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Viaggio nella giungla dei compensi

E’ appena uscito su Punto Informatico un pezzo nel quale ho provato a raccontare un’altra paradossale storia tutta italiana legata alla giungla dei compensi equi e meno equi con la quale devono confrontarsi le centinaia di migliaia di titolari di esercizi commerciali italiani dai quali in tanti - direi decisamente in troppi - pretendono, complessivamente, decine di milioni di euro ogni anno perché tengono accesi nei propri locali una radio, una televisione o, magari, lettore CD.

Se avete voglia di leggere l’articolo lo trovate qui.

Se avete qualche storia relativa a SCF&SIAE/AFI da raccontare su questa vicenda, scrivetemi.

Nei prossimi giorni, metterò insieme le più interessanti (ne sto ricevendo decine) e vedremo se sono di interesse di qualche associazione di consumatori o se meritano, invece, di essere raccontate a voce più alta online in modo che si possa mettere l’esperienza a fattor comune.

2 Comments on “Viaggio nella giungla dei compensi”

  1. #1 Francesco Di Tano
    on Mar 17th, 2010 at 6:20 pm

    Gentile Prof. Avv. Scorza,
    sono un semplice praticante avvocato di Reggio Emilia, il quale, però, nella seppur breve “avventura” forense, ha già dovuto affrontare, per conto di un cliente del mio dominus, un particolare episodio riguardante SCF.
    Nel suo articolo pubblicato su PI ha fatto proprio riferimento a quanto accaduto nel “mio” caso: il nostro cliente, ristoratore della provincia di Parma, è stato destinatario, del tutto a ciel sereno, di una richiesta di pagamento, da parte di SCF, per l’utilizzo dei fonogrammi a mezzo radio e/o Tv, nel proprio locale.
    Essendo stato incaricato della questione, ho effettuato velocemente una superficiale ricerca, per individuare, innanzitutto, chi fosse questa SCF, dal momento che lo stesso ristoratore aveva già provveduto a pagare, per gli stessi diritti, il compenso alla SIAE. Ebbene, è venuto a galla che, anni addietro - sinceramente ora non ricordo di preciso quando - Confcommercio e SCF stipularono una convenzione che consentiva a quest’ultima la riscossione dei compensi ex artt. 73 e 73 bis della Legge sul diritto d’autore presso gli esercenti iscritti alla prima.
    Il ristoratore di cui sopra era, effettivamente, aderente alla ASCOM, organizzazione aderente alla Confcommercio nazionale e, dunque, soggetta alla suddetta convenzione. Informandomi presso tale associazione, però, mi è stato effettivamente reso noto che numerosi esercenti avevano ricevuto lo stesso “trattamento” da parte di SCF e che, lo stesso, non era propriamente caratterizzato dai canoni della trasparenza e della correttezza.
    Per spiegarla in parole povere, nella fattura inviata, SCF richiedeva il pagamento dei diritti a seguito di un fantomatico accertamento - del quale, tra l’altro, pretendeva il pagamento - che, però, nei fatti non era mai avvenuto. O, meglio, non formalmente. Gli ispettori di SCF, se mai effettivamente avessero svolto il loro lavoro, non lo avevano fatto alla luce del sole, qualificandosi e redigendo apposito verbale. Questa circostanza, a detta di ASCOM, giustificherebbe il rifiuto di provvedere al pagamento di quanto preteso da SCF e fonderebbe la diffida - che poi è stata inviata - a reiterare richieste del genere.
    Sempre ASCOM, infine, mi ha assicurato del fatto che, a seguito delle tantissime lamentele pervenute dai propri aderenti, avrebbe svolto approfondimenti su SCF e, se del caso, avrebbe preso provvedimenti.

    Tutto ciò è avvenuto a fine Febbraio. E’ stato un peccato, dunque, non aver potuto far affidamento al suo esauriente articolo. In ogni caso, spero di aver contribuito in qualche modo.
    La ringrazio e la saluto cordialmente.

  2. #2 Francesco Di Tano
    on Mar 17th, 2010 at 6:24 pm

    Controllando sul sito di ASCOM Parma, ho notato questo articolo, evidentemente pubblicato di recente, che chiarisce le cose per i propri iscritti: http://www.ascom.pr.it/svolgimento-news.aspx?id=7133 .

    Chiedo scusa per il secondo intervento.

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