3nov

Chiuso per anonimato.

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Questa mattina ho ricevuto un comunicato stampa dell’ADUC nel quale si riferiva che il Tribunale di Firenze, accogliendo il ricorso proposto da tal Sig. Fabio Oreste, avrebbe disposto in via d’urgenza la chiusura di un forum di discussione ospitato, creato e gestito dallo stessa ADUC perché nello stesso si consentiva di postare contenuti anonimi.

Devo ammettere – e mi perdoneranno gli amici di ADUC – che sulle prime non ci ho creduto ed ho pensato che l’estensore del comunicato avesse frainteso il provvedimento del Giudice.

Sono, quindi, andato a leggere il provvedimento che ritrascrivo qui di seguito:

osservato che e’ degno di tutela il diritto di opinione e di critica ma che nell’ordinamento non puo’ trovare protezione l’anonimato; che dalle notizie anonime e non controllate diffuse su internet puo’ derivare danno irreparabile alla reputazione del ricorrente Fabio Oreste, con conseguenze negative anche economiche; ritenuto quindi che il ricorso sia accoglibile
PQM
visto l’art. 700 c.p.c. inibisce all’Aduc la divulgazione in internet del sito “Fabio Oreste e la fantafinanza” e ne ordina la rimozione, assegna alle parti termine perentorio di 60 giorni per l’inizio della causa di merito.

E’ un provvedimento semplicemente aberrante, scritto da un magistrato – così ora avranno una buona ragione per chiudere anche questo blog! – che ignora come funziona la Rete ma, ciò che è più grave, ha anche una conoscenza almeno approssimativa delle regole del diritto.

Non sono tra i sostenitori dell’anonimato in Rete a tutti i costi ed anzi – portando a casa la mia buona dose di critiche – ho addirittura scritto che Mister Nobody non ha diritti in Rete così come fuori dalla Rete.

Il problema, tuttavia, è un altro.

Nella vicenda devoluta al Tribunale di Firenze non si discuteva di un anonimo che rivendicava il diritto di dire la sua (come avrebbe fatto, d’altra parte, un anonimo a presentarsi in tribunale?) ma, piuttosto, di una persona che sentendosi diffamata – a torto o a ragione – da alcuni commenti pubblicati in un forum in forma – non è dato sapere quanto – anonima ha chiesto al giudice di ordinare ad ADUC, gestore del forum, di disporne la chiusura.

Le regole del diritto ed il buon senso, in un caso di questo genere, avrebbero suggerito di valutare il contenuto dei singoli post incriminati – ammesso che il ricorrente si fosse preso la briga di individuarli -, verificarne la liceità e, quindi, ordinare ad ADUC la rimozione dei soli post di contenuto diffamatorio.

Ma, non è andata così.

Un intero spazio di discussione pubblica in Rete è stato chiuso privando centinaia di cittadini – anonimi e non anonimi, civili e meno civili – della libertà di manifestazione del pensiero ed un’associazione di consumatori del diritto/dovere di utilizzare le nuove tecnologie per tutelare gli interessi ed i diritti degli utenti abilitandoli a scambiarsi opinioni ed idee in relazione all’operato di un professionista.

Il principio di diritto – anche se mi risulta difficile utilizzare tale espressione – sotteso alla decisione è dirompente: nella Rete italiana, nel 2009, è vietato erogare servizi di hosting che consentano la pubblicazione in forma anonima o quasi-anonima di contenuti.

Si tratta, in buona sostanza, di un’applicazione ante litteram del DDL Carlucci che, appunto, mira a vietare l’anonimato in Rete.

Questo blog è, dunque, fuori legge e con esso lo sono i siti dei principali quotidiani italiani, lo è Youtube così come Facebook, il blog di Beppe grillo e milioni e milioni di altri spazi di discussione libera.

Fortunatamente si tratta solo di un provvedimento cautelare (già impugnato da ADUC) che sembra destinato ad essere ribaltato dai Giudici del reclamo ma, certo, è difficile dormire sonni tranquilli sapendo che leggi e giudici italiani, nel 2009, consentono la chiusura di un forum online per anonimato.

10 COMMENTS

quindi se io “sprayo” una frase ingiuriosa sul muro di un palazzo abbattiamo il palazzo? 😉

ehmmm…. mai sentito parlare della Costituzione italiana…..eppure mi pare di averla letta da qualche parte !

nessuno è anonimo veramente in internet. allora se io mi firmo Maria Rossi va tutto bene?

