GBLOG Rotating Header Image

Altro che PEC: l’innovazione che piace a me!

Il 29 novembre scorso è scaduto il termine entro il quale i professionisti di tutta Italia avrebbero dovuto dotarsi di un indirizzo di posta elettronica certificata in ossequio all’obbligo - per fortuna o sfortuna senza sanzione - previsto all’art. 16 della Legge 185/08.

Naturalmente non è stato così e di questo, personalmente, mi rallegro perché ogni indirizzo PEC in circolazione è, allo stato, un inutile elemento di confusione ed ambiguità che non semplifica nulla e complica tutto.

Non riesco, pertanto, proprio a condividere - e me ne scuso con l’interessato - l’entusiasmo manifestato dal Ministro Brunetta per il milione di indirizzi dei quali, a suo dire, i professionisti italiani (architetti, avvocati, giornalisti, medici, commercialisti ecc.) si sarebbero dotati.

Come si fa a manifestare entusiasmo nel riferire che addirittura più del 100% dei Notai - ovvero 5000 indirizzi su 4731 iscritti - già disporrebbe di un indirizzo di posta elettronica certificata?

Dovrebbe essere evidente che c’è un errore e che, pertanto, c’è poco da star sereni: piuttosto che dar numeri in conferenza stampa con toni entusiastici il Ministro avrebbe dovuto avviare una seria ispezione per capire cosa sia realmente accaduto nel sistema PEC nel notariato.

Ho già scritto e ne resto convinto che in assenza di un’unica anagrafe dei domicili informatici - o di più anagrafi interconnesse - la PEC non può funzionare: la raccomandata - cui si ispira la nuova modalità di comunicazione elettronica sponsorizzata dal Ministro Brunetta - ha, sin qui, funzionato perché gli indirizzi dei destinatari sono elementi univoci e ben determinati e perché l’ordinamento è costruito sul sistema della mera conoscibilità di una comunicazione inviata all’indirizzo di domicilio o residenza del destinatario.

In assenza di tale certezza neppure la raccomandata avrebbe avuto successo.

Inutile, per la stessa ragione, ripetere che la pioggia di indirizzi di posta elettronica certificata che il Ministero, l’ACI, l’INPS, INFOCAMERE e persino Telecom stanno regalando a destra e a manca forse consentiranno al Ministro Brunetta di autocelebrarsi per l’enorme quantità di PEC in circolazione ma non fanno che accrescere l’ambiguità e scomporre l’identità di ciascuno di noi in tante identità digitali quanti sono gli indirizzi PEC di cui disponiamo.

Questa non è innovazione ma semplice propaganda di politica dell’innovazione miope ed ottusa che rischia di condannare il mondo delle comunicazioni elettroniche al caos.

In questo clima di grande confusione che andrebbe raccontato con voce grave e preoccupata piuttosto che con sorrisi e toni entusiastici (vedi video qui sopra), c’è però una buona notizia che arriva dal Tribunale amministrativo Regionale di Pescara i cui giudici, in barba alla disciplina sulla PEC e la firma digitale, hanno ben compreso che la tecnologia e l’innovazione devono essere strumenti di semplificazione nei rapporti tra PA e cittadino e non già sovrastrutture informatico-giuridiche idonee a rallentare processi e rappresentare ulteriori cavilli da legulei ed azzeccagarbugli.

La vicenda è semplice quanto dirompente.

Gian Paolo Coppola - credo tra i primi a dare la notizia - la racconta così:

Nell’ambito di un concorso bandito dalla provincia di Pescara, dietro i candidati che occupano i primi due posti, si piazza un terzetto che ottiene lo stesso punteggio. A quel punto, per formulare la graduatoria finale, si rende necessario produrre i titoli di preferenza entro il termine perentorio di cinque giorni. Una dei concorrenti, lo stesso giorno in cui riceve la comunicazione - è la vigilia di Natale 2008 - invia una mail con il titolo di preferenza di figlia di invalido di guerra, riservandosi di spedire il relativo attestato. L’autodichiarazione viene mandata via fax il 21 gennaio successivo. A quel punto, il direttore generale - siamo al 13 febbraio - formula la graduatoria finale e ritiene valido il titolo di preferenza inviato dalla concorrente.

