A volte non capisco o, forse, mi sforzo di non capire, non credere e non accettare che la realtà sia proprio come i fatti la raccontano.
L'Unione Europea, ormai da anni, non perde occasione per richiamare l'attenzione dei Paesi membri sull'importanza di diffondere la banda larga presso fasce sempre più ampie della popolazione data la centralità di tale risorsa per lo sviluppo del Vecchio Continente e per l'accesso di tutti i cittadini europei all'esercizio dei diritti civili e politici.
Le Istituzioni nazionali riconoscono serenamente che nel nostro Paese il fenomeno del Digital Dvide è un fenomeno con dimensioni preoccupanti: circa 4200 comuni italiani su 8100 non sono raggiunti dalla banda larga per un totale di circa 7 milioni di cittadini ovvero il 12% della popolazione totale.
Nel 2004 il Ministero delle comunicazioni ha costituito una società di scopo, la Infratel Italia S.p.A. con la mission specifica di abbattere il digital divide, diffondendo la Banda larga.
A giudicare da quanto riportato nel sito di Infratel Italia, quest'ultima starebbe lavorando ed investendo senza risparmio di energie e risorse: 60 milioni di Euro per investimenti, funzionali alla diffusione ed all’ampliamento di molteplici opportunità di sviluppo economico per i territori disagiati già nel contesto delle fasi d’attuazione, avvio di oltre 130 cantieri di scavo e posa in opera di reti di telecomunicazioni in fibra ottica, relativi a circa 1.100 km d’infrastruttura a banda larga in fase d’implementazione, acquisizione ed integrazione, nell’ambito delle fasi d’attuazione del