E’ chiaramente un’offesa alla professione di magistrato in quanto doveva, consultandosi con i tecnici, sapere che già esiste la legge contro l’anonimato in internet qui in Italia, ovvero non si può accedere ad internet anonimi in quanto ogni carrier è obbligato ad indentificare univocamente chi accede ad internet.
Non a caso, a titolo di esempio, la legge si riflette immediatamente anche su chi accende il proprio WiFi a casa e permette a sconosciuti di entrare in internet tramite il proprio router (diventando a tutti gli effetti provider di connettività internet).
Se c’è un commento anonimo su un forum il magistrato nel tramite degli investigatori sono tenuti ad accedere a tutti i log fino a risalire al nodo di partenza identificando quindi un responsabile (indipendentemente da chi è stato realmente).
Si sta esplicitamente punendo chi fornisce informazione fuori dal controllo.
E’ una guerra persa…la loro.

La cosa che trovo veramente grottesca è che si aprono dei processi per delle lettere anonime…ma a quanto pare per dire la propria sul web tra non molto bisognerà fornire anche il codice fiscale….

Questa sentenza deve essere impugnata.
1. perché è un pericolosissimo precedente
2. perché è scritta con i piedi: ogni pc-connessione è identificato da un ip… altro che anonimato
3. perchè chiudere tutto il forum? E\’ come se in una piazza c\’è uno che diffama una persona ed arrivano i NOS a recintare tutto il perimetro

@crimilda: il tuo e’ un vecchio tema che gia’ discutevamo nella FidoNet a partire dalla seconda meta’ degli anni ’80 (ottanta). E’ vero: se uno si firma Adriano Brambilla fa felice il “giudice” di turno e si garantisce l’anonimato (o, meglio dichiara il falso, ma bisogna provarlo anche perche’ Adriano Brambilla potrebbe essere uno pseudonimo usato da uno che si chiama veramente Mario Rossi).

Per il resto, dispiace sempre che sia necessario ricorrere alla carta bollata e a spendere tempo e danaro per veder rispettati dei diritti sostanziali: e’ vero che sarebbe bastato ordinare la cancellazione dei messaggi “incriminati”.

La parte che pensa male di me sussurra che, cosi’ facendo, nessuno ne avrebbe parlato.

Questa è l\’affermazione che più di ogni altra mi sento di condividere a pieno: <b>\"Le regole del diritto ed il buon senso, in un caso di questo genere, avrebbero suggerito di valutare il contenuto dei singoli post incriminati – ammesso che il ricorrente si fosse preso la briga di individuarli -, verificarne la liceità e, quindi, ordinare ad ADUC la rimozione dei soli post di contenuto diffamatorio.\"</b>

Ip o meno, identificabilità o no, non credo che una lettera anonima, che leggerebbe solo il destinatario, possa essere equiparata ad una frase ingiuriosa scritta sul muro, letta da tutti i viandanti.
Proviamo a pensare, anche solo per un attimo, al danno che un\’impresa farebbe esprimendo anonimamente su un blog dei commenti diffamanti sul prodotto del diretto concorrente? E non potrei forse io stesso, sul mio blog, intervenire anonimamente, con affermazioni non vere su quello o quell\’altro prodotto o personaggio, lavandomi semplicemente le mani come gestore del blog? E cosa impedirebbe ad un weblogger di mettere da parte le regole del diritto e del buon senso e spammare a dritta ed a manca giudizi poco ortodossi su una tale marca o per esempio su quel webmaster o su quell\’altro programmatore solo per modificarne la reputazione a proprio vantaggio?
E non è forse questo anche il caso di quella nuova diavoleria di google che consentirà a chiunque di scrivere commenti su ogni pagina che vuole commentare?
Non è ritenibile, a questo punto, condotta più decorosa, ad esempio su Facebook, non accettare amicizie che non abbiano dichiaratamente espressi Nome, Cognome e foto? E perchè su Facebook il 95% delle persone spendono il proprio nome e cognome e sui blog ci si nasconde dietro insulsi nomignoli al posto di quelli che una volta erano dignitosi nickname? Credo quindi in una deontologia, anche del weblogger, che preveda di evitare di autorizzare commenti anonimi, di abilitare eventualmente solo forum e gruppi di discussione moderati e che finalmente applichino in tutti i modi quelle regole del diritto e del buon senso che forse in alcuni casi vengono ignorati.

