In un bel pezzo della scorsa settimana su L’Espresso Alessandro Gilioli ha ricostruito mirabilmente una sottile - ma forse in crescita - linea di pensiero che attraversa confini geografici, politici, culturali e giuridici e che suggerisce di ritenere l’accesso alle risorse di connettività un diritto fondamentale dell’uomo.
Nel mio piccolo, qualche settimana fa, ho scritto su Punto Informatico che l’innovazione della pubblica amministrazione non può prescindere dal preventivo riconoscimento a tutti i cittadini dell’effettivo diritto di accesso ad adeguate risorse di connettività perché in caso contrario si amplierebbe - in modo peraltro incompatibile con la nostra carta costituzionale - il divario, non più soltanto digitale, tra categorie diverse di cittadini.
Su questi temi il Governo italiano sta, sin qui, procedendo, almeno, in maniera disordinata e poco ragionata: la vicenda degli ormai famosi 800 milioni per la banda larga sulla quale tanto si è già scritto ne è uno dei tanti esempi sintomatici.
C’è, però, all’orizzonte , una possibilità perché il Parlamento dia prova di aver finalmente compreso - sebbene con un certo ritardo rispetto al resto del mondo - che internet è una cosa seria e che anche il nostro è - per usare le parole di Alessandro - un Paese per Internet.
Il 31 dicembre prossimo è prevista l’ennesima scadenza del decreto Pisanu varato nell’ormai lontano 2005 all’indomani degli attentati terroristici di londra e madrid e poi prorogato di anno in anno secondo le più antiche italiche abitudini.
Tale disciplina, tra l’altro, prevede che chiunque voglia rendere accessibile nel proprio bar, ristorante, albergo, università o altra attività un hot spot per i propri utenti e clienti debba richiedere una speciale autorizzazione al questore e poi procedere all’identificazione, attraverso documento di identità, dei propri avventori nonché al logging della navigazione di questi ultimi.
Troppa burocrazia in assenza di seri elementi idonei a far ritenere che tali misure abbiano effettivamente agevolato il contrasto al terrorismo in un Paese nel quale - giusto o sbagliato che sia - non c’è niente di più facile che connettersi a internet senza farsi riconoscere da chicchessia.
E’ muovendo da queste premesse che con Alessandro Gilioli, Sergio Maistrello, Raffaele Bianco e tanti altri amici di Rete (blogger, giornalisti, imprenditori, politici di ogni schieramento) abbiamo promosso la Carta dei cento per il libero Wifi con la speranza di richiamare l’attenzione di chi, nel Palazzo, in questi giorni sta lavorando al Mille proroghe 2010 sull’opportunità di non rinnovare ancora una volta, passivamente, il Decreto Pisanu e, soprattutto, con quella che non rinnovata la vecchia legge se ne possa presto fare una nuova fondata su presupposti più ragionevoli, equilibrati e lungimiranti.
A questo proposito qualcosa in Parlamento si muove: l’On. Roberto Cassinelli con i colleghi Scandroglio, Palmieri, Concia e altri hanno, infatti, dato vita ad una lodevole proposta di legge bipartisan che delinea una possibile soluzione di compromesso tra chi sogna una Rete libera e chi è preoccupato di far si che la libertà non degeneri nell’anarchia o nell’irresponsabilità.
Ovvio che al momento opportuno sarà necessario vigilare perché in sede di attuazione della delega, nel Palazzo non si tradisca la filosofia di semplificazione alla base della proposta, ma, un passo almeno è stato fatto.
Un ringraziamento sincero a tutti i firmatari della proposta per la sensibilità dimostrata verso il futuro della Rete.
Keep in touch anche perché con gli amici di Diritto alla Rete e di Agorà digitale stiamo pensando a come fare ancora un piccolo sforzo perché, almeno, il Parlamento non dimentichi di non prorogare.
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on Nov 27th, 2009 at 1:28 am
La cosa che mi fa piacere dell’appello è che finalmente mi pare sia passato il concetto che la normativa antiterrorismo in materia di wi-fi non è soggetta a termini di scadenza.
Nel post mi pare non emerga con chiarezza, ma ti so tra i firmatari della Carta (”Per questo, in vista della nuova scadenza del 31 dicembre, chiediamo al governo e al parlamento di non prorogare l’efficacia delle disposizioni del Decreto Pisanu in scadenza e di abrogare la previsione relativa all’obbligo di identificazione degli utenti contribuendo così a promuovere la diffusione della Rete senza fili per tutti.”) e lì invece la questione (delicatissima) emerge con forza.
Avendo avuto il piacere di colloborare con Cassinelli nell’ideazione e nella redazione del testo presentato posso solo dire che spero venga approvato, perchè rappresenterebbe comunque un passo avanti rispetto all’attuale situazione