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FIEG vs. Google: l’anti-antitrust.

Sono mesi che gli editori dei giornali sono sul piede di guerra contro gli aggregatori di notizie - Google News in testa - ma sin qui si erano limitati - o così sembrava - ad avviare una riflessione più o meno attenta sull’elaborazione e l’implementazione di modelli di business capaci di consnetire loro di cavalcare l’onda della Rete.

Ne avevo parlato qui e ne ha parlato ben più diffusamente e dando vita ad un dibattito stimolante e costruttivo Luca qui.

Questa mattina si è appreso, invece, che la FIEG (Federazione italiana editori di giornali) oltre a costituire una commissione di studi sulla quale avevo peraltro avanzato delle perplessità proprio sotto il profilo antitrust individuandola come sede ideale per la realizzazione di un “cartello”, il 24 luglio, in piena estate (as usual in Italia per le questioni decise o da decidersi nelle stanze dei bottoni) ha presentato una segnalazione all’Autorità Antitrust italiana la quale dopo un’istruttoria preliminare di inusitata rapidità, soprattutto in considerazione del periodo, ha deciso di avviare l’istruttoria vera e propria per verificare se - come ritenuto dalla FIEG - Google, attraverso il suo servizio Google News stia abusando della propria posizione dominante, creando effetti distorsivi nei mercati della raccolta ed intermediazione pubblicitaria on-line.

Nelle prossime ore, su Punto Informatico, proverò a riassumere la mia posizione sulla questione ma, frattanto, mi sembra utile proporre al dibattito che, in queste ore, si è sviluppato in Rete e sui media mainstream, alcune prime domande cui, nel provvedimento di avvio dell’istruttoria, l’antitrust offre, a mio avviso, risposte approssimative, inesatte ed insoddisfacenti.

Nel provvedimento l’Autorità si dice pressoché convinta che la posizione dominante occupata da Google sul mercato dei servizi di ricerca, ponga Big G in una posizione egualmente dominante nel mercato della raccolta pubblicitaria on-line. Ma è davvero così? La mia sensazione è che si tratti di una conclusione affrettata ed inesatta.

Più tardi proverò a spiegare perché su Punto ma, per ora, sarei felice di conoscere il vostro pensiero.

Ho letto e riletto il provvedimento di avvio dell’istruttoria decine di volte ma, francamente, non riesco ancora a mettere a fuoco in cosa consisterebbe - ammesso anche che esista una posizione dominante nel mercato individuato quale rilevante dall’antitrust - l’abuso oggetto del procedimento appena avviato.

Tale abuso sembrerebbe da individuarsi nella cirostanza che Google - sfruttando i contenuti degli editori - avrebbe costituito un “portale” attraverso il quale sottrarrebbe agli editori medesimi introiti derivanti dalla raccolta di pubblicità che Big G, appunto, raccoglierebbe in danno degli editori medesimi.

Ma è davvero così?

La mia sensazione è che la risposta debba essere negativa e che sarebbe stato sufficiente navigare un pò sulle pagine di google e google news per avvedersene.

Si sarebbe scoperto che ogni editore può liberamente scegliere se e quali contenuti rendere indicizzabili attraverso strumenti piuttosto elastici, ci si sarebbe avveduti che non esiste nessun portale di informazione in concorrenza a quelli verticali degli editori ma - come peraltro riconosciuto in altro passaggio dalla stessa antitrust - un semplice strumento di aggregazione di informazioni eteroprodotte e, soprattutto, ci si sarebbe resi conto che Google e Google news non solo non conducono l’utente su contenuti pubblicitari alternativi rispetto a quelli offerti dagli editori ma, al contrario, lo guidano per mano proprio su quelle pagine…

Quanto alla circostanza che google venda link sponsorizzati sulle pagine del proprio motore di ricerca (peraltro non su quelle di google news!) sono francamente senza parole: si tratta esattamente di quello che fanno Publitalia sui canali Mediaset e SIPRA sulle reti Rai…anche loro abusano di una posizione dominante?

Il pensiero di sintesi: gli editori di giornali sono perfettamente consapevoli che i servizi di ricerca ed aggregazione di news possono costituire loro straordinari alleati ma non essendo ancora riusciti ad adeguare i propri modelli di business al mutato contesto tecnologico, hanno scelto la strada - in tutta onestà poco elegante - di una contestazione antitrust destinata a risolversi in una bolla di sapone per “batter cassa” e cercare aiuto…

La rilevanza degli interessi in gioco - mi riferisco, in particolare, all’INFORMAZIONE - avrebbe, in realtà, suggerito che l’argomento formasse oggetto di un più ampio, sereno e pacato dibattito multistakeholders alla ricerca di una soluzione equilibrata e condivisa.

Peccato. Temo si sia persa una grande occasione.

A più tardi su Punto Informatico. Ecco il pezzo su Punto Informatico.

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