(…)

La candidata ottiene così il terzo posto in graduatoria, mentre gli altri due avversari con identico punteggio scivolano al 4º e 5º posto.

Uno dei candidati pretermessi non ci sta ed impugna, dinanzi al TAR Pescara, la graduatoria rilevando che l’invio della dichiarazione circa il possesso del titolo di “figlia di invalido di guerra” a mezzo posta elettronica NON certificata e NON firmata digitalmente non avrebbe dovuto considerarsi idoneo al fine del rispetto del termine perentorio di 5 giorni dalla comunicazione previsto dai regolamento di concorso per l’invio dei titoli.

Nelle scorse settimane la decisione del TAR con la quale i giudici hanno respinto il ricorso rilevando che:

a seguito di quanto stabilito dall’art. 6, lett. b), della legge 7 agosto 1990 n.241, anche nei concorsi pubblici possono essere successivamente integrate, sostituite o rettificate dichiarazioni o documenti incompleti: nel caso specifico, la mail tempestivamente inviata dalla ricorrente espressamente menzionava il titolo di preferenza di cui era in possesso e, quindi, costituiva pur sempre un principio di prova della sua effettività, senz’altro incompleto ma, diversamente da quanto dedotto nel ricorso, affatto inesistente o del tutto inidoneo allo scopo, dal momento che ciò che mancava era l’allegazione di una copia del titolo stesso o della sua autocertificazione sostitutiva.

Nessun dubbio, in altre parole, secondo i Giudici che anche una semplice mail può costituire prova dell’avvenuto rispetto di un termine addirittura perentorio come quello presente nella disciplina del concorso all’origine della controversia.

I magistrati, infatti, nella Sentenza danno per certa la “tempestività” della comunicazione ricevuta e la sua imputabilità alla candidata e si limitano a rilevare l’incompletezza della mail - cui non era allegata la prova del possesso del titolo - che ritengono, tuttavia sanabile.

A voler esser rigorosi, naturalmente, la decisione presta il fianco a talune critiche ma, credo, delinei l’unica possibile strada per far si che l’innovazione costituisca davvero il propulsore della rivoluzione digitale di cui si avverte un crescente bisogno.

Questa è, in ogni caso - a torto o a ragione - l’innovazione che piace a me.

14 Comments on “Altro che PEC: l’innovazione che piace a me!”

  1. #1 Luigi Rosa
    on Dic 5th, 2009 at 11:45 am

    Complimenti al TAR di Pescara che ha colto l’essenza della questione senza lasciarsi trascinare da inutili fronzoli. La posta elettronica serve (a) per comunicare e (b) per farlo in fretta.
    Credo anche io che l’obbligatorieta’ della PEC sia sostanzialmente inutile. Il 90% dei professionisti che l’ha presa l’ha fatto come obbligo di legge, spesso senza capirne il significato e lo scopo, ma non per ignoranza dei professionisti, quanto per assenza di uno scopo preciso.

  2. #2 Urbano Persichetti
    on Dic 5th, 2009 at 1:42 pm

    Ma quale errore ed errore!
    Non c’è bisogno di uno scienziato per capire che i notai, da anni all’avanguardia in fatto di informatizzazione del paese, hanno non solo tutti già attivato il proprio indirizzo di posta elettronica, ma qualcuno ne ha anche attivati più di uno per poter gestire al meglio i rapporti con le varie amministrazioni e con i clienti.

    Ma quando ci si stanca di cercare il marcio e l’errore ovunque e quando si comincia a valutare con obiettività e con fiducia quelle cose buone che accadono nel nostro paese?
    Quella che fa più schifo in questo paese è proprio questo atteggiamento disfattista e polemico anche di fronte alle cose positive.

