi questo ricco SUPERENALOTTO di 50 milioni di Euro più gli OPTIONAL, già gli optional , mi fà ricordare i tempi del beato Agnelli quando comprai una Alfa Romeo gt il sedile dietro era un OPTIONAL ??!!

Dimenticavo, ma in effetti l\’avevo detto più volte parlando della barzelletta dei soli log è cioè che il gestore avrebbe conservato i soli LOG dei messaggi di PEC cosa tecnicamente impossibile il Bando ex lege ha creato o meglio già era implicito la \"cassaforte\" dei messaggi di tutti gli Italiani fino a 500 Mega gratis ed 1 giga a pagamento per Bando di Gara infatti se si legge il disciplinare al punto 3
\"il fascicolo elettronico personale del cittadino, uno spazio per la memorizzazione dei documenti scambiati con capacità minima di memorizzazione di 500 MB\"
\"Il fascicolo elettronico dei documenti\" altro non è che il contenuto della casella PEC CEC-PAC che dir si voglia quella che tutti noi hanno se usano la posta elettronica in G-mail Yahoo od altro la differenza consiste nel fatto che lo sappiamo solo noi e la facciamo dove ci pare, i nomi altisonanti nascondono sempre qualcosa, meditate, meditate.
In finale giusto una nota ironica alla gara si partecipa solo per raccomandata con ricevuta di ritorno è già perchè il Ministero malgrado la scadenza del 30 Giugno non si è dotato di PEC.

Il Ministro in questine è lo stesso che per pubblicizzare il suo libro personale ha spammato mezza rete italiana senza chiedere il consenso preventivo a ricevere questo tipo di posta e senza dare la possibilità di essere eliminato dalla lista in questione come indicato dalla legge.

Il problema, per essere un attimo cattivi ma realistici, è che – se mai funzionasse (in altre parole se la gente lo usasse per inviare per via elettronica e \"dematerializzare\" tutta una serie documenti oggi inviati via posta cartacea) un servizio PEC-like ha il potenziale di \"volatilizzare\" una quota molto significativa dei ricavi delle Poste Italiane. Cosa non necessariamente positiva in sè nè probabilmente gradita al Ministro.

Sarei meno tranchant sulla \"non fairness\" del capitolato di gara verso le Poste.

Sono d\’accordo che probabilmente il capitolato è fatto a \"misura di Poste\" (anche se mettendo assieme un paio di banche avremmo probabilmente una struttura di servizio al pubblico ragionevolmente adeguata a quanto richiesto).

Ma per Poste si tratta di un cadeau empoisonnè. Sul lungo termine non credo che sia un grande affare. Anzi.

Faccio un esempio assurdo tanto per dare l\’idea. Sarebbe come, dieci anni fa, se il Ministro dell\’Innovazione avesse fatto una gara, fatta su misura per la Kodak, per distribuire ad ogni italiano un apparecchio fotografico digitale gratis. La Kodak avrebbe avuto la scelta fra distribuire apparecchi difficili da usare (a rischio di scontentare il ministro) o di rischiare di vedere il proprio business di vendita di pellicole crollare ancora più velocemente di quanto non poi crollato in realtà.

Non ho idea di quale sia il numero delle raccomandate scambiate fra cittadini e PA. 50 milioni corrispondono a circa 10 milioni di raccomandate. A occhio le Poste ci vanno ragionevolmente pari, o perdono una quota di fatturato ragionevole.

Il problema è che un servizio che serve solo a mandare/ricevere (un paio di volte l\’anno) le raccomandate alla PA non lo userà quasi nessuno perchè è di uso \"troppo raro\".

Per fare funzionare il sistema le Poste dovranno agganciarci sopra altri servizi che inevitabilmente andranno a cannibalizzare il servizio di consegna delle lettere a casa. Questi servizi dovranno essere prezzati bassi (altrimenti chiunque può mettere su un servizio equivalente) e quindi rischieranno di erodere il fatturato di Poste.

Internet migliora la vita, ma devalorizza tantissimi business. Siamo sicuri di aver riflettuto bene sul fatto che vogliamo dare questa accellerata?

Peccato … Un’altra volta ci siamo persi l’opportunità di fare una figura decente, in termini di innovazione.
La PEC era già inutile. La CEC PAC pure. Non verranno usate dai quasi 4/4 della popolazione perchè già esistono “analoghi indirizzi di posta elettronica” di cui tutti facciamo ormai normalmente uso (e spesso ne abbiamo più di uno per ciascuno … Vogliono obbligarci ad usarne un altro ????).
Molti si recheranno alle poste Italiane per chiedere informazioni. Alcuni si faranno fornire la casella CEC PAC che non verrà mai usata e quindi “dimenticata”.
Nel frattempo passeranno i semestri e le cose cambieranno
ancora. Chissà quanto denaro pubblico verrà nuovamente buttato dalla finestra per finanziare chissà quale altra opera di “innovazione” nel prossimo futuro.
Tutto questo perchè i noesti ministri continuano ad avere l’abitudine di “calare” le cose dall’alto invece di voler discutere in maniera costruttiva quali soluzioni a fronte di quale necessità.
Quella della PEC o CEC PAC che sia infatti … non è che sia stata un’immancabile esigenza manifestata dalla cittadinanza (composta da cittadini, aziende e professionisti).

Alessandro

Vorrei ancora aggiungere …
Ma ci pensate cosa potrebbe succedere nell’affidare al “vincitore del bando” (leggasi Poste Italiane) tutti i potenziali problemi derivanti da un uso “regolare” dello strumento di Posta Elettronica?
Faccio un esempio: quanto spazio mi daranno? Minimo 250 MB, massimo chi lo sa. E quando lo spazio finisce? E quando la casella si infesta di SPAM o diventa veicolo di virus informatici e di mail truffaldine?
Questo servizio “gratuito” credo che si trasformerà in breve tempo in un “servizio base” gratuito (la casella) e in altri “added value services” a pagamento (l’antiSpam, l’antiVirus, l’eventuale ripristino da backup, quote di spazio aggiuntive oltre i 250 MB …).
Sento puzza di bruciato …
Meditate gente …

Alessandro

Già, come dice Luigi Rosa, a che servono gli sportelli per un servizio online ?
Sarà il solito servizio che gli italiani pagheranno in tasse solo per regalare soldi ad un privato e per poi non usarlo se non in rarissime occasioni. Viva l’Italia!

mi sembra tanto la storia della carta di identità elettronica.
Bella ( e inutile ) fino alla prima scadenza, poi rinnovata con un bel foglietto di carta che all’estero neanche riconoscono….
complimenti

La Pec non è per nulla utile, in quanto valida solo per le corrispondenze con la P.A. Inoltre non è valida altrove, in Europa, per esempio. Se Brunetta ci avesse riflettuto un po’ di più, avrebbe invece stimolato l’uso della firma digitale, a pagamento, ma davvero utile per qualsiasi corrispondenza, in tutto il mondo, ed elettronicamente più sicura della pec. Forse è cosa troppo semplice da capire. Per ultimo aggiungo che la casella certificata presuppone un server su cui si ammassa la corrispondenza di tutti…… controllata e gestita poi da chi? La privacy viene assolutamente disattesa, visto che è in mano privata.
Morale: io la pec non la farò mai e spero che tutti facciano così. In questo modo avremo risolto il problema alla radice.

Grazie per l’ospitalità.

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