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La corrida della CEC PAC: dilettanti allo sbaraglio.

Sulla CEC PAC (Vi prego non chiamiamola PEC!) appena lanciata dal Ministro Brunetta ed al quale Panorama ha ritenuto, bontà sua, di riservare la copertina dell’ultimo numero in edicola c’è davvero molto da dire e nelle prossime ore tornerò a farlo…

Per ora mi limito ad alcune considerazioni estemporanee sulle quali vi prego di farmi avere tutte le Vostre riflessioni perché credo sia indispensabile predisporre un dossier da recapitare - a mezzo posta elettronica comune o attraverso una vera PEC! - a tutte le Autorità competenti perché intervengano - ciascuna per quanto di propria competenza - a fermare, prima che sia troppo tardi, questo “sacco di stato” all’innovazione ed alla libertà nelle comunicazioni.

(1) Cominciamo dal principio: da quando il Ministro ha lanciato ufficialmente il nuovo servizio tento disperatamente di richiedere una CEC PAC, collezionando solo messaggi di errore. Capisco che siamo all’inizio ma da un servizio tanto osannato e pubblicizzato credo si possa decisamente attendersi di più.

All’una di notte ed alle sette del mattino il Server di poste riferisce di essere sempre troppo affollato. Possibile?

(2) Il Governo ha messo a disposizione dei cittadini un motore di ricerca per trovare gli indirizzi delle singole amministrazioni cui indirizzare una comunicazione a mezzo CEC PAC.

Il motore è questo. Provate ad interrogarlo digitando semplicemente la parola “Ministero”.

Il risultato è questo: 11 ministeri tra i quali manca quello del Ministro Brunetta. Diceva Totò: “armiamoci e partite!”.

Se provate con “Innovazione” non avete miglior fortuna: 10 risultati ma l’indirizzo del Ministero di Brunetta continua a mancare all’appello.

(3) L’intero sistema della CEC PAC di Stato è fondato sulla certificazione che Poste - concessionario pubblico - rilascia in relazione alla presa in carico della Vostra comunicazione ed all’avvenuta consegna all’indirizzo dell’amministrazione di riferimento. Tale certificazione - quella che dovrebbe darvi le stesse garanzie della vecchia raccomandata - è tuttavia “firmata” - si legge nella documentazione resa disponibile sul sito del servizio - in conformità, peraltro, alla disciplina vigente con “firma elettronica avanzata”.

Tutto molto interessante se non fosse che nel nostro ordinamento allo stato manca una definizione di “posta elettroniva avanzata” perché la stessa originariamente contenuta alla lettera (dd) dell’art. 1 del Testo unico sulla documentazione amministrativa è stata successivamente abrogata dal Codice del’amministrazione digitale.

Straordinario: si lancia un servizio che si annuncia come rivoluzionario, si investono milioni di euro e non ci si preoccupa neppure di verificare ce ve ne siano i presupposti giuridici.

Questa si che è innovazione! I più sentiti complimenti al Ministro Brunetta ed a Poste Italiane!

(4) Il sito della CEC PAC di Stato si fregia di questi tre importi loghi, testimonianza importante - ed irrinunciabile per un sito della PA - di accessibilità ed usabilità:

Peccato che a quanto pare - al riguardo confesso di non aver testato il sito personalmente - il sito difetti dei presupposti per fregiarsene!

(5) La CEC PAC - contrabbandata con un’operazione ai limiti della “frode in commercio” come PEC mentre altro non è che un sistema di comunicazione “dedicata” tra cittadini e PA - è basata su un’elezione di domicilio informatico da parte dei cittadini che con la richiesta di un indirizzo CEC-PAC dichiarano alle amministrazioni dello stato - e solo allora - di voler ricevere tutte le comunicazioni che li riguardano solo ed esclusivamente preso tale indirizzo.

Tale indirizzo - e questa è la vera trovata dei compagni di merende - deve necessariamente essere un indirizzo CEC PAC fornito dal concessionario pubblico CEC PAC nel senso che il cittadino non può - o almeno non è previsto possa - comunicare al gestore dell’elenco degli indirizzi CEC PAC dei cittadini il proprio diverso indirizzo di vera posta elettronica certificata benché, evidentemente, questo sia basato sulla medesima tecnologia “a norma di legge”.

Risultato: Poste Italiane è stato reso il monopolista sul mercato della comunicazione tra PA e cittadini.

Se si tiene presente che le raccomandate sin qui scambiate tra cittadini e PA valgono 265 milioni di euro l’anno (fonte panorama), credo non si possa dubitare che è URGENTE un intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Non esiste, infatti, nessuna ragione tecnica né giuridica per la quale io non possa comunicare il mio indirizzo di PEC che come professionista ho appena dovuto acquistare al gestore dell’elenco e rappresentare la mia volontà di elegere domicilio ai fini delle comunicazioni con la PA esclusivamente presso tale indirizzo.

Delle due l’una o siamo in mano a dilettanti allo sbaraglio o peggio…si parla di regali agli italiani ma si fanno regali solo ad ALCUNI degli italiani!