  3. #3 cheyenne
    on Dic 5th, 2009 at 2:10 pm

    Posso dire che la PEC del Ministro Brunetta è una bufala certificata?
    Perchè buttare a mare migliaia e migliaia di euro dei contribuenti per una cosa del tutto inutile?
    Complimenti al TAR di Pescara e plauso al Dr Scorza per la chiarezza e la sintesi ;-)

  4. #4 admin
    on Dic 6th, 2009 at 1:55 am

    @Persichetti. Prendo atto della Sua posizione e come sempre su questo blog ho, naturalmente, approvato la Sua critica nonostante la sgradevolezza dei toni.
    Se, tuttavia, i Notai hanno acquisito più di un indirizzo PEC sono ancora più preoccupato perché ciò vorrebbe dire che anche i pionieri - occorre dargliene atto - dell’informatizzazione nel mondo delle professioni non hanno colto il senso della PEC: si tratta prima che di uno strumento di comunicazione di un elemento rappresentativo del nostro domicilio informatico ed è importante che sia uno e solo uno almeno nell’esercizio di un’attività professionale.
    Grazie per la Sua segnalazione. G.

  5. #5 Urbano Persichetti
    on Dic 6th, 2009 at 2:32 pm

    Caro Admin, mi spiace se i miei toni non le sono stati graditi, ma non tollero più la polemica fine a se stessa, soprattutto quando è mossa contro soggetti che hanno ben poco da essere criticati.

    Lei saprà perfettamente che qualsiasi soggetto può avere più di un domicilio anche civilisticamente, non riesco quindi a comprendere che problema ci sarebbe ad avere più di un domicilio elettronico; non starà confondendo la pec con la firma elettronica digitale che, quella si, deve essere unica e che i notai utilizzano da anni con coscienza e serietà.
    Perchè piuttosto non si discute della facilità con cui altri soggetti raccolgono smart card digitali altrui per la “comodità” di averle a portata di mano quando occorrono.
    Quella è una vera e propria firma messa da altri ma nessuno dice niente, come mai?

  6. #6 Jacopo Di Giovanni
    on Dic 11th, 2009 at 12:27 am

    Ho letto che “da lunedì 16 novembre 2009 è possibile richiedere via email le copie delle sentenze e dei decreti ingiuntivi del Giudice di Pace di Roma esclusivamente a mezzo P.E.C. (Posta Elettronica Certificata) dell’Ordine”.
    Accidenti! E io, che avevo già una casella PEC prima che l’Ordine di Roma decidesse di regalare (solo per un anno) la PEC a tutti i suoi iscritti, sarò costretto a dotarmi anche della PEC dell’Ordine?
    E se attivo una PEC @ordineavvocatiroma.org, quale sarà il mio indirizzo PEC che l’Ordine fornirà alle pubbliche amministrazioni? Quello che io ho già comunicato, o questo che viene rilasciato dall’Ordine stesso?

