Era l’alba, ieri mattina quando decollando e sfogliando Repubblica mi sono imbattuto nel paginone che vedete riprodotto (via iphone e quindi scusate per la qualità) qui sopra.
La Federazione Italiana Editori di Giornali - la stessa che questa estate ha dichiarato guerra a Google News dinanzi all’autorità antitrust e che negli ultimi mesi ha poi lanciato una campagna denigratoria nei confronti della Rete e di Big G per bocca, o meglio per penna, dei suoi più fidi scudieri - ricorda a tutte le pubbliche amministrazioni italiane “che continua ad avere efficacia fino al 31 dicembre 2012 l’obbligo di tutte le pubbliche amministrazioni e degli enti pubblici, centrali e locali, di pubblicare i loro atti e provvedimenti sui giornali (n.d.r. di carta) con le modalità fino ad oggi applicate, in particolare per quanto riguarda le procedure ad evidenza pubblica (es. gare, concorsi pubblici) rd i bilanci (art. 32 della legge 18 giugno 2009 n. 69)” perché “solo la pubblicità sui giornali (n.d.r. sempre e solo quelli di carta!) ha effetti di pubblicità legale”.
“Le amministrazioni” prosegue il comunicato “aggiungono a tale obbligatoria pubblicazione, la sola con effetto legale (n.d.r. si vede che la FIEG non paga lo spazio sui giornali altrimenti non ripeterebbe due volte in due righe lo stesso concetto!), anche la pubblicazione nei siti informatici, al fine di avviare la successiva fase al 31 dicembre 2012″.
Ma non finisce qui perché gli editori guardano lontano…
“La pubblicazione sui giornali resterà però, anche in questa fase, facoltativa e aggiuntiva, perché la legge da la possibilità alle amministrazioni ed agli enti pubblici, in via integrativa, di effettuare la pubblicità sui quotidiani a scopo di maggiore (n.d.r. maggiore rispetto a internet?!? Ma si sono contati al circolo della stampa?) diffusione”.
La ragione alla base del comunicato della FIEG sta in una disposizione contenuta nel mille proroghe, suscettibile di essere fraintesa da qualche pubblica amministrazione più moderna delle altre.
L’art. 2, comma 5 del decreto 194/2009, infatti, ha prorogato al 1° luglio 2010 la data dalla quale “gli obblighi di pubblicazione di atti e provvedimenti amministrativi aventi effetto di pubblicità legale si intendono assolti con la pubblicazione nei siti informatici delle amministrazioni e degli enti pubblici”.
Ebbene secondo la FIEG - con interpretazione, peraltro, tutta da verificare - tale disposizione riguarderebbe “esclusivamente gli obblighi di pubblicazione diversi dall’inserzione sui giornali, quali: la pubblicazione su gazzette ufficiali, bollettini ufficiali, bollettini ministeriali ed altre pubblicazioni a stampa delle stesse amministrazioni”.
Sulla reale portata della disposizione del mille proroghe, tornerò nelle prossime ore ma, allo stato, mi sembra importante segnalare la posizione della FIEG che raccomanda alla pubblica amministrazione italiana di leggere in modo restrittivo la norma e di non pensare di poter - per effetto della stessa - sottrarsi dal pagare all’industria dei giornali l’ulteriore balzello di sovvenzionamento con il quale lo Stato italiano tiene in piedi la grande industria della penna e se ne assicura i servigi.
Ogni anno, infatti, oltre alle centinaia di milioni di euro che l’industria della carta stampata porta a casa dal Governo a titolo di provvidenze all’editoria, lo Stato le garantisce un’altra preziosa forma di sostentamento consistente nell’obbligare le pubbliche amministrazioni e gli enti pubblici a pubblicare, a caro prezzo, sui giornali tutta una serie di atti e provvedimenti dei quali deve essere garantita un’ampia conoscibilità.
Il 2009 è il primo anno di vita della Repubblica nel quale, finalmente, è cessata la stampa persino della gloriosa Gazzetta ufficiale che oggi viene pubblicata unicamente online.
Qualcuno sa dirmi per quale preistorica ragione sarebbe ancora necessario pretendere che il comune di Zagarolo paghi un paio di migliaia di euro ad uno o più editori di giornali per garantirsi uno spazio in bianco e nero su una polverosa ed effimera pagina quando potrebbe far arrivare lo stesso messaggio al mondo intero attraverso la pubblicazione sul proprio sito, su face book o magari twitter?






on Gen 21st, 2010 at 12:15 pm
Caro Scorza,
questo è solo l’ultimo capitolo della battaglia della FIEG contro internet.
Ti rinvio a http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001180-351.html
dove è stata ben riassunta la “sporca guerra” tra alcuni commissari Consob, da un lato, e la FIEG, dall’altro lato, con l’intervento del Governo come convitato di pietra.
grazie per la segnalazione
on Gen 21st, 2010 at 12:49 pm
Governare gli italiani non è impossibile, è inutile. Chi è che che lo diceva? Esatto, lui, il primo duce italiano. Le corporazioni sono come i bastioni eterni della Fortezza Bastiani. Eternamente immobili, eternamente uguali a se stessi.
La stampa di stato va abolita, il governo e i parlamentari messi in galera perché sono quasi tutti delinquenti. Qualcuno è disposto a fare un colpo di stato “buono” per salvare il salvabile prima che sia troppo tardi? Io ci metto volentieri il mio fucile….
P.S.A beneficio di chi legge in rete senza l’ausilio dell’intelligenza, e in particolare a beneficio dei parlamentari di cui sopra: quella scritta sopra è una boutade, e purtroppo fa meno male delle stronzate prese ogni giorno per vere dalle squadracce (nere, rosse, bianche, che differenza fa….) che militano in quello che fu il parlamento di uno stato democratico…
on Gen 21st, 2010 at 10:19 pm
E mi sembra giusto, dopo la rendita per la Siae, non vogliamo pensare anche un po\’ ai giornali, che senza i contributi statali sarebbero morti quasi tutti da tempo ?!
Bah, siamo un paese con un debito stratosferico, eppure ci sono diecimila rivoli di soldi strappati ai cittadini e allo Stato per mantenere in piedi aziende fallite o non competitive.
Mentre il resto del mondo spinge sulla rete, sull\’energia rinnovabile, noi no, siamo in controtendenza!
Tra qualche decennio saremo a confrontarci con i paesi dell\’Africa (alcuni di loro hanno più libertà di stampa, secondo Reporters sains frontieres). Certo, i politici di oggi non ci saranno più, saranno defunti da tempo, e a loro tutto ciò non interessa!