Alessandro in un post di ieri segnala - e risponde attraverso le parole del bel libro di Zambardino e Russo Eretici digitali - l’ennesimo articolo di Massimo Mucchetti nel quale, questa volta, il vice-direttore del Corriere della Sera si augura che il Tribunale di Milano accolga le richieste dell’accusa e condanni i 4 top manager di Google per l’ormai arcinota vicenda del video del bambino down sbeffeggiato dai compagni di scuola.
L’articolo è quello che ripubblico - augurandomi che non mi contestino la violazione del diritto d’autore - qui a lato.
Francamente sono smarrito e non riesco a capire cosa stia accadendo.
Massimo Mucchetti è un giornalista di lungo corso, un filosofo ed un conoscitore del mondo delle imprese. Perché ha dedicato l’intero mese di novembre alla sua - e del suo giornale - crociata contro Big G, trasformandosi nell’Anti-Google?
Basta scorrere questo elenco per rendersene conto: prima di ieri, nel solo mese di novembre, Mucchetti ha scritto contro Google il 9, il 16 ed il 23 novembre.
Capisco che i giornali di carta siano in crisi dinanzi alla Rete che avanza ma questa criminalizzazione di Big G mi sembra, onestamente, sospetta soprattutto perché i pezzi di Mucchetti sono densi di imprecisioni giuridiche importanti e non contengono grandi verità né scoop da giornalista d’inchiesta.
Ho già scritto qui quello che penso dell’editoriale di Mucchetti del 16 novembre e mi sembra che Stefano abbia scritto cose analoghe.
Quanto al pezzo di ieri, mi limito a due considerazioni.
Mucchetti scrive che la Sentenza del Tribunale di Milano, in caso di condanna - circostanza da lui auspicata - dei 4 manager di Google, cambierebbe il diritto dell’internet.
Mi occupo di diritto delle nuove tecnologie da 12 anni e credo di poter dire a ragion veduta che questa è un’autentica boutade priva di fondamento: non basta una Sentenza resa in un Paese piccolo piccolo come l’Italia per cambiare una disciplina che affonda le sue radici negli Ordinamenti di oltre 200 Paesi e che. da sempre - nel bene e nel male - si distingue da ogni altra disciplina giuridica per il suo contenuto transnazionale.
Mucchetti scrive anche che “non si capisce (n.d.r. ma forse dovrebbe dire che lui non capisce) perché in un giornale, in una TV o anche in un sito registrato debbano rispondere sul piano penale e civile delle violazioni della legge sia l’autore del servizio che il direttore responsabile coperti dall’editore, mentre su Google Video, piattaforma editoriale di autori vari e un padrone solo, adattata ai diversi Paesi, non debba rispondere nessuno“.
Premesso che non ho idea a cosa Mucchetti si riferisca quando parla di “siti registrati” - forse alle testate telematiche on-line che, tuttavia, non sono altro che i “giornali” già citati - ma non è affatto vero né alcuno lo sostiene che in caso di un contenuto illecito pubblicato su YouTube non debba rispondere nessuno.
E’, infatti, evidente - a tutti tranne che, evidentemente, a Mucchetti - che non c’è nessun dubbio che l’autore del contenuto e/o chi l’ha pubblicato devono essere chiamati a risponderne e, generalmente, è quello che accade.
E’, comunque, quello che è accaduto nella vicenda che attualmente vede i 4 manager di Google alla sbarra dinanzi al Tribunale di Milano e spiace constatare che Mucchetti - che certamente ne è al corrente - non ne faccia cenno nel suo pezzo: gli autori del video e il suo uploader sono già stati processati e condannati.
Chiarito questo passaggio che, a me, sembra fondamentale per fugare il dubbio instillato da Mucchetti che Internet sia la “terra di nessuno” del diritto e della responsabilità, posso ora rispondere alla domanda che - per la verità in forma palesemente retorica - Mucchetti si pone: perchè in un giornale, una tv o un “sito registrato” rispondono giornalista e direttore responsabile (ed in realtà anche l’editore) e su YouTube - o Google Video - Google non dovrebbe rispondere?
La risposta è semplice: perché Google e, più in generale, gli User Generated Content, non sono editori e sottostanno alla diversa disciplina che Mucchetti, evidentemente non conosce, dettata dalla Direttiva Europea 31/2000 e recepita nel nostro Paese con il Decreto Legislativo 70/2003: si tratta della disciplina in materia di responsabilità degli intermediari della comunicazione ovvero di una parte essenziale di quel diritto dell’internet di cui Mucchetti prevede un profondo cambiamento per effetto dell’auspicata Sentenza di condanna del Tribunale di Milano.
In Italia una Sentenza può modificare una legge? A me sembra di ricordare di no.
L’unico effetto che l’eventuale Sentenza del Tribunale di Milano potrebbe produrre è quello di imporre ad una multinazionale di modificare il suo modello di business in un Paese (il nostro) o, piuttosto, di abbandonarlo così come nei giorni scorsi, ha già ipotizzato Le Monde in questo articolo che non rappresenta certamente un Ode alle italiche virtù.
Il problema non è difendere Google - i cui avvocati, amici e colleghi, non hanno certo bisogno di aiuto - ma evitare che articoli ambigui e poco puntuali vengano interpretati in modo peggiore di come sono stati scritti e finiscano con il persuadere quei pochi italiani che guardano alla Rete come ad una grande opportunità che si tratti in realtà del più pericoloso tra i media e quanti ne sono ancora lontani a rimanerci.
E’ questo scenario che mi preoccupa sul serio e che rende due volte non condivisibile - nei metodi e nei contenuti - la campagna contro BIG G lanciata dall’Anti-Google e dal suo giornale.





on Dic 1st, 2009 at 2:01 pm
Internet fa paura, google anche, bisogna combatterlo con ogni mezzo.
on Dic 1st, 2009 at 11:55 pm
Allora tutte le volte che qualcuno fa telefonate minatorie vanno condannati i dirigenti di Telecom, se uno spacciatore porta droga su un aereo va condannata la compagnia… a me sembra un grande errore giudiziario e una inutile campagna per dare contro non tanto a google come concorrente dei giornali ma youtube/google video come strumento in cui viene spesso violato il copyright di trasmissioni televisive.
on Dic 2nd, 2009 at 11:49 am
Ciao Guido.
Qualcuno potrebbe anche far notare a Mucchetti che sul sito web del suo giornale si trova tutta una sezione video con contenuti presi in giro per la rete per cui non c’e’ una singola nota di copyright (peraltro anticipati spesso da pubblicità). Chissà se poi RCS ha avuto il permesso esplicito di pubblicare tutte le foto dagli autori del “calendario delle contadine nude” e di tutti gli altri calendari che pubblicano sul loro sito.