L’App Store, il negozio online di casa Apple attraverso il quale milioni di utenti di Ipod touch e Iphone acquistano ogni giorno decine di migliaia di applicazioni per i propri dispositivi si sta, sfortunatamente, popolando di talune “pericolose” insidie.
Cresce, infatti, il numero di app fake destinate a sottrarre agli sfortunati acquirenti tempo e denaro ed a deludere poi spietatamente le loro aspettative generate da accattivanti descrizioni.
E’ il caso di ITrack telefono cellulare locator alias Cell Phone Locator pro alias Cell Phone locator che promette a ragazzi e mariti gelosi di individuare la posizione delle loro fidanzate e mogli attraverso la semplice digitazione sul proprio iphone del relativo numero di telefono ma che, in realtà, non fa nient’altro che individuare la posizione dell’iphone sul quale l’applicazione viene installata.
C’è dunque una sola ipotesi nella quale il software rispetta le promesse contenute nella descrizione: quella in cui il telefonino di vostra moglie - e magari anche vostra moglie! - si trovi davanti a voi.
I commenti degli utenti sembrano sufficientemente esplicativi:
Le tre applicazioni gemelle sono distribuite nell’app store da un paio di mesi a 0,79€ e, a giudicare dal numero di commenti - tutti negativi! - sin qui raccolti devono aver anche ottenuto un discreto successo, portando nelle tasche del loro sviluppatore ed in quelle di casa Apple diversi soldini (Apple prende il 30% dal corrispettivo di ogni app venduta attraverso il suo store).
L’applicazione, in realtà, nasce come uno scherzo puntualmente spiegato, tuttavia, nella sua descrizione dagli originari - ed onesti - creatori che, non a caso, la regalano come potete constatare qui sotto.
Lo stesso sviluppatore della “geniale” - ma non in termini informatici - trovata (ITrack - telefono locator), d’altro canto, sembra non essere nuovo a certe idee perché aveva già sviluppato anche “Aria Termometro” un’altra sensazionale app che prometteva di trasformare l’iphone in un termometro ma che, in realtà, non fa nient’altro che restituire all’utente le informazioni georeferenziali circa la temperatura in un dato luogo individuato a mezzo GPS con la conseguenza di non produrre alcun risultato laddove il GPS non abbia adeguata copertura.
Il geniale produttore di queste app - e di molte altre - è tal Icoderz del quale, attraverso l’App Store non è dato sapere niente di più.
Ma non c’è solo Icoderz a iniziare a rendere insidioso l’App Store.
C’è anche Dworld Services con la sua “Vista a raggi X per guardare sotto i vestiti” che facendo leva sul diffuso voyeurismo promette di aiutare a spogliare i propri interlocutori con l’iphone ma che, naturalmente - e verrebbe da dire per fortuna - non ha niente a che vedere con i body scanner che stanno per essere installati nei nostri aeroporti come evidenziano le centinaia di commenti di utenti delusi.
Anche in questo caso, l’app è distribuita a 0.79€ dei quali il 30% va ad Apple ed il restante 70% allo sviluppatore.
Qui sotto l’accattivante descrizione contenuta nella proposta di acquisto.
Chi è responsabile di tutto questo?
Nelle proprie condizioni generali relative all’utilizzo dell’App Store, Apple chiarisce, tra l’altro, che:
Lei prende atto che la licenza per ciascun Prodotto acquistato tramite il Servizio costituisce un contratto vincolante esclusivamente tra lei ed il Fornitore dell’Applicazione, e che il Fornitore dell’Applicazione e’ il solo responsabile per il Prodotto, il contenuto dello stesso e le garanzie dello stesso nei limiti in cui tali garanzie non sia state escluse, e per qualsiasi richiesta lei o qualsiasi terzo abbiate in relazione al Prodotto o all’uso dello stesso. Lei prende atto che, con riferimento ai Prodotti di Terze Parti, iTunes agisce esclusivamente in qualità di commissionario del Fornitore dell’Applicazione nella vendita del Prodotto; pertanto non e’ parte del contratto di licenza e non e’ responsabile per il Prodotto, il contenuto dello stesso, le garanzie o le richieste che lei o un terzo abbiate in relazione al Prodotto o all’uso dello stesso.(cfr art. 4).
Apple, tuttavia, guadagna una percentuale importante sul “venduto” attraverso il proprio store e, inoltre:
iTunes si riserva il diritto di non inserire o pubblicare il materiale, e di cancellare, rimuovere o correggere il materiale, in ogni momento, a propria discrezione e senza responsabilità.(cfr. art. 9)
Chi sorveglia è responsabile. Apple, dunque, risponde delle piccole “truffe” che vanno diffondendendosi nel proprio store almeno quando sia difficile sostenere di non averne avuto conoscenza.
Una tesi sostenibile ma, più avanti, nelle stesse Condizioni Generali, Apple chiarisce che:
iTunes ha il diritto, ma non l’obbligo, di monitorare qualsiasi informazione e materiale da lei inviato, fornito o altrimenti messo a disposizione sul Servizio, di investigare su qualsiasi apparente o riferita violazione del presente Contratto e di adottare ogni azione che iTunes ritenga opportuna, a propria esclusiva discrezione, incluso, a titolo meramente esemplificativo, quanto previsto dal successivo articolo 24 o dalla Privacy Policy di Apple (cfr. art. 9).
Chi risponde, dunque del danno subito dal consumatore che acquista un’applicazione che, in presenza di una corretta decsrizione, non avrebbe mai acquistato?
Certamente lo sviluppatore che Apple dovrà aiutare l’utente ad individuare ma la stessa casa della mela morsicata, non sembra potersi sottrarre almeno all’obbligo di restituire quanto percepito a fronte della vendita del’app fake ovvero il prezzo dell’illecito.
Egualmente considerato che l’App Store è gestito da Apple e che essa percepisce un importante vantaggio economico anche dalla vendita di certe applicazioni, è difficile dubitare della circostanza che quest’ultima debba essere considerata almeno legittimata passiva di un’azione inibitoria finalizzata alla sospensione della pratica commerciale scorretta specie se, richiesta, non abbia rimosso dallo store l’applicazione fake.
A prescindere da certe considerazioni di diritto, c’è da auspicare che in casa Apple, divengano più rigidi nel valutare ed approvare certe applicazioni perché in gioco c’è la serietà del loro modello di business, la reputazione del loro store e, soprattutto, il prestigio di un marchio.










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