A me sembra che vi sia stato un uso improprio dei termini da parte del Tribunale. Laddove si parla di <<sito “Fabio Oreste e la fantafinanza”>> credo si voglia fare riferimento alla <<pagina “Fabio Oreste e la fantafinanza”>>, non all\’intero forum (o, addirittura, all\’intero sito).
Infatti tutti gli altri thread del forum sono attualmente visibili.
Sono d\’accordo sul fatto che il giudice avrebbe dovuto ordinare in via cautelare solo l\’oscuramento dei post (o delle frasi) ritenuti potenzialmente lesivi della reputazione del ricorrente, ma bisognerebbe conoscere il contenuto della discussione.

Su un blog che frequento è stata riportata la notizia di una nuova sentenza del Tribunale di Firenze.

Stavolta verrebbe sancito che “Un sito internet va considerato prodotto editoriale a tutti gli effetti. Di conseguenza il direttore responsabile è chiamato a rispondere penalmente anche dei commenti apparsi su un forum online contenuto sul sito”. A prescindere dalla forma anonima o meno del commento, sembrerebbe.

Mi pare un considerevole peggioramento rispetto al provvedimento precedente.

Riporto l’articolo richiamato.

Il direttore è responsabile anche per i forum online – di Giovanni Negri

tratto da Il Sole 24 Ore

Un sito internet va considerato prodotto editoriale a tutti gli effetti. Di conseguenza il direttore responsabile è chiamato a rispondere penalmente anche dei commenti apparsi su un forum online contenuto sul sito. A fornire questa interpretazione rigida del diritto del web è il tribunale di Firenze che, con la sentenza n. 982 del 2009, ha sanzionato per omesso controllo il direttore responsabile della parte giornalistica di un sito internet: il giornalista non avrebbe vigilato sul contenuto dei commenti formulati in diffamazione della reputazione dell’allora sindaco di Firenze Leonardo Domenici.

Per arrivare a questa conclusione, il giudice unico di Firenze osserva anche alle pubblicazioni online va estesa senza esitazioni la disciplina sulla stampa: l’ultima legge sull’editoria, infatti, la n. 62 del 2001,ha fornito una nuova definizione di prodotto editoriale, che estende anche alle pubblicazione via internet le regole sulla stampa. «Prodotto editoriale – sottolinea la sentenza – diventa anche la pubblicazione online che si avvale appunto del mezzo elettronico e può essere riprodotto facilmente su supporto informatico». Così, il sito internet, inteso come un insieme di hardware e software deve essere considerato soggetto alle leggi, anche penali, sulla stampa.

In questi termini – è il ragionamento del giudice unico – nel caso di diffamazione commessa con lo strumento del giornale telematico, non possono non essere richiamate le norme del codice penale in materia di stampa perché «l’azione di immissione in rete è idonea a ledere il bene giuridico dell’onore». Così, l’abuso del diritto di cronaca si può concretizzare anche attraverso la diffusione di messaggi via internet perché il mezzo di diffusione non altera l’essenza del fatto che deve essere valutato attraverso la disciplina ordinaria dell’esercizio del diritto di cronaca. Di conseguenza a rispondere del reato potrà essere sia l’autore dell’articolo o del messaggio diffuso attraverso la rete, sia il direttore della testata online.
La sentenza ricorda poi che il reato previsto dall’articolo 595 del Codice penale è un delitto di pericolo che si consuma nel momento in cui qualcuno, comunicando con più persone, pronuncia frasi e formula giudizi idonei a offendere la reputazione. Non è necessario pertanto che le espressioni pronunciate abbiano danneggiato l’immagine della persona offesa davanti a un pubblico concreto: è sufficiente che lo strumento usato e i giudizi formulati siano di per sé idonei a danneggiare l’immagine altrui sul piano morale, professionale, umano o commerciale.

Per la sentenza poi, i commenti presi in considerazione, si inserivano in una vera e propria campagna di stampa denigratoria indirizzata a mettere in evidenza gli interessi privati del sindaco in una vicenda di rilevanza pubblica. È in questo contesto che il giudice unico, nel motivare la sanzione pecuniaria, sottolinea la necessità per il direttore di controllare tutto quello che viene pubblicato sul sito, anche i messaggi inviati su un forum.
31 Dicembre 2009

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