Sto leggendo su Il Fatto di questa mattina (pag.5, edizione cartacea) un bell’articolo di Marcello Santamaria sul caso Annozzero ovvero sulla decisione del Ministro Scajola e del Vice Ministro Romani di avviare un’istruttoria al fine di verificare (anche se loro, in realtà, ne appaiono già certi) se la RAI, mandando in onda la trasmissione Annozero della scorsa settimana abbia violato i termini del contratto di servizio pubblico che, appunto, lega l’azienda radiotelevisiva di Stato al Ministero delle Comunicazioni.
Secondo i vertici del ministero dello sviluppo economico nel quale sono confluite le competenze del vecchio ministero delle comunicazioni la propria legittimazione ad avviare tale istruttoria ed a preoccuparsi dei contenuti delle trasmissione dell’azienda di stato deriverebbe dall’art. 39 del contratto di servizio secondo il quale:
1. Fatto salvo quanto previsto dalle vigenti disposizioni e dalle linee guida di cui alla delibera
dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni n. 481/06/CONS emanate con delibera n. 540/06/CONS, il Ministero cura la corretta attuazione del presente Contratto, informando la Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi degli atti eventualmente adottati in relazione all’attività svolta.
2. Il Ministero, nell’ambito dell’attività di cui al comma 1, ha la facoltà di disporre verifiche ed ispezioni e di richiedere, in qualsiasi momento, alla Rai informazioni, dati e documenti utili; i relativi oneri sono a carico della Rai.
E’ innegabile che il Ministero delle comunicazioni abbia dei poteri di controllo sulla corretta esecuzione del contratto di servizio ma è altrettanto pacifico - e lo insegna una pluriannuale giurisprudenza della corte costituzionale - che tali poteri non possano spingersi sino ad un sindacato sulla linea editoriale delle singole trasmissioni mandate in onda dalla RAI.
Tale potere, a tutto voler concedere, spetta piuttosto alla commissione parlamentare di vigilanza al quale, peraltro, è stato affidato proprio allo scopo di sottrarre la linea editoriale di Viale Mazzini a troppo forti ingerenze da parte dell’esecutivo.
Ancora una volta, non lo dico io, ma lo spiega la Corte Costituzionale in un obiter dictum di una Sentenza di qualche mese fa:
la Commissione ricorrente (n.d.r. quella di Vigilanza) è investita di attribuzioni che discendono dall’esigenza di garantire il pluralismo dell’informazione, fondato sull’art. 21 Cost., in base al quale la presenza di un organo parlamentare di indirizzo e vigilanza serve ad evitare che il servizio pubblico radiotelevisivo venga gestito dal Governo in modo “esclusivo e preponderante”. (cfr. Corte Costituzionale, n. 69, 13 marzo 2009).
Il punto, tuttavia, non è questo o, meglio, non è solo questo di cui molto si è discusso e continua a discutersi in diverse sedi.
Il punto è, invece, che lo stesso Ministero dello Sviluppo - oggi tanto zelante nell’esercitare pretesi poteri di controllo sulla corretta esecuzione del contratto di servizio pubblico sulla RAI - è, sin qui, rimasto a guardare - avendone, invece, in tal caso certamente i poteri - in relazione ad un ben più grave e conclamato inadempimento da parte della RAI agli obblighi su di essa nascenti dal contratto di servizio pubblico.
Mi riferisco alla ingiustificabile politica di oscuramenti casuali della programmazione RAI di servizio pubblico sulla piattaforma Sky in vista della migrazione dell’intera piattaforma TIVUSAT, costituita, guarda un pò, con Mediaset e Telecom.
Mi sembra utile ricordare che il Contratto di Servizio Pubblico - quello stesso che la RAI avrebbe gravemente violato mandando in onda Annozero - prevede espressamente al suo articolo 26 che:
In questa vicenda della quale ho già parlato qui il Ministero dello Sviluppo Economico è rimasto
La Rai si impegna a realizzare la cessione gratuita, e senza costi aggiuntivi per l’utente, della
propria programmazione di servizio pubblico sulle diverse piattaforme distributive,
compatibilmente con i diritti dei terzi e fatti salvi gli specifici accordi commerciali.
L’oscuramento di centinaia di trasmissioni su una piattaforma satellitare utilizzata da milioni di cittadini italiani mi sembra un inadempimento ben più palese e rilevante.
Né Scajola né Romani, tuttavia, in questo caso hanno ritenuto di far ricorso ai poteri di cui oggi rivendicano la titolarità.
Credo sia questo l’aspetto della vicenda che, personalmente, faccio più fatica ad accettare: un Governo che rivendica poteri che non ha quando si tratta di difendere il suo capo da presunti attacchi mediatici che costituirebbero un inadempimento al contratto di servizio pubblico e che si dimentica dei poteri che ha quando si tratta di difendere la libertà più sacra dei propri cittadini - quella all’accesso all’informazione - dinanzi ad una violazione che costituisce inequivocabilmente un inadempimento degli obblighi assunti dall’azienda radiotelevisiva di Stato nei confronti del ministero delle comunicazioni quale rappresentante del Paese.





on Set 27th, 2009 at 9:05 pm
perchè? C’erano ancora dubbi sulla parzialità dei Ministri? Poichè non è in grado di tutelare tutte le parti di questo Paese ma solo la maggioranza e sottolineo solo, probabilmente in un Paese democratico si dovrebbe dimettere ma ahimè..