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Non è vero ma ci FAPAV…

Ho appena letto il comunicato stampa con il quale la Fapav sembra intenzionata far chiarezza sull’attività investigativa a monte del procedimento cautelare promosso dinanzi al Tribunale di Roma con particolare riferimento alle possibili gravi violazioni della privacy sul modello Peppermint.

Secondo FAPAV il proprio sistema investigativo non violerebbe la privacy degli utenti perché identificherebbe ”solo i primi tre gruppi di cifre dell’indirizzo IP (quelle che corrispondono alla rete di accesso) ed” ignorerebbe “del tutto gli altri numeri che, in ipotesi, potrebbero condurre ad un utente persona fisica”.

Francamente non sono i grado di valutare se una soluzione del genere sia tecnicamente configurabile ma la mia impressione è che, qualsivoglia sistema, almeno in un certo momento, debba trattare l’indirizzo IP completo e che solo in un secondo momento talune cifre possano essere mascherate o cancellate.

La sensazione da avvocato - e dunque, probabilmente, errata - è che un indirizzo IP “monco” non esista in natura e che, pertanto, non possa che essere il frutto di un “taglio” successivo alla sua raccolta integrale.

Se fosse così, evidentemente, la “giustificazione” di FAPAV non reggerebbe ed il trattamento dei dati personali ci sarebbe e sarebbe illecito.

Devo dire, peraltro, che questa impressione trae origine anche dalla circostanza che è stato, a suo tempo, proprio il Presidente di FAPAV a riferire di aver raccolto ed identificato un gran numero di pirati come si vince dal video qui sopra.

Sono, tuttavia, pronto ad essere smentito dai tanti che tecnicamente (e non solo!) ne sanno molto più di me.

Andiamo avanti però e proviamo a vedere a quali conclusioni occorrerebbe arrivare se quanto riferito da FAPAV corrispondesse al vero e FAPAV non avesse effettivamente mai trattato i dati personali di qualche centinaia di migliaia di utenti.

Se FAPAV non ha quei dati ne deriva che non ha nessun elemento per ritenere che l’utente Bianchi di Telecom sia un pirata e l’utente Rossi no con la conseguenza che non è chiaro cosa la Federazione antipirateria possa contestare a Telecom.

Di non aver scritto a tutti i suoi utenti per segnalare che ALCUNI avevano abusato delle risorse di connettività per scaricare opere audiovisive?

Di non aver denunziato all’autorità giudiziaria la circostanza che alcuni propri utenti non meglio identificati, forse, secondo FAPAV erano pirati?

Se così fosse l’azione di FAPAV nei confronti di Telecom sarebbe a dir poco temeraria e la domanda andrebbe certamente respinta.

La coperta usata dalla Federazione, a mio avviso, è, francamente, troppo corta: se la si tira da una parte si deve concludere che FAPAV ha violato la privacy mentre se la si tira dall’altra che la Federazione non ha proprio nulla in mano per contestare a Telecom di aver tradito i propri obblighi da intermediario.

Forse, la prossima volta, prima di correre a scrivere un comunicato stampa…varrebbe la pena di riflettere su ciò che si scrive…

Frattanto io continuo a pensare quello che ho già scritto qui.

UPDATE

Paolo Brini, coordinatore, tra le tante sue attività a difesa dei diritti della Rete, del movimento Scambio Etico mi ha inviato una mail di chiarimenti in relazione ai miei dubbi della quale mi sembra utile pubblicare uno stralcio a beneficio di tutti.

Ciao Guido,

ho appena letto il tuo articolo concernente il “singolare” comunicato stampa FAPAV.

In effetti è come dici te: nella testata (header) di un pacchetto IPv4 ci sono sempre 32 bit (4 byte) dedicati all’indirizzo IP di provenienza, e 32 bit a quello di destinazione. Qualunque sia il metodo utilizzato dalla FAPAV per rastrellare indirizzi IP, “tagliare” l’ultimo byte è un’operazione successiva: quando il pacchetto arriva in un computer della FAPAV, ci arriva perché ha un header corretto e completo. Se mancasse un byte, come fantasiosamente sostenuto dalla FAPAV, il pacchetto sarebbe corrotto e il routing non avverrebbe.

