Il 12 ottobre u.s. il Presidente dell’Autorità Garante per la concorrenza ed il Mercato ha preso carta e penna e scritto - in conformità a quanto disposto all’art. 21 della disciplina antitrust - al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato, nonché al Ministro per i beni e le attività culturali (cfr. pagg. 23-27).
Nella comunicazione pubblicata sul bollettino dell’AGCM n. 40 del 26 ottobre 2009, l’Autorità antitrust manifesta importanti dubbi e perplessità sulla dinamica di funzionamento dell’attuale sistema - gestito in via pressoché esclusiva dalla SCF- per la determinazione dei compensi dovuti alle imprese produttrici di fonogrammi per la loro utilizzazione in pubblico.
La diffusione di tale notizia è stata immediatamente seguita da un’altra: il 23 ottobre la AFI (Associazione fonografici italiani) ha formalizzato un accordo con la SIAE affidando a quest’ultima il compito di “riscuotere, per conto dei produttori fonografici ad essa associati, i diritti connessi dovuti da coloro che utilizzano in pubblico supporti musicali nei diversi ambiti di attività: dalle discoteche ai pub, dalla musica d’ambiente alle “radio in store”, dalle radio locali alle attività ludico-ricreative svolte con musica registrata”.
Davvero interessante lo scenario che si prefigura all’orizzonte: mentre l’Autorità antitrust avanza dubbi e perplessità sull’attuale assetto del mercato i colossi dell’intermediazione stringono accordi tra loro e si preparano ad andare l’uno contro l’altro.
Paradosso per paradosso, in questa vicenda, ce nè un’altra: si fa fatica ad accettare che mentre da più parti si invoca ed auspica un ridimensionamento delle funzioni della SIAE e la liberalizzazione del mercato dell’intermediazione, quest’ultima con un colpo di coda riemerga e si cimenti addirittura nel rafforzamento del proprio monopolio.
C’è qualcosa che non va…questo mi sembra chiaro.





on Ott 29th, 2009 at 10:31 am
Mah, io lo trovo ridicolo e un pò patetico: siamo nell’era di Internet e della circolazione incontrollata (e incontrollabile) dei contenuti digitali e qui si parla ancora di “fonogrammi”.
Si, direi che c’è qualcosa che non va: le lobby “italiote” sono estinte da un pezzo ma ancora non se ne sono rese conto
on Ott 31st, 2009 at 12:10 pm
vorrei commentare la opinione di una pluralità di intermediazioni nel campo diritti di autore. Intanto c\’è da dire che le vecchie norme avevano una logica non particolaristica, come le attuali, ed ora veniamo ad un caso pratico: DALLA si iscrive alla I SIAE MORANDI alla II SIAE ZUCCHERO alla III SIAE, orbene il gestore di una discoteca da chi dovrà andrae a richiedere le autorizzazioni, da tutti e tre?= e come farà a sapere in anticipo i brani usati? la logica dice che in un mercato del genere l\’unica conseguenza sarebbe quella che nessuno pagherebbe più diritti, o, nella migliore delle ipotesi, che si triplicherebbero le spese per la riscossione di tali diritti. Vero è che all\’estero in qualche stato ne esistono due di società autori, ma sono così suddivise, una per la musica ed una per il teatro, senza creare inutili confusioni, ed anche tale sistema non è agevole per il gestore dell\’evento se l\’evento utilizza repertori doppi. L\’unica verità dai forum che ascolto, è che in italia c\’è una particolare tendenza a creare solo confusione e caos pensando forse che in tali situazioni sia più facile riscuotere il dovuto, e non si capisce invece che nella confusione e nella incertezza delle norme non è il titolare dei diritti che ci guadagna ma solo colui, o coloro, che i diritti vuole calpestarli.
on Gen 28th, 2010 at 1:39 am
salve vorrei solo capire diritti fonografici sono le riproduzioni dei cd musicali o scricati da internet ma se io nel mio locale ai miei clienti faccio vedere la televisione o sentire la radio , cosa c’entrano i diritti fonografici credo siano gia’ stati pagati o dalla rete televisiviva o dalle emittenti radio, e perche’ io a mia volta devo pagare di nuovo una tassa che e stata pagata ,per la divulgazione pago la siae, se le copio e le divulgo pago scf o sbaglio
grazie
on Gen 29th, 2010 at 12:01 pm
Hai ragione. Ma la ragione è un handicap in questo campo. Devi pagare quello che tu chiami tassa e loro chiamano compenso.
Sembra che anche un link ad una webradio necessiti di una licenza.
Il fatto è che la questione andrebbe affrontata in maniera del tutto diversa.
La proprietà intellettuale è una cosa sacrosanta, ma di per sè non vale niente economicamente. I diritti connessi alla proprietà intellettuale hanno valore e sono da considerare come una merce qualsiasi che si vende e si compra. Ma questo può avvenire solo in un regime di libero mercato. Invecene hanno fatto un privilegio feudale che nell’era di Internet e della riproduzione facile è una grande fesseria che prima o poi esploderà.
on Gen 29th, 2010 at 12:09 pm
Scusate. Non sono il Giuseppe #2. Non mi ero accorto che il nome era già stato usato. Comunque a Giuseppe #2 dico che anche all\\\\\\\’interno di un unico ente riscossore i singoli aventi diritto possono stabilire il prezzo e le condizioni della cessione dei propri diritti.
Creative Commons per esempio prevede una molteplicità di licenze da quella tutto gratis a quella tutto da pagare.
Se Creative Commons fosse al posto di SIAE e SCF, o se SIAEed SCF adottassero il metodo Creative Commons, ci sarebbe una possibilità di libero mercato dei diritti.
on Mar 17th, 2010 at 11:26 pm
ultima scoperta , afi ,
l’eventuale pagamento non esaurisce la possibilità della richiesta del contributo da parte di altri produttori di fonogrammi, poiché non tutti i produttori si riconoscono in un’unica associazione (ad esempio, si ricorda che AFI, l’associazione Fonografici Italiani, dal 1° gennaio 2010, ha dato mandato a SIAE di gestire e incassare tali diritti.