11set

Vodafone: l’anti-neutralità.

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Stefano in un post di ieri segnala un’iniziativa commerciale di Vodafone che potrebbe essere sfuggita o sfuggire a molti e della quale è, invece, importante parlare a tutela degli utenti Vodafone e, soprattutto, perché sintomatica della rilevanza della nota questione della neutralità della Rete: la compagnia biancorossa avrebbe deciso di limitare “la velocità massima di connessione alle applicazioni peer to peer e filesharing” dei propri clienti di internet mobile.

Il comunicato di Vodafone ai suoi utenti merita di essere letto.

Innanzitutto perché Vodafone lo titola: Uso equo del servizio internet in mobilità: ma fanno sul serio o scherzano quando concepiscono e scrivono certe idiozie? Non si è mai sentito raccontare neppure nel mondo dei cartoni animati che l’equità o iniquità del livello di un servizio sia stabilita unilateralmente dal soggetto che quel servizio deve erogare?

Sarebbe un pò come se il fornitore di acqua vi dicesse che è equo che voi vi facciata una doccia al giorno!

Ma andiamo avanti.

Nel comunicato si giustifica la decisione con l’esigenza di “salvaguardare la qualità del servizio Internet a vantaggio di tutti i Clienti”: anche in questo caso l’estensore del testo sembra sbarcato sulla terra da Marte o da qualche galassia più lontana.

Non è concepibile che il fornitore di un servizio per di più di comunicazioni al fine di garantire ai propri utenti un livello di servizio che si è già contrattualmente impegnato a fornire anziché intervenire sulle proprie infrastrutture limiti il diritto dei propri clienti di utilizzo delle risorse – in questo caso di connettività – acquistate.

E’ un pò come se un’azienda di trasporto pubblico “allo scopo di salvaguardare la qualità del servizio Internet a vantaggio di tutti i Clienti” anziché raddoppiare il numero delle corse su una tratta molto utilizzata, vietasse loro di salire più di due volte al giorno a ciascun cliente sui mezzi che servono tale tratta!

Ma non finisce qui.

Vodafone – sebbene al pari della sua concorrente a volte se ne dimentichi – non è un principe o un tiranno che riconosce dall’alto una “grazia” ai propri cittadini che nulla possono pretendere o esigere ma, piuttosto, la controparte di un contratto – questo si, forse, un pò iniquo – che, pertanto, è tenuta almeno al rispetto delle obbligazioni cui essa stessa ha, più o meno unilateralmente, scelto di obbligarsi ergo è inammissibile che in un comunicato ai propri utenti si scriva:

“A partire dal 20 Novembre 2009, allo scopo di salvaguardare la qualità del servizio Internet a vantaggio di tutti i Clienti, la velocità massima di connessione alle applicazioni peer-to-peer o file sharing potrà essere limitata fra le ore 7:00 e le ore 22:00.

Inoltre nelle offerte Dati in Mobilità con computer e cellulare (iPhone, BlackBerry, etc…) saranno introdotte alcune limitazioni e nuove condizioni per il traffico effettuato con applicazioni VoIP.

E’ un approccio accettabile, appunto, nel discorso di un Principe alla nazione ma non nel comunicato pubblicato sul sito istituzionale di una compagnia di telecomunicazioni.

Vodafone DEVE indicare nel dettaglio se ed in che misura i propri utenti tra le 7 e le 22 vedranno limitarsi la propria velocità di connessione e DEVE indicare puntualmente quali limitazioni e nuove condizioni introdurrà in relazione all’utilizzo dei servizi VOIP per la semplice ed elementare ragione che tali modifiche intervengono sull’oggetto del contratto e che, pertanto, i consumatori vanno posti nella condizione di valutare se continuare a restare legati a Vodafone o, piuttosto, recedere dal contratto.

Veniamo, quindi, proprio agli aspetti contrattuali ed a cosa i consumatori e gli utenti possono fare per far sentire la propria voce e ricordare a Vodafone che sono consumatori e non cittadini del reame costruito attorno ad un castello sul quale sventola una bandiera biancorossa.

Ecco quanto previsto nelle condizioni generali di contratto che Vodafone rende disponibili on-line e che, naturalmente, nel comunicato ci si è DIMENTICATI di linkare (andrà, naturalmente, verificato se quelle che vi hanno fatto firmare hanno pari contenuto):

Art. 4.3
Vodafone comunicherà al Cliente per iscritto, mediante Raccomandata AR oppure insieme al conto telefonico o con le diverse modalità convenute con il Cliente medesimo, eventuali modifiche del Contratto di Abbonamento.
Art. 4.4
Il Cliente ha facoltà di recedere senza corrispettivi per recesso anticipato entro trenta giorni dalla comunicazione della modificazione, mediante comunicazione per raccomandata con avviso di ricevimento.
Decorsi trenta giorni senza che il Cliente abbia dichiarato il recesso, il rapporto proseguirà con l’applicazione della nuova disciplina.