Altre considerazioni: se la FAPAV ha raccolto “centinaia di migliaia di indirizzi IP” nella rete p2p BitTorrent, è probabile che lo abbia fatto tramite metodi altamente inaffidabili, come evidenziato dalla ricerca dell’Università di Washington:
http://dmca.cs.washington.edu/uwcse_dmca_tr.pdf

Se invece la FAPAV ha addirittura monitorato le connessioni ai siti che vorrebbe oscurati, allora deve avere intercettato le comunicazioni degli utenti con strumenti illegali. (…).

Questa storia mi piace sempre di meno perché in ogni caso manca completamente di trasparenza ed è fuor di dubbio che ci si trovi dinanzi ad una forma di privatizzazione della giustizia alla quale non si può dar accesso nell’ordinamento neppure in nome dell’esigenza di difendere diritti tanto preziosi quali quelli di proprietà intellettuale.

17 Comments on “Non è vero ma ci FAPAV…”

  1. #1 valentino
    on Gen 20th, 2010 at 2:27 am

    aspetta guido. Il computer, potenzialmente, potrebbe raccogliere molti dati. Che poi ognuno lo faccia o meno e’ un’altra cosa.

    Se il mio computer “sa” quanto spazio di memoria c’e’ libero, non significa che il programma di posta elettronica invii in giro i bytes liberi e la capacità del mio hd.

    Non funziona cosi’. Va visto caso per caso. E anche l’ip completo non e’ detto che dica qualcosa.

  2. #2 genna
    on Gen 20th, 2010 at 5:06 am

    Io me ne intendo abbastanza di reti (lavoro sui computer ed ho fatto corsi di formazione sulle reti).

    Un importante distinguo.
    I casi di cui si parla sono di due tipi:

    1) Rastrellamento ip da reti p2p = Caso Peppermint
    2) Rastrellamento ip che si connettono a siti specifici = Caso FAPAV/Telecom

    1) Rastrellamento ip da reti p2p.
    E\’ molto facile da operare.
    Basta inserirsi come un normale utente su una rete p2p e prendere nota degli ip a cui ci connettiamo.
    Per verificare che l\’utente sia scaricando un file protetto da copyright bisogna per forza scaricarne un pezzo e analizzarlo.

    Nel video qui sopra si parla di questa tipoligia di rastrellamento.

    2) Rastrellamento ip che si connettono a siti specifici.
    Il modo più semplice è fare un contratto con i gestori di questo sito:
    http://www.alexa.com
    Alexa utilizza un toolbar che gli utenti di tutto il mondo installano spontaneamente.
    Tale toolbar manda ad Alexa i dati relativi ai siti che l\’utente visita.
    Sì è uno spyware.
    E\’ un metodo poco ortodosso? Sì ma purtroppo non c\’è ancora una chiara legislazione in merito, a quanto mi risulta.

    A questa categoria appartiene il caso di cui si sta parlando

    Per rispondere alla tua domanda.
    Alexa conosce l\’ip completo dell\’utente, ma può cedere alla FAPAV solo il conteggio totale degli ip provenienti dall\’italia, individuabili con le sole prime tre cifre, che si sono connessi a un dato sito.

    A quanto risulta dal comunicato la FAPAV è andata da Telecom dicendo questo:
    \"10.000 utenti italiani si sono collegati a sito http://www.scambiofile.com\"
    \"Vi chiediamo di inibire l\’accesso a questo sito\"

  3. #3 Fabrizio
    on Gen 20th, 2010 at 9:45 am

    Non voglio sembrare brusco ma ho l’impressione che stiamo facendo un po’ il solito polpettone all’italiana: privacy, diritto d’autore, tecnologia, ecc. ecc.
    Provo a dire la mia.

    Il diritto d’autore è tutelato per legge. Siamo d’accordo su questo? Oppure vogliamo una modifica della legge al riguardo?

    Questioni tecniche. E’ fondamentale distinguera fra intercettazione e raccolta “passiva” di informazioni. La prima, per quello che ne so, è vietata per legge. La seconda è instrinseca alla tecnologia tcp/ip. Un web server *deve* conoscere l’ip che si sta connettendo altrimenti non riesce a mandarli l’html e annessi e connessi. Un qualunque pc che apre una connessione su ip (web, posta, chat, p2p, ftp, ecc.) *deve* conoscere l’altro IP. E l’altro computer *deve* conoscere l’IP di provenienza. Altrimenti niente connessione.

