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Aste al ribasso: la (in)certezza del diritto.

Un bell’articolo di Katia Ancona di pochi giorni fa ed il bel post di Marco hanno riportato alla mia memoria una storia affrontata su questo blog quasi due anni fa (il primo post sull’argomento è del novembre 2007): la legalità delle c.d. aste al ribasso on-line.

I dubbi e le perplessità (moltissimi) sulla legittimità di tale pratica commerciale che, frattanto, si è diffusa ovunque in Rete, ha svuotato le tasche a milioni di italiani e arricchito i gestori dei siti e pochi (ma davvero pochi!) vincitori sono già ampiamente illustrati nel pezzo di Katia, nel post di Marco, nel racconto di molti amici e colleghi ed in alcuni miei precedenti post sull’argomento (1-2-3).

Una sintesi dei dubbi sin qui emersi è pressoché impossibile data la loro mole e, quindi, tra i tanti, scelgo un argomento che, da solo, rende scandalosa la circostanza che tali servizi siano ancora accessibili ai consumatori italiani e che nessuno abbia assunto iniziative contro i gestori: attraverso tali siti si gioca d’azzardo, si fanno scommesse, si vince e più di frequente si perde la posta in palio.

Il gioco d’azzardo on-line, tuttavia, in Italia è vietato.

Nessun dubbio, d’altro canto, può sussistere circa la circostanza che tale attività illegale sia esercitata da chi gestisce la piattaforma di gioco con l’ovvia conseguenza che anche i responsabili di tale attività sono facilmente identificabili.

Potrebbe - peraltro, a mio avviso, attraverso uno sforzo difensivo pregevole - sostenersi che non si tratta di gioco d’azzardo tout court ma di “giochi di abilità” ovvero di giochi nei quali l’abilità del giocatore, appunto, è componente predominante rispetto all’alea (vien però da chiedersi quale sia l’abilità ad “azzeccare” un’offerta unica più bassa senza conoscere quelle sino a quel momento formulate!) ma, anche in questo caso, il mancato rispetto da parte dei gestori della vigente disciplina renderebbe inutile tale sforzo difensivo e confermerebbe l’illegittimità di quanto sta accadendo attraverso questi siti.

Altroconsumo, come ricorda Marco, nel gennaio 2008, segnalò quanto stava accadendo all’Autorità Antitrust che, tuttavia, ad oggi non ha ancora ritenuto di pronunziarsi.

Francamente faccio fatica a comprendere - ed ancor più a giustificare - il mancato intervento delle Autorità: a volte si criminalizza la Rete senza che ve ne siano i presupposti e, altre volte, dinanzi ai presupposti ci si volta dall’altro lato e si tratta Internet da Far West nascondendosi dietro ad un dito piccolo quanto ipocrita costituito dall’assenza di una norma - che non serve - che preveda espressamente un divieto di esercizio delle c.d. aste al ribasso…

L’inattività delle istituzioni genera incertezza del diritto e l’incertezza frena gli imprenditori onesti e lascia proliferare quelli meno onesti disposti, cioè, a correre il rischio di sentirsi contestare l’illiceità del proprio modello di business.

E’ quello che è accaduto nel mondo delle aste al ribasso.

Nelle prossime ore, su queste pagine, renderò disponibili i bilanci - che ho appena richiesto - della società italiana che gestisce uno dei siti in questione (Bidplaza) frattanto vi segnalo che, curiosamente la società che originariamente gestiva il sito è attualmente posta in liquidazione mentre la nuova risulta costituita solo un anno fa…

Chissà che la lettura dei bilanci non possa indurre almeno la Guardia di Finanza ad intervenire. Voi dite che Bidplaza ha dichiarato al fisco tutto quello che ha guadagnato attraverso la sua “macchina dei sogni”?

A più tardi, bilanci alla mano…

2 Comments on “Aste al ribasso: la (in)certezza del diritto.”

  1. #1 Marco d'Itri
    on Set 3rd, 2009 at 2:11 pm

    Alcune considerazioni statistiche sul meccanismo e sui ricavi:
    http://silentman.it/2008/04/02/bidplaza-e-le-aste-al-ribasso/

  2. #2 stefano
    on Set 4th, 2009 at 4:06 pm

    su un sito di riferimento parlano anche del mancato invio di oggetti da parte di questo sito.
    http://www.asteribasso.info/notizie.htm

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