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DDL intercettazioni: il bavaglio (anche alla Rete) è servito.

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Il Senato ha votato la fiducia al DDL intercettazioni, scrivendo così una delle pagine più buie della storia di questo Paese, una pagina tanto buia da proiettare un cono d’ombra sugli anni che verranno, perché un Paese con meno libertà di informazione di quanta il nostro ne abbia avuta sin qui è destinato – direi quasi in applicazione di una funzione matematica – a divenire un Paese senza democrazia.

La stessa Corte Costituzionale – che c’è da augurarsi sarà presto chiamata a pronunciarsi sulla legittimità del provvedimento normativo appena approvato al Senato – ha, infatti, già definito, in anni “meno sospetti” di questo, la libertà di informazione come “pietra angolare della democrazia”.

L’elenco dei senatori responsabili del sacco dell’informazione è qui (12) e, credo, vada consegnato alla storia con un semplice link: ciascuno di questi signori ha fatto una scelta, non sta a me dire quanto libera, preferendo difendere la propria poltrona e la propria appartenenza ad una squadra ed ad un Signore piuttosto che la libertà di informazione del proprio Paese.

Sin qui sono considerazioni “politiche” e personali, a caldo, delle quali mi scuso con quanti frequentano questo blog alla ricerca di informazioni, suggestioni ed opinioni sul diritto delle nuove tecnologie e la politica dell’innovazione.

Il titolo del post, invece, trae origine da un fatto e non da una mia opinione.

Approvando l’intero DDL intercettazioni, infatti, il Senato ha oggi approvato anche il famigerato comma 28 (ora divenuto 29) dell’art. 1 che mira ad imporre l’obbligo di rettifica previsto dalla vecchia legge sulla stampa all’intera blogosfera.

Questo è il testo della norma che sta per entrare in vigore:

29. All’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo il terzo comma è inserito il seguente:

«Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»;

b) al quarto comma, dopo le parole: «devono essere pubblicate» sono inserite le seguenti: «, senza commento,»;

c) dopo il quarto comma è inserito il seguente:

«Per la stampa non periodica l’autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all’articolo 57 bis del codice penale, provvedono, su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a proprie cura e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale indicati dalla stessa, delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto di rilievo penale. La pubblicazione in rettifica deve essere effettuata, entro sette giorni dalla richiesta, con idonea collocazione e caratteristica grafica e deve inoltre fare chiaro riferimento allo scritto che l’ha determinata.»;

d) al quinto comma, le parole: «trascorso il termine di cui al secondo e terzo comma» sono sostituite dalle seguenti: «trascorso il termine di cui al secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, e sesto comma» e le parole: «in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo e quarto comma» sono sostituite dalle seguenti: «in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, quinto e sesto comma»;

e) dopo il quinto comma è inserito il seguente:

«Della stessa procedura può avvalersi l’autore dell’offesa, qualora il direttore responsabile del giornale o del periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva, o delle trasmissioni informatiche o telematiche, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, non pubblichino la smentita o la rettifica richiesta.».

Il rischio che oggi diviene realtà è quello che ho già paventato decine di volte: all’indomani dell’entrata in vigore della nuova disciplina sulle intercettazioni, la Rete rischia di “chiudere per rettifica” (lo scrivevo, ironia della sorte, esattamente l’11 giugno del 2009!).

Che siate un blogger, il gestore di un “sito informatico” o piuttosto abbiate un canale su You Tube, in un momento qualsiasi, magari nel mezzo delle Vostre agognate vacanze, qualcuno potrebbe chiedervi di procedere alla rettifica di un’informazione pubblicata e Voi ritrovarvi costretti a scegliere se dar seguito alla richiesta senza chiedervi se sia o meno fondata, rivolgervi ad un avvocato per capire se la richiesta meriti accoglimento o, piuttosto, opporvi alla richiesta, difendendo il vostro diritto di parola ma, ad un tempo, facendovi carico di grosse responsabilità.

Ve la sentirete di rischiare in nome della libertà di parola attraverso un blog che non vi da da mangiare e vi porta via, invece, decine e decine di ore di sonno?

Temo che in molti risponderete (o magari risponderemo) di no!

E se vi distraesse un attimo dal vostro blog, magari, per lavorare e riceveste una richiesta di rettifica?

In forza della nuova disciplina andreste in contro ad una sanzione fino a 12 mila e 500 euro per non aver provveduto alla rettifica entro 48 ore…

Quando quasi un anno fa, la Rete scese in piazza con il primo sciopero dei blogger per rappresentare questo rischio, in molti ci diedero dei visionari o, piuttosto, degli agitatori, rilevando che la maggioranza si era già attivata, aveva compreso l’errore e vi avrebbe posto rimedio.