    Ora, se prendo un applicativo di filesharing, lo faccio partire e inizio a scaricare un film, per la natura della rete p2p, scarico pezzi di film ma permetto anche che altri scarichino da me questi pezzi di film. Tecnicamente faccio sia download che upload. Dalla mia macchina vedo tutti gli indirizzi IP a cui sono connesso, sia in upload che in download. A questo punto se io sono una persona di FAPAV vedo chi scarica da me un film. In pratica mi fingo un utente “normale” e vedo cosa succede fra il mio PC e gli altri connessi *a me*. Faccio il doppio gioco, spaccio (passatemi il termine) pezzi di film piratati e mi segno gli IP di chi mi si connette.
    A me non sembra illegale. Poi prendo gli IP vedo a quale provider appartengono e scrivo al provider e/o vado a fare denuncia.
    Fare il “doppio gioco”, “spacciare” pezzi di film pirata per avere IP, è un reato? Non so. Guido cosa ne pensi?

    Fabrizio

  4. #4 Alfonso Maruccia
    on Gen 20th, 2010 at 11:03 am

    Chiamare imbecilli gli imbecilli è ancora permesso in Italia? No perché a me tutto questo patetico giochetto di tira e molla (evidentemente per verificare l’effetto annuncio e ritrattare tatticamente poi) mi fa solo ridere e mi invoglia ancora di più a scaricare dal P2P :-D

    Seriamente parlando, io mi stupisco del perché questi signorini qui non abbiano ancora deciso di usare un maglio bello pesante sulla condivisione non autorizzata. Ok YouTube è oramai un perseguitato quotidiano dalle parti di Mediaset & Co., ma basterebbe inserire la questione diritti d’autore nell’ignobile frullatore politico-mafioso-massonico della “giustizia politicizzata, a orologeria ecc.” per porre le condizioni della sua risoluzione definitiva (ovviamente con l’avallo della “opposizione” che con il copyright si salvano posti di lavoro e bischerate simili). Stanno smantellando l’intero comparto della giustizia in Italia, non vedo dove sarebbe il problema a spingere anche su questo fronte…

    Eppure questi signorini qui sono ancora fermi da questo punto di vista, e il “Comitato” anti-piratesco può essere tranquillamente derubricato a ennesimo fallimento italiano dopo la non applicazione della indecorosa legge Urbani (che gli dei mi perdonino per aver pronunciato il suo nome). Io stà cosa la chiamerei con il suo nome proprio: scarsa volontà politica di combattere il “problema”. E a me va benissimo così, naturalmente….

  5. #5 Clod
    on Gen 20th, 2010 at 11:45 am

    Noto che c’è della confusione Fabrizio nella seconda parte…

    Tu usi un software di filesharing e a casa tua raccogli gli IP spacciandoti per un normale utente downloader e vedi tutto il traffico di download e upload.
    Raccogli gli IP e poi scopri a quale provider appartengono e prosegui alla denuncia.
    Il problema sta a monte: non hai il permesso dell’autorità giudiziaria di poter eseguire questa operazione perché hai trattato una grossa quantità di dati.
    Inoltre c’è anche la circostanza in cui hai operato, cioè che tu hai agito dalla tua abitazione e quindi è una ulteriore violazione perché hai agito autonomamente. Agendo invece dall’azienda, ti manca l’autorizzazione del garante per poter trattare quei dati perché è un ente privato l’azienda.
    Come dice Guido, se un tuo cliente non ti paga, non metti microfoni, cimici e controlli la sua linea telefonica…devi rivolgerti all’autorità giudiziaria e da un avvocato per iniziare il processo giudiziario che vede causa, motivo e un colpevole.
    Un IP, infatti, non corrisponde alla persona effettiva che ha compiuto una qualsiasi operazione, identifica solo una linea telefonica, cui possono corrispondere uno o più terminali o se fosse un solo pc, sarebbe comunque difficile identificare il colpevole nel caso di un gran numero di persone…inoltre i pc possono essere sfruttati da remoto e voglio proprio vedere, in quel caso, come un utente possa difendersi o come possa FAPAV o altro ente a dimostrare che non è così…

  6. #6 xino70
    on Gen 20th, 2010 at 11:56 am

    Dipende tutto da come è effettuata la raccolta dei dati, se io mi metto all’imboccatura di una strada e prendo nota della nazionalità delle auto che passano non credo ci siano problemi di privacy anche se nel momento in cui osservo ho a disposizione la targa completa.