  7. #7 Massimo Penco
    on Dic 12th, 2009 at 3:50 pm

    Anche se con un pò di ritardo entro nella polemica con Persichetti per rappresentare cose che dico da anni e ripropongo gli stessi interrogativi che sono rimasti senza risposta ad ampio raggio ai Pionieri così come definiti.
    1) Le CA (Autorità di Certificazione) sono state istituite dalla legge Bassanini 97 e ribadite dalla direttiva comunitaria 93/99 pe avere degli enti indipendenti e non delle “captive” formate da calssi Professionali che si auto certificano l’estensione alla PEC è un aggravante a questo sistema ovviamente unico in EUROPA.
    2) Non mi risulta sia consentito ad un Notaio di fare il contraente ed il certificatore di atto pubblico cioè certificare se stesso con l’esercizio della CA Notartel è quello che fà !
    3) Le CA dovevano essere come del resto negli altri paesi delle CA pubbliche ed al servizio del pubblico, ripeto indipendenti a cui tutti i possano potevano rivolgersi.
    4) Qualcuno penserà che questa scelta sia di ordine economico, costa meno, visto che poi il costo lo paga in finale il cittadino che è costretto ad usare il Notaio per un infinità di adempimenti, assolutamente non vero il costo annuo della infrastruttura CA della Notartel costa notevolmente di più (con svariati punti percentuali) che se ogni Notaio avesse comperato un certificato per quanto le occorre da una qualsiasi CA esistente sul mercato.
    5) Forse perchè più sicura trattandosi di Notai la risposta anche qui e NO in quanto per far funzionare questo apparato anche i Notai come del resto il CNIPA si sono dovuti rivolgere ad una CA Americana per attivare la loro CA cioe dalla GTE CYBERTRUST altro non sono che una SUB-CERTIFICATION AUTHORITY basta andare nel sito del CNIPA o nel loro sito per accertarsene.
    Ovviamente tutto questo nel meccanismo vale anche per la PEC, Notartel vende il servizio alla categoria da cui è stata costituita ed in finale i maggiori oneri vengono pagati dagli utenti
    A cosa serve tutto questo forse un orgoglio di categoria, nazionale io non lo so spero che qualcuno me lo spieghi visto che proprio non riesco a capirlo visto che la fonte del rilascio della chiave di funzionamento del sistema è sempre un Azienda Americana, sarebbe stato molto piuù valido creare una CA Italiana od ancor meglio Europea.
    Del resto l’insuccesso ed il Flop di questo modo di operare è evidente da oltre 30 CA iscritti al CNIPA siamo arrivati a 16 di cui solo 3 sono Certificatori Pubblici cioè che vendono al pubblico di cui due sono sicuramente in odore di Abuso di Posizione dominante, quello che doveva essere un libero e fiorente mercato si è trasformato in lobby dove malgrado al direttiva europea e la legge lo consenta nessuna CA Europea è presente o sogna di venire in Italia siamo ritornati indietro a quando si vendeva solo FIAT in questo Paese. Viva i Pionieri.

  8. #8 Massimo Penco
    on Dic 12th, 2009 at 3:57 pm

    DIMENTICAVO riprendendo quanto scritto da Persichetti “Non c’è bisogno di uno scienziato per capire che i notai, da anni all’avanguardia in fatto di informatizzazione del paese, hanno non solo tutti già attivato il proprio indirizzo di posta elettronica, ma qualcuno ne ha anche attivati più di uno per poter gestire al meglio i rapporti con le varie amministrazioni e con i clienti.”
    Non sono uno scienziato ma nei rapporti con la PA leggasi CATASTO, CONSERVATORIA DELLE IPOTECHE e quanto altro l’indirizzo PEC del notaio debbono essere univoci fatto questo tipico della professione del Notaio il quale non può delegare a terzi ciò che deve fare lui stesso, la smart card e relativo lettore password ecc. che trovo sempre nella scrivania di colei che comunica poi con la PAè un altro esempio tipico della categoria dei PIONIERI

  9. #9 Urbano Persichetti
    on Dic 13th, 2009 at 6:10 pm

    Caro MAssimo Penco, se conosci qualche notaio che fa usare la smart card a una segretaria dovresti denunciarlo, ma probabilmente è solo una tua fantasia.

    Per quanto riguarda la PEC univoca e il catasto credo che sia la dimostrazione che ne sai ben poco perchè per il catasto i notai non usano la PEC.
    Ma qui ognuno è libero di inventare qualsiasi fesseria e farla passare per verità. Però ci vuole anche un minimo di dignità nel dire le bugie.