Nulla di ciò e poi accaduto: gli onorevoli del PDL ed i loro supporters in Rete non hanno mosso un dito e quella norma è divenuta legge – o si avvia a divenirlo – senza che nessuno si sia preoccupato di intervenire se non per peggiorarla.

Da domani, in Rete, si parlerà di più di moda, cucina, motori, spettacolo e gossip e molto meno di politica, economia e affari giudiziari…più o meno come accade già oggi in TV.

Credete sia un caso? Io no. Sono convinto che l’obiettivo scientificamente perseguito nel Palazzo resti sempre lo stesso: trasformare la Rete in una grande TV.

P.S.

Ricevo e volentieri diffondo questo comunicato stampa dei Senatori Vita e Vimercati attraverso il quale si annuncia la presentazione di un disegno di legge abrogativo del comma 29:

INTERCETTAZIONI, VITA E CASSON (PD), “BAVAGLIO SULLA RETE”
Dichiarazione dei senatori del Pd Vincenzo Vita e Felice Casson

“Tra i tanti passaggi liberticidi e censori del maxiemendamento sulle intercettazioni ce n’è anche uno devastante per la rete. Infatti, per ciò che attiene alla ‘rettifica’, si equiparano i siti informatici ai giornali. Ciò significa rendere la vita impossibile per le migliaia di siti e di blog, che rappresentano un’altra era geologica dei media. Un nostro emendamento al riguardo non ha potuto essere discusso perché la fiducia taglia tutto. Ma la destra televisiva o non lo sa o, probabilmente, ha voluto approfittare di simile occasione per mettere le mani dove ancora non era riuscita a farlo. Non finisce qui. Intendiamo presentare, d’intesa con i colleghi della Camera dei deputati, un disegno di legge seccamente abrogativo della seconda parte della lettera a del comma 29 che recita: “per i siti informatici sono pubblicate entro 48 ore dalla richiesta…”. Appunto, dimenticando che la rete è proprio un’altra cosa”.
Roma, 10 giugno 2010

16 COMMENTS

E’ possibile avere un elenco delle persone che hanno votato contro ?

Vorrei mandare loro un ringraziamente personale, agli altri penserà la folla a “ringraziarli”

Ciao,
ho molto apprezzato quanto da te scritto. Se permetti diffondo la notizia anche sul nostro blog http://www.coffeefarm.it.
Grazie ancora.
Ciao
Andrea

Purtroppo ho un blog e la cosa sembra preoccupante non poco… è indecente quello che stanno facendo…. dopo questa legge chi si occupa abitualmente di politica secondo loro di cosa dovrebbe parlare? dell’ultimo vestito della Bonino? il prossimo passo quale sarà? la galera per chiunque dissenta dal regime? dovrebbero VERGOGNARSI!!

e se la notizia in questione (quella da rettificare) è stata pubblicata da milioni di persone nel mondo, su facebook, per esempio, cosa fanno?

Ma non è eccessivo allarmismo?
Se mi chiedono una rettifica sul blog, basterà un post che dice \\"mi è stata richiesta la rettifica\\".
Il problema al massimo è la mancanza della possibilità di commentare la rettifica, magari per dire che si hanno le prove.

Queste rettifiche, se fatte mettendo in chiaro che si è obbligato, verranno tenute in ben poca considerazione dai lettori…

Per quanto riguarda facebook, il post uno lo pubblica come fa con gli altri (tra cui quello incriminato), poi se pochi lo forwardano non è colpa del blogger.

Credo che tu sappia già come la penso, Guido. La frattura democratica di questo paese è profonda, al limite dell’insanabile. Questo provvedimento normativo ne è solo l’ultimo esempio. Solo una reazione compatta della società civile può cercare di porvi un freno, ora. Ci sono stati sottratti, pian piano, tutti gli strumenti di democrazia diretta e partecipativa. Per l’ennesima volta le menti illuminate cercano di far luce tra le ombre: l’editoriale di oggi di Gustavo Zagrebelsky, “Se la norma infrange il diritto”, ne è un lucido e colto esempio. Ma è necessario agire, non solo reagire. Parlare, manifestare, farsi ascoltare lì dove più c’è possibilità di cambiare le regole del gioco. Siamo tutti molto stanchi di doverci continuamente difendere, come cittadini, come brogger, come scrittori, come giornalisti. Stanchi di doverci difendere dalle norme che dovrebbero essere ‘secondo diritto’. Non smettiamo di parlarne e di confrontarci. E speriamo che serva.