  7. #7 Max.VI
    on Gen 20th, 2010 at 12:53 pm

    @Fabrizio
    Hai tecnicamente ragione su tutto. Il caso specifico, però, non riguarda il P2P ma il traffico verso un sito web. L’unico modo legale per avere i dettagli di chi si collega a quel sito è avere i log del sito stesso…pensi davvero che i gestori li abbiano consegnati spontaneamente alla FAPAV?

    L’altro modo si chiama intercettazione.

    L’utilizzo di Alexa, indicato da Genna più sopra, è certamente possibile ma non riterrei statisticamente rappresentativi i dati forniti né li considererei una prova legalmente valida: Alexa comunica a terze parti solamente il dominio e non le sub-pagine né i dati dinamici:

    “Before providing the usage path information, we “strip” from the URLs a portion of your IP address and the information that appears after the “?,” with limited exceptions for certain types of search terms.”
    (http://www.alexa.com/help/terms)

    Tra i “several millions” (fonte: Alexa) di polli che hanno installato la toolbar di Alexa, quanti di quelli che hanno visitato il sito in questione hanno effettivamente scaricato un film da quel sito? é reato *visitare* un sito? è reato voler *sapere* cosa è disponibile illegalmente? è reato *capitare* su quel sito per sbaglio? è reato fare clic su un link di google che porta a quel sito, magari perché siamo interessati alla *recensione* di un film (il quale guarda caso è anche disponibile su quel sito, a fianco della recensione, per il download illegale)?

    Certo, il sito metterebbe a disposizione materiale coperto da diritti e quindi per la legge *questo* sarebbe reato; tuttavia, FAPAV vuole che Telecom inibisca a tutti i suoi clienti l’accesso a quel sito. E perché solo ai clienti Telecom e non a quelli di Tele2???
    Ancora una volta si pone la questione: siccome Autostrade per l’Italia gestisce il parcheggio sull’A4 dove si spaccia cocaina e hashish, obblighiamo Autostrade a chiudere quel parcheggio a tutti gli automobilisti della sua rete? siccome Vodafone mi fornisce una rete telefonica attraverso cui posso contattare il mio fidato spacciatore di ganja, obblighiamo Vodafone ad impedire a tutti i suoi clienti l’accesso a quel numero?(e perché quelli di TIM invece possono continuare a beneficiarne??) siccome utilizzo il treno per fare le rapine alle ignare vecchiette addormentate sui sedili, obblighiamo Trenitalia a chiudere le sue carrozze a tutti i suoi clienti?(e perché invece quelle di Ferrovie Nord Milano no?) siccome Olindo e Rosa hanno usato un coltello a Erba, sequestriamo tutti i coltelli?(e perché non i mattarelli?) siccome sul Ponte dei Sospiri a Venezia c’è la ressa degli spacciatori di borse false, obblighiamo il comune a chiudere il ponte?
    Su, siamo seri. E lo so che purtroppo il nostro legislatore non appare serio per nulla in queste valutazioni, viste anche le recentissime castronerie…

    Anche sul tuo discorso sul P2P avrei qualcosa da obiettare.
    E’ vero che la conoscenza degli IP è indispensabile per il funzionamento, e quindi il loro utilizzo “passivo” è ovviamente possibile e necessario, ma non sono così convinto che la loro raccolta “attiva” per scopi che vanno al di là del mero utilizzo tecnico sia parimenti ammissibile. La mia mail è nota al gestore di questo sito (gliela ho fornita perché tecnicamente era necessaria per poter scrivere questo papiro:) ), ma la sua catalogazione e utilizzo per fini diversi è trattamento non autorizzato di dati personali…