  10. #10 Massimo Penco
    on Dic 13th, 2009 at 7:33 pm

    Caro Urbano Persichetti,
    Del bugiardo non me l’ha mai dato nessuno.
    E chi parlava di PEC per le comunicazioni con il catasto ecc., parlavo proprio di quanto detto relativamente all’uso personale di certi strumenti che ha tirato fuori proprio lei, cioè gli apparati per la firma digitale, che ovviamente sono sulla scrivania del Notaio assieme al lettore di Smart Card ed lui che la inserisce nel lettore digita l’altra password accede ai siti degli enti su menzionati ma anche tanti altri manda gli atti direttamente agli uffici come usa la pec solo lui vi accede con la sua password e sul suo Computer che ha sulla sua scrivania , ma siccome è molto indaffarato va in multitasting e ne ha bisogno di due o di più.
    Visto che siamo in vena di complimenti.
    Mi sa che è lei che non vive in questo paese o non è mai andato in uno studio di un Notaio se invece non è così, anche lei rischia una denuncia.
    Bisognerebbe essere meno ipocriti ed aggiungere come è prassi”dattiloscritta da persona di mia fiducia” anche “inviata per via telematica da persona di mia fiducia” già ma forse così non sarebbero più i Pionieri della Firma digitale e della PEC magari e la legge che non gli lo consente.
    Io spero solo siano in molti a leggerla e dicano come stanno veramente le cose.

  11. #11 Urbano Persichetti
    on Dic 15th, 2009 at 9:18 am

    Caro Massimo Penco,
    io ci lavoro da anni in uno studio notarile e stai pur certo che i Notai sono custodi severi e gelosi della propria smart card che non fanno usare nemmeno al proprio coniuge.
    Questo perchè a differenza di altri professionisti i Notai hanno una forte coscienza del proprio ruolo.
    Trovo invece veramente assurdo e contrario a qualsiasi senso civico non denunciare alle pubblica autorità il Notaio che lei conosce e che fa utilizzare la smart card da estranei o addirittura ha fatto clonare la propria smart card.
    Perchè lei sa che la smart card è unica, vero?
    Allora faccia il bravo cittadino e faccia la sua denuncia dove deve essere fatta e non su un sito dove non c’è contraddittorio della parte interessata e può dire ciò che vuole.

  12. #12 Alessio Matri
    on Gen 3rd, 2010 at 9:26 pm

    caro Sig. Penco, ad una attenta ricerca su di lei oltre ad un sito dove si autoelogia di essere un superesperto di sicurezza informatica ne ho trovato un altro dove si dice che lei sia una patacca, visto ciò che scrive io propenderei alla grande per uno dei 2 siti.
    Cordiali saluti e buon anno

  13. #13 robbie80
    on Gen 5th, 2010 at 5:39 pm

    Sono disgustato da tutte queste polemiche inutili. Il sito è ben fatto e ben gestito, e chi viene accolto nelle discussioni dovrebbe tenere toni consoni, senza scrivere a lungo.
    La pec è inutile, la firma digitale no. Quest\’ultima, se viene usata in modo scorretto, sarà sempre riferita ad un responsabile, il suo titolare. Non vedo quindi il problema della contraffazione.
    Il resto credo sia superfluo.
    Grazie per l\’ospitalità.

  14. #14 cyberd3vil
    on Gen 11th, 2010 at 6:33 pm

    Salve, giusto una domanda; devo mandare una raccomandata che ne certifichi anche il contenuto. Bene, abbiamo la PEC.

    A chi la mando? Chiamo il mittente per chiedere l’indirizzo e mi dicono che non hanno nessun indirizzo di PEC. A questo punto, che si fa? Mando il messaggio a un indirizzo tradizionale? A cosa servirebbe se non ha più lo stesso valore legale???

    Scusate, ma a cosa serve la PEC?
    Intanto vado in posta a spedire la raccomandata A/R

Leave a Comment

Creative Commons License
gblog by Guido Scorza is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.
Based on a work at www.guidoscorza.it.
Permissions beyond the scope of this license may be available at www.guidoscorza.it.