Vi propongo, per i vostri commenti, un pezzo pubblicato su Wired.it a proposito dei numeri della censura di Stato resi noti qualche giorno fa da Google.
Sul metodo ed i criteri scientifici alla base delle classifiche, come riconosciuto dallo stesso Big G, c’è ancora parecchia strada da fare ma il trend, credo, sia comunque interessante.
L’Italia svetta nella classifica dei Paesi i cui Governi più di frequente si rivolgono a Google per chiedere la rimozione di contenuti pubblicati online o l’accesso ai dati degli utenti, piazzandosi al settimo posto in termini di richieste di rimozione (prima di noi solo Brasile, Germania, India, Stati Uniti, Corea del Sud ed Inghilterra) e, addirittura, al sesto se si guarda alle richieste di dati personali (in questo caso dietro Brasile, Stati Uniti, Inghilterra, India e Francia).






on Mag 8th, 2010 at 1:20 am
Urge un bel ripasso della lingua inglese:
\"government agencies like local and federal police\" = polpost!
\"We counted requests for removal of all other types of content (e.g., alleged defamation, hate speech, impersonation).\" = reati previsti dal codice penale, non presunto materiale scomodo il governo o enti governativi
on Mag 8th, 2010 at 8:44 am
Ripassare l’inglese è sempre utile!
Detto questo la polizia, sino a prova contraria, o agisce su ordine dell’Autorità giudiziaria (e non mi sembra l’ipotesi della quale si discute) o, sfortunatamente, risponde ad un’autorità amministrativo-politica che in Italia è, appunto, il ministero dell’Interno.
Sin qui - in inglese o in italiano - mi sento cmq poco tranquillo.
Quanto ai reati: per me è reato ciò che è accertato come tale dall’autorità giudiziaria almeno in una fase cautelare…
Quindi, in assenza di quell’accertamento, anche qui credo che il problema non sia l’inglese ma intendersi su chi può e non può ordinare la rimozione di un contenuto…
Discutiamone, in ogni caso. Probabilmente sbaglio anche in italiano!