    La discussione è ben lungi dall’essere chiusa, considerato anche tutto quello che si sta facendo a livello internazionale per contrastare la pirateria online (ACTA, HADOPI…). A mio parere, comunque, esiste solo un modo per fronteggiarla: abbassare i prezzi. Rimarrà sempre e comunque una certa dose di pirateria, ma sarebbe fisiologica. Le major dovrebbero capire che se un film viene scaricato novecentosettanta milioni di volte la loro perdita non è affatto di 7,5*970 milioni di Euro: certamente a vedere quel film ci sarebbe andata solo una piccolissima percentuale dei “pirati”, quelli che hanno disponibili i 7,5 euro del biglietto del cinema e quelli disposti a sacrificare la pizza pur di andare a vedere il film.

    Eh, ma allora i pizzaioli dovrebbero far chiudere i cinema! Guidiamo la rivolta dei pizzaioli!!

    Max.VI

  8. #8 Fabrizio
    on Gen 20th, 2010 at 1:25 pm

    @Clod

    [premessa: niente polemica, solo discussione per sviscerare l'argomento :) ]

    penso che la questione sia molto complessa. Sul legame fra IP e persona fisica, proverei a distinguere 2 questioni:
    - legame fra IP ed intestatario del contratto con il provider
    - legame fra IP e persona che usa la connessione ed esegue certe connessioni

    Sul primo caso, è semplice. Basta chiedere al provider. La connessione avviene da un certo IP, spesso dinamico, ma veicolato su una linea fisica. Inoltre al momento che viene assegnato l’IP, durante l’autenticazione PPP, il provider sa benissimo a quale utente (=intestatario del contratto) sta assegnando l’IP.

    Sul secondo caso (reale utente) l’associazione è praticamente impossibile a meno che la connettività sia autenticata da un proxy autenticato o similare, installato nella rete utente (ok, ok, il discorso è lungo ma ho riassunto per brevità).

    ——-

    Altra questione: il fatto di registrare l’indirizzo IP di chi si connette al mio PC. Beh… non capisco perchè possa farlo solo l’autorità giudiziaria. Io non intercetto nulla, sono sul mio PC, tu ti colleghi e ci scambiamo dati. E io mi segno l’IP in un log. E’ un po’ come registrarsi il numero di telefono delle chiamate che ricevo sul mio telefono. Non intercetto nulla.

    Guido, che ne pensi?

  9. #9 Clod
    on Gen 20th, 2010 at 4:07 pm

    @Fabrizio

    Tranquillo…tu stai dando la tua opinione e io la mia…non c’è nulla di male…

    Quale che sia l’IP, dinamico o statico, il provider ha solo un intestatario e non ha il nome di chiunque utilizzi la connessione fisica… Certo che il fornitore di connettività (ISP) anche se dinamico saprà comunque associare l’indirizzo ma resta impossibile stabilire se dietro ad utilizzare la connessione fisica è l’intestatario della linea stessa o qualcun’altro,da remoto o fisicamente, che sta usufruendo dell’attuale IP che compare in rete.

    L’altra questione riguardante la registrazione degli IP.

    Durante gli scambi tu vedi gli indirizzi IP ma poi, su quegli indirizzi, sono applicate intercettazioni con altri tipi di software che intercettano il traffico di quegli IP.
    Finché la cosa resta che tu vedi gli IP perché stai scaricando col software di condivisione è un fatto, se però tu applichi una intercettazione secondaria con altri software che controllano il traffico generato da quegli stessi IP, è diverso perché viene applicato un filtro sulla connessione che non si limita al traffico P2P ma all’intera connessione (HTTP, P2P ecc) ed è qui che si incorre alla violazione della privacy.
    Inoltre, visto che tanto lamentano dei diritti d’autore, potrebbero addirittura utilizzare software open source di condivisione modificati apposta e ogni licenza del mondo open source, se non erro, comporta la pubblicazione del software e del codice sorgente.
    Su questo punto, delle licenze GPL, GPLv2, GPLv3, lascio a Guido che forse le conosce e può dire meglio riguardo la questione delle licenze open.

