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Invito alla lettura: un paio di articoli da non perdere.

Questa settimana ho passato tra treni ed aerei più tempo del solito e ne ho approfittato per sfogliare qualche giornale (di carta).

Mi sono imbattuto in un paio di articoli particolarmente stimolanti.

Il primo è la storia di copertina (quella che vedete qui sopra) dell’Internazionale in edicola: Google salverà i giornali.

James Fallows del The Atlantic racconta di tutta una serie di progetti di Google a supporto di giornali (tradizionali) ed editori, progetti avviati ed implementati - secondo quanto raccontano gli stessi vertici di Big G - nella consapevolezza che se i giornalisti dovessero smettere di produrre informazione di qualità non ci sarebbero più notizie interessanti da cercare con Google.

Un approccio interessante e diverso da quello di un Big G cannibale della carta che, più di frequente, rimbalza sulla stampa tradizionale.

Living stories (nel video qui sotto), Fast Flip, You Tube direct e Display Ads sono alcuni dei servizi sperimentali di Google in favore di giornali.

Un’altra lettura che mi ha veramente colpito è un bellissimo articolo di Maurizio Ferraris su R2 Cultura su La Repubblica di venerdì: “L’Ipad platonico: la rivincita della scrittura”.

Ferraris racconta di quanto la scrittura - a dispetto delle convinzioni di Platone e di ogni ragionevole previsione - giochi un ruolo da protagonista nell’epoca che stiamo vivendo.

Ecco uno stralcio dell’articolo che trovate in versione integrale nella versione online di Repubblica.it:

Però, contrariamente al suo avviso, la scrittura esterna, su papiro, carta o iPad, ha due vantaggi incalcolabili rispetto alla scrittura interna, nell’ anima. Primo, l’ accessibilità pubblica. Nessuno può guardare nella testa degli altri, ma leggere i testi degli altri è possibilissimo: contratti, soldi, enciclopedie, tutto il mondo sociale e tutto il mondo del sapere poggiano su questa risorsa. Secondo, mentre la scrittura interna è destinata a sparire con noi, la scrittura esterna può sopravviverci. Questo incalcolabile e malinconico vantaggio sta al centro della trasformazione tecnologica di fine secolo, che rivela l’ essenza della scrittura, cioè il fatto di possedere un potere di ripetizione indefinita: scrittura, se guardiamo all’ essenza, è ogni forma di registrazione. Un video o un messaggio vocale che si può riprodurrea piacere (cosa oggi tecnicamente facilissima) sono scrittura, esattamente come un file di computer o un pezzo di carta. Perciò ovunque nel mondo, dalle banche ai supermercati, dai treni ai posteggi, siamo circondati da memorie e da sistemi di registrazione. Scompare il “verba volant”, giacché la prima cosa che dicono alla radio è che la trasmissione potrà essere riascoltata in streaming - ossia che sarà registrata, e questo spiega perché sempre più le parole sono pietre. Per questo siamo la società più registrata, per così dire “orizzontalmente” della storia, anche se questa ipertrofica memoria rischia di perdersi “verticalmente”, cioè di scomparire, rischia di essere una memoria a breve o brevissimo termine, e che del nostro secolo rimangano soltanto le scritte sui tombini.

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