3 Comments on “La corrida della CEC PAC: dilettanti allo sbaraglio.”

  1. #1 Angelo Di Mambro
    on Apr 29th, 2010 at 12:46 pm

    Caro Guido, sul punto 2) ti segnalo questo “scambio” di opinioni:

    P.A.: CESARIO (API), CHE FINE HA FATTO LA PEC DEL MINISTRO BRUNETTA? = Roma, 27 apr. - (Adnkronos) - «Che fine ha fatto la Pec del ministro Brunetta?». Se lo chiede Bruno Cesario di Alleanza per l’Italia. «Soltanto ieri una promozione senza precedenti alla posta certificata, varata dal ministro: tv, giornali, Internet, dappertutto», sottolinea Cesario. Poi oggi, rileva, «un comune mortale va sul portale per scrivere alla Pubblica Amministrazione (www.paginepecpa.gov.it), digita il ‘ministero dell’innovazionè e non gli esce niente. Prova, riprova, nulla». «Pronti ad ammettere un errore, ma pare proprio che all’appello della rivoluzione digitale promessa da Brunetta manchi proprio il sito del suo ministero» aggiunge Cesario. «Quanto alla Pec, ci chiediamo quanto sia alta la consapevolezza di avere una casella di posta certificata da parte di molti utenti che potrebbero trovarsi multe o comunicazioni amministrative sensibili in un indirizzo che magari non compulsano o controllano mai», conclude l’esponente Api.

    P.A.: BRUNETTA, CESARIO AMMETTA ERRORE, LA SUA È BALLA CERTIFICATA Roma, 27 apr. - (Adnkronos) - «Al deputato Bruno Cesario (Alleanza per l’Italia) sarebbe utile un corso accelerato di educazione civica. Il nostro infatti non è un Ministero ma l’insieme di due Dipartimenti (Funzione Pubblica e Digitalizzazione e Innovazione tecnologica) che afferiscono entrambi alla Presidenza del Consiglio. Entrambi hanno pubblicato il loro indirizzo di Pec sul sito http://www.innovazionepa.it così come nell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (www.indicepa.gov.it). Che il povero Cesario ammetta l’errore: la sua è una balla certificata». È quanto si legge in una nota del portavoce del ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta.

    P.A.: CESARIO (API), SMENTITA BRUNETTA CONFERMA MIA DENUNCIA = Roma, 27 apr. - (Adnkronos) - «Passi per il solerte portavoce di Brunetta che campa online. Ma se un cittadino come me eletto da cittadini, diversamente da quanto avvenuto di recente a Venezia al ministro, ha la sfortuna di non essere un nativo digitale, che fa? Si arma di carta e penna, e arrivederci alla Pec?». È la replica di Bruno Cesario di Alleanza per l’Italia alla precisazione del portavoce del ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. «La replica zelante e poco educata del portavoce conferma integralmente quanto da me denunciato: che orientarsi per un cittadino comune nel gioco dell’oca di link ed indirizzi del ministro è un’impresa complicata, se non impossibile, alla faccia della trasparenza sbandierata», sottolinea Cesario. «E che la posta certificata di Brunetta resta un giallo che non si risolve certo con la spocchia mostrata di fronte ad una critica argomentata e circostanziata» aggiunge. Magari Brunetta, conclude l’esponente Api, «potrebbe farci su un concorso, del tipo ‘Trova la mia Pec’: così forse si fa un altro giro di giostra in tv e sui giornali, che pare un’esigenza molto sentita dalle parti del ministero» conclude.

    Ti abbraccio
    Angelo

  2. #2 fabien presutti
    on Apr 30th, 2010 at 9:50 am

    …nel 2005 mi sono laureato in giurisprudenza presso la Sapienza di Roma con una tesi sulla PEC (il decreto relativo era ancora in corso di approvazione), all’epoca pochissimo era il materiale su cui lavorare (molto del quale naturalmente su PI); potrete capire dunque quale entusiasmo negli ultimi anni nel leggere della PEC praticamente ovunque. Essendo ancora in una situazione professionale non ben definita, immaginate quanto ardore e false illusioni covavano in me (finalmente è arrivato il mio momento…), mio padre ascoltando dell’argomento dai TG, orgoglioso - “bravo figlio mio, eri e sei all’avanguardia….”.
    Poi di colpo lo shock: la CEC-PAC? in questi giorni non faccio altro che spiegare ai miei amici che non si tratta di PEC ma di altro….. e che altro!

    ps

    PEC: oltre la carta, oltre le POSTE
    CEC-PAC: le POSTE dicono grazie e incassano carta filigranata

  3. #3 Claudio Anastasio
    on Mag 1st, 2010 at 10:04 am

    Ciò che più mi infastidisce, è che si lascia passare l’assunto che la PEC (qualunque PEC) sia equivalente alla raccomandata. In realtà non è così; il CNIPA riconosce che la PEC ha valore legale, ma è ben distante tale riconoscimento dall’affermare l’equivalenza con la raccomandata. Vediamo le differenze significative:
    a) La PEC viene consegnata con un’azione passiva del ricevente, mentre la raccomandata prevede un’azione attiva del destinatario, che la può anche rifiutare (con tutte le conseguenze legali del caso)
    b) La PEC viene consegnata a data certa, ma non viene ricevuta a data certa. Consegnare la PEC è come consegnare una busta dentro la cassetta delle lettere del destinatario, mentre la Raccomandata prevede un’azione specifica di ricezione nelle mani del destinatario, e tale consegna i sue mani è certificata in data certa
    c) La PEC funziona solo (e mantiene il valore legale) se tutti e due i corrispondenti, mittenti e destinatari, utilizzano lo stesso strumento, e non è possibile spedire la PEC anche ad indirizzi geografici

    Il pericolo prossimo, in questa colpevole ambiguità di termini, è la possibilità, magari in un futuro non troppo lontano nel quale la PEC abbia raggiunto un sufficiente ed interessante numero di cittadini, vedersi recapitare multe e cartelle esattoriali con la PEC, in disprezzo delle più elementari garanzia di legge sulla notifica.

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