L’Amministrazione Autonoma dei monopoli di Stato ha pubblicato nei giorni scorsi i dati relativi alla raccolta realizzata in Italia al 31 ottobre 2009 attraverso i c.d. “giochi a distanza” ovvero i giochi in denaro on-line.
Il totale delle “giocate” raccolto è una cifra che non può lasciare indifferenti: stiamo parlando di oltre 3 miliardi di euro.
Si tratta di un importo superiore di oltre il 113% a quello raccolto nei primi 10 mesi del 2008.
Un paio di altri numeri che fanno riflettere: nel solo mese di ottobre sono stati raccolti 378 milioni di euro e si è arrivati ad una media giornaliera (nei 10 mesi considerati) di 7,6 milioni di euro.
E’ noto, d’altro canto, che in tempo di crisi la propensione al gioco ed al rischio aumenta.
Il punto, tuttavia, è un altro.
I numeri che precedono, infatti, si riferiscono alla raccolta realizzata attraverso piattaforme e giochi autorizzati dall’amministrazione dei monopoli e da quest’ultima, controllati e monitorati in modo piuttosto stringente nonché, naturalmente tassati.
L’elenco - peraltro in rapida crescita - dei soggetti autorizzati all’esercizio di tali forme di gioco “a distanza” è disponibile qui.
Esistono, tuttavia, online ormai da anni e, anzi, si moltiplicano siti di c.d. aste al ribasso che, in realtà, altro non solo che autentiche “bische clandestine” nel senso tecnico dell’espressione: case da gioco d’azzardo non autorizzate.
Ho già spiegato in diverse occasioni qui (1-2-3-4) ed altrove perché l’attività svolta su tali siti non può essere considerata un’asta - il che la renderebbe comunque non esercitabile on-line - ma deve, piuttosto, considerarsi un autentico gioco d’azzardo.
Credo che il concetto possa essere sintetizzato così: l’obiettivo del giocatore su tali piattaforme non è quello di aggiudicarsi l’oggetto attraverso l’offerta più bassa ma, piuttosto, quello di INDOVINARE all’esito di una puntata a pagamento (1, 2 o 3 euro) quale sia l’offerta unica - ovvero non ancora proposta da altro utente - più bassa.
L’abilità, evidentemente, gioca in tali dinamiche un ruolo piuttosto modesto mentre caso, destino, fortuna o sfortuna la fanno da padrone.
In ogni caso anche qualora l’attività in questione potesse essere ritenuta un “gioco d’abilità” egualmente i siti di c.d. aste al ribasso sarebbero poco più che tavoli verdi in saloon di second’ordine nel farwest perché, nessuno di questi siti e dei loro esercenti è iscritto nel citato elenco dell’amministrazione dei monopoli di Stato né rispetta gli stringenti requisiti necessari ad ottenere detta iscrizione (1-2).
Se i numeri con i quali ho aperto questo post sono quelli del mercato del gioco online legale ed “emerso” vi immaginate quali siano i numeri - esentasse - totalizzati nel mercato nero del gioco d’azzardo?
Perché nessuno interviene a chiudere queste bische clandestine?
Altroconsumo, tempo fa, aveva segnalato la vicenda all’Autorità Garante della concorrenza e del mercato, competente, tra l’altro, anche per le pratiche commerciali scorrette. Sin qui, pare, nulla si sia mosso.
Troppo occupati a verificare che i legal delle pubblicità televisive siano scritti a caratteri sufficientemente grandi per trovare il tempo di tutelare i consumatori da potenziali raggiri a 9 zeri?





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