  10. #10 Paolo
    on Gen 20th, 2010 at 5:40 pm

    @genna

    Non avevo preso inizialmente in considerazione l’eventualità di usufruire del servizio di Alexa semplicemente perché in questo caso la posizione di FAPAV è ancora più debole: una connessione ad uno qualsiasi dei siti citati da FAPAV (pubblicati su Repubblica) non rappresenta una violazione di copyright, nemmeno con la fantasia inquisitoria più sfrenata (nessuno dei siti citati ospita contenuti protetti da copyright). E comunque c’è un’interessante testimonianza che sostiene che gli screenshot inviati da FAPAV riportano l’IP completo, quindi può anche darsi che FAPAV abbia attuato entrambi i metodi di rastrellamento.

    Salutoni!

  11. #11 genna
    on Gen 20th, 2010 at 6:14 pm

    Scusate ma non avete centrato il punto.
    Da quello che si evince dal comunicato stampa qui non si tratta di un rastrellamento di ip da reti p2p ma dalla rilevazione delle connessione provenienti dall\’italia verso alcuni SITI.
    Per fare questo basta rivolgersi a società come Alexa, la quale mediante l\’utilizzo di veri e proprio spyware tracciano le connessione degli utenti della rete internet.
    Il rispetto della privacy è garantito poiché la Alexa scrive nel testo di accettazione della licenza d\’uso della toolbar con il quale veicola lo spyware che l\’utente accetta di fornire ad Alexa dati sul traffico che esegue, autorizzandola a cederla a società terze per uso statistico.
    Nessuno legge il testo di tali contratti!
    Et voilà il gioco è fatto.

    Da quel che si deduce da comunicato la FAPAV ha comunicato a Telecom solo il numero di connessioni provenienti dall\’Italia verso alcuni siti di STREAMIN VIDEO.

    Se la FAPAV ha chiesto ad Alexa di fornire loro solo tale conteggio, senza venire quindi a conoscenza dei singoli ip, quello che dice del comunicato può essere vero.

    E cmq ripeto, Alexa ha sicuramente gli ip completi, ma sono stati gli utenti a cederli \"spontaneamente\"!

    Prego a Guido e/o ai lettori di rispondermi su questi punti, che mi sembrano interessanti e cercostanziati.

    Non voglio sembrare arrogante ma state parlando di rete p2p quando in questo caso specifico non centrano niente.
    Il video riportato si riferisce ad una vicenda, il caso Peppermint, che nulla ha che vedere, dal punto di vista tecnico, con il caso in questione.

    Il commento di Paolo Brini incorre nello stesso errore; nell\’ultimo paragrafo centra almeno il punto della questione, accennando però a delle presunte illegalità che, come vi ho spiegato prima, secondo me non ci sono state.

    Tra l\’altro intercettare il traffico internet, di una grossa mole di utenti, senza l\’aiuto dei provider necessita di uno sforzo tecnico, e conseguentemente economico, IMMANE, che non credo la FAPAV abbia messo in gioco per un caso del genere.

    p.s. Dal punto di vista legale un privato cittadino NON PUO\’ COMPIERE INDAGINI.
    Rilevamenti di natura telematica (o ambientale come le registrazioni con microspie) NON HANNO ALCUN VALORE LEGALE.
    Tali rilevazioni vanno fatte da PUBBLICI UFFICIALI in seguito ad espressa autorizzazione del giudice.
    E\’ ovvio che la richiesta di FAPAV è INACCETTABILE.

    p.s.2. Qualcuno sa dove è possibile trovare l\’articolo del sole24ore citato nel comunicato stampa? grazie

  12. #12 genna
    on Gen 20th, 2010 at 6:35 pm

    @paolo

    Ma infatti da quanto si evince dal comunicato stampa la FAPAV non vuole colpire gli utenti ma far oscurare i siti in questione.

    Sai meglio di me che fare ciò in Italia non è molto difficile, non hanno già oscurato siti di torrent (ero moderatore di BTItalia e TorrentItalia), che come sappiamo non ospitano i file?
    Non pensi sia ancora più facile far oscurare un sito che ospita video in streaming (in embedded o meno) su cui si può vedere DIRETTAMENTE il video in questione? (nella lista di repubblica ci sono sia siti di torrent che di streaming).