Al più tardi entro il 20 ottobre, pertanto, Vodafone dovrà inviare, a mezzo raccomandata a/r a tutti i suoi utenti di Internet mobile, una lettera raccomandata a/r contenente l’indicazione PUNTUALE (e non già generica come nel comunicato) delle modifiche del livello dei servizi contrattuali che dal 20 novembre intende introdurre e ricevuta tale comunicazione, ciascun consumatore potrà, nei successivi 30 giorni – e dunque fino al 20 novembre – inviare una semplice raccomandata a/r a vodafone manifestando, appunto, la propria volontà di recedere.

Non sta a me dirvi cosa fare ma credo che ci siano occasioni nelle quali far sentire la propria voce sia importante e se il numero delle richieste di recesso dovesse risultare elevato, forse, Vodafone potrebbe tornare sui propri passi…

E veniamo, infine, alla ragione – in realtà piuttosto intuitiva – per la quale credo questa vicenda meriti attenzione non solo sotto il profilo della tutela dei diritti degli utenti Vodafone ma, più in generale, sotto quello delle regole dell’ecosistema Rete: Vodafone – che non è nuova a certe iniziative – ha deliberatamente scelto di scoraggiare l’uso di certe tecnologie (P2P, filesharing e guarda caso VOIP) e, peraltro, di incoraggiare, invece, l’uso di altre (la pubblicità qui sotto tratta dal sito Vodafone ne costituisce un esempio).

E’ ovvio che è una condotta sintomatica dell’adozione da parte di Vodafone – ma, ad onor del vero, sotto tale profilo è in ottima compagnia – di una malsana (salvo che probabilmente per le proprie tasche) politica di NON NET-NEUTRALITY.

Si tratta di una brutta storia – o almeno io la vivo così – della quale mi accingo a parlare con Marco e gli amici di Altroconsumo

A tutti gli utenti Vodafone un paio di consigli: occhio alla cassetta della posta per intercettare (e non strappare) la raccomandata (forse) in arrivo (appena la ricevete mandatemene una copia!) e, soprattutto, fino al 20 novembre P2P, filesharing e VOIP a go go…;)

4 COMMENTS

tutta questa storia è una bolla di sapone.

2 righe in bolletta bastano e avanzano…

è ora di parlare di service neutrality e non di net neutrality o finiremo spazzati dalla storia.

Guido, sono indignato come te dalle modalità di comunicazione e dalla superbia di molte compagnie telefoniche (e non solo telefoniche). Ma da un punto di vista tecnico penso ci siano dei fondamenti. Almeno in parte. Cerco di spiegarmi.

Inziamo subito da VOIP: ecco, qui è solo politica commerciale. Se vuoi telefonare, usi la linea telefonica e non skype o altri. Secondo me le compagnie limitano o impediscono il traffico Voip o similare per non perdere introiti. Niente di tecnico: solo soldi!

Discorso diverso invece per il trasferimento dati “massivo” come il peer-to-peer. Qui è solo questione di matematica: se mi dai 2 MBit di banda e io li occupo 100% 24 ore al giorno e questo lo fanno tutti gli utenti, la rete collassa. Non ce la fà.

IMHO i limiti di banda ci devono essere ma “NON PER PROTOCOLLO”. A me andrebbe benissimo che mi dicessero 500 MB al gionro . Finiti quelli, stop connessione. In più mi dai anche uno strumento (mini applicativo / app. web) che mi dice in tempo reale a quanto sono, e io vivo tranquillo. Ma, ovviamente, di questi 500 MB ci faccio quello che voglio.
Purtroppo non è così: se sfori ti arriva una randellata in bolletta. E, per quanto ne so, non ci sono molti strumenti per sapere “a che punto sono”.

Ah, dimenticavo, anche l’housing/hosting di un sito web è normalmente limitato: un tanto di traffico al mese. Ne vuoi di più? Paghi!

In sintesi, la mia opinione:

– OK per una limitazione della banda complessiva, ma poi libertà di uso di protocolli e applicazioni.

– SI ad un sistema di “allarmi”: mi arriva una email/sms quando arrivo ad esempio al 90% della banda.

– SI ad uno stop della connettività se supero, oppure mi tagli la larghezza di banda (tipo mi fai scendere da 2 Mbit a 100 Kbit).

Ultima cosa: anche AT&T sta avendo grossi problemi di banda a New York e in altre grandi città. Causa: pesante uso di applicazioni su iPhone & C. da parte degli utenti.

(scusa se sono stato prolisso)

Ciao, grazie della dritta. Ho un abbonamento business con Vodafone per iPhone, e volevo cogliere la palla al balzo per recedere senza penale. Stamattina la signorina della fatturazione/assistenza clienti mi ha detto che hanno la facoltà di fare questa modifica, e se recedo pagherò comunque la penale.
Chi mi conferma che si sbagliano?
Grazie mille
Lucio

@Fabrizio, ma quale prolisso….concordo con quanto scrivi. Neutralità e trasparenza sono le parole d’ordine!
@Lucio, non condivido neppure una parola di quanto ti hanno detto. Loro modificano le condizioni e tu recedi senza versare un euro di penale! Ci mancherebbe altro. Immagina se triplicassero le tariffe: secondo loro dovresti scegliere tra accettare le nuove tariffe o pagare la penale. IMHO…se questa è la loro idea del diritto dei contratti sarebbe il caso tornassero in università…
P.S.
Se le hai mandami le condizioni generali di contratto che hai firmato…: gscorza @ guidoscorza.it

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