ma per coloro che non sono esperti di blog o post che non hanno la pratica informatica di un blogger diventera’ impossibile leggere notizie al di fuori del coro.

per la tv il cielo e’ sempre sereno e la vita e’ bella, sul blog posso vedere la faccia dell’altra medaglia.

se passasse questa legge dovrei andare in un sito estero per leggere notizie dell’italia? ma non sono una esperta, sono una che appena si collega su internet rende visibile il proprio ip e senza liberta’ di andare nei blog avrei paura nella navigazione.

una volta c’era radio londra ora cosa/dove potrei andare?

Evidentemente il nostro non è un paese così civile come sembra, senza opinione pubblica che si indigni, senza che nessuno si ribelli quando i propri diritti vengono calpestati: forse è la mentalità mafiosa che ha avuto il sopravvento e la paura della gente onesta, la paura di “dissentire”, la paura delle conseguenze e ritorsioni che può avere nella propria vita una idea o voce “fuori dal coro”.
Questo è quello che ho sempre vissuto nel quotidiano: non è mai esistita una vera libertà in Italia, un vero dialogo, un vero rispetto delle idee altrui…e ora, dopo le leggi ad personam, con le “leggi-intimidazioni” non sapremo più nulla…che tristezza per la nostra democrazia!

Per altri, che sono in condizioni ben peggiori delle nostre, è pensato il progetto FreeNet:

http://freenetproject.org/

@ Guido Scorza
Il problema più grave è che, operatori a parte, la maggior parte dei nostri concittadini non si rende conto delle gravi ripercussioni di questo disegno di legge; e non parlo solo della Rete, che vive vicissitudini legislative che rasentano ogni volta il ridicolo.
Come ricordava Lei, infatti, e come non mi stancherò mai di ripetere anche io, la libertà d\’informazione è la misura del livello di democrazia di uno Stato.
Ed il ddl sulle intercettazioni rappresenta uno dei più gravi attacchi alla nostro regime democratico (o presunto tale).
Tuttavia gli italiani, accecati nella ragione e nel senso critico, si limitano a seguire passivamente i lumi gentilmente offerti dall\’attuale classe politica italiana, senza porsi domande, senza comprendere i numerosi problemi che ci attanagliano.
Non reagire alla distruzione della libertà d\’informazione, non chiedere regole giuste ed eque significa vivere la realtà in maniera immatura.
Perchè, in fin dei conti, il problema è rappresentato proprio dall\’immaturità del nostro popolo.
Ed il rischio che reca in sè questo decreto, è quello di aggravare ancora di più l\’anomalia di una nazione che, anzichè evolversi, regredisce nuovamente verso lo stato di natura.
Non poter informare e non poter essere informati liberamente e correttamente significa porre le basi per una grave distorsione nella percezione della realtà.
Ciò di cui abbiamo bisogno è un cambiamento profondo e radicale della politica italiana, realizzato da uomini liberi e illuminati (illuminati davvero e non inebetiti dalla nostra tv spazzatura); un cambiamento che possa portare l\’Italia a riconoscersi come popolo e a scoprire, tra le proprie mani, gli strumenti di una rivoluzione culturale.
Il mio auspicio, nel giorno della \"morte\" della libertà d\’informazione, è che gli Italiani, quelli ancora dotati di autonomia di pensiero, facciano sentire le loro voci in un coro che restituisca compattezza all\’Italia, ponendosi come fronte unito contro la \"politica degli interessi di parte\".

SEMBRA CHE PER IL DECRETO DDL INTERCETTAZIONI ABBIANO FACCIA MARCIA INDIETRO SE NE PARLERA’ A SETTEMBRE? VI RISULTA?

Mussolini nel suo testamento disse che lui non aveva creato il fascismo…l’aveva tratto dalla coscienza degli italiani.
Questi fanno su per giu’ la stessa cosa.

Ci sarebbe tanto da dire sulla legge bavaglio…ho letto che questa legge gira da quando c’era il governo Prodi….e’ vero? ma se fosse vero allora sarebbero tutti d’accordo….ma allora cosa puo’ fare il popolo Italiano?

intanto, fino a quando non è legge, occore aumentare la mobilitazione. ho riportato questa pagina sul mio blog http://www.lacrisi2009.com Grazie al dott. Scorza per l’impegno, saluti francesco zaffuto

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