    Il rastrellamente degli ip in questo caso serve solo a dire a Telecome “Guardate quanti italiani si connettono a questi siti” così da rafforzare la loro tesi.

    Sei sicuro che lo screenshot di cui parli non si riferisca al caso Peppermint o similare, quindi ip da reti p2p?

    Se invece si riferisce al caso in questione ll discorso del possesso degli ip completo sarebbe cmq giustificabile dal consenso informato dato dagli utenti ad Alexa di cui parlo appena qui sopra.

    Certo la questione sarebbe un attimo più delicata ma certamente ci troviamo in una situazione che mostra il fatto che siamo ancora in pieno far west digitale, dal punto di vista normativo.

  13. #13 massimo
    on Gen 20th, 2010 at 9:33 pm

    qualcuno mi dice perche’ tutti i film piu’ piratati secondo la fapav sono della medusa distribuzione?strano

  14. #14 Paolo
    on Gen 21st, 2010 at 3:31 am

    @genna

    Ciao di nuovo! Sentiremo cosa sosterrà la FAPAV in merito ai sistemi di rastrellamento IP. Non sono certo che la FAPAV non miri anche alla (minaccia di) disconnessione degli utenti, vedi ultimo paragrafo del comunicato stampa. Sono d’accordo comunque che si tratta di un obiettivo secondario: quello primario rientra nella strategia globale di caricare di responsabilità gli intermediari (lo si capisce da come la FAPAV ribalta il senso dell’opinione della ECJ del febbraio 2009 per il caso LSG vs. Tele2, richiesta dalla Corte Suprema austriaca).

    In merito allo screenshot, no, non si può trattare del caso Peppermint-Logistep.

    Se hai/avete la pazienza di leggerlo, l’articolo che ho scritto nel blog di ScambioEtico a riguardo, integrando tutto quanto detto nei commenti che ho letto qui, si occupa delle numerose imprecisioni contenute nel comunicato stampa; qualsiasi critica o correzione sarebbe molto ben accetta.

    http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=5026

  15. #15 valentino
    on Gen 21st, 2010 at 10:40 am

    Grazie a tutti per le interessanti opinioni sull’ip.

    Purtroppo pero’ non ho trovato motivazioni tecniche che mi abbiano convinto del contrario.

    L’affermazione di Guido: un “IP “monco” non esista in natura” e’ come dire che quando compro un libro l’ho letto tutto. Tra avere un libro e leggerlo tutto c’e’ una bella differenza. Posso leggerne una parte e il resto non sapere nemmeno cosa contiene.

    Ugualmente per tante altre informazioni nei computer e nei computer in rete.

    Concordo invece con tutti i distinguo che sono stati fatti nei commenti: dipende da come viene fatto il trattamento.

    E finche’ non si vede il sorgente possiamo solo ipotizzare.

    E capire come funziona un programma da un comunicato stampa e’ decisamente compito difficile. I miei due cents.

  16. #16 stratos
    on Gen 30th, 2010 at 10:11 pm

    Voglio essere conciso e schematico
    A) a furia di tirare fuori dei cavilli sulla privacy a Como non è rimasto neppure un cinema
    B) la costituzione è stata scritta in un periodo in cui non era diffusa neppure la radio e
    C) la giustizia civile in Italia ha dei tempi talmente lunghi da spingere facilmente qualcuno a darsi giustizia da se. Specie davanti a un fenomeno talmente diffuso in Italia da spingere al fallimento tutti gli operatori
    D) ci si appella ossessivamente alla privacy nella sola msura in cui si ha qual\’osa da nascondere
    Grazie

  17. #17 Toivo
    on Feb 25th, 2010 at 12:28 pm

    si ragazzi,ho letto le vostre considerazioni,ma chi scarica o ha scaricato,in definitiva,può correre il rischio di vedersi arrivare a casa procedimenti o multe per aver infranto il diritto d’autore con download oppure l’unico “rischio” che si corre è che telecom impedisca,senza alcun provvedimento diretto al singolo utente,il download tecnico da torrent o emule?

    insomma,per intenderci,prima c’era napster,l’han chiuso ma han chiuso il sito,non hanno multato o processato chi ci ha scaricato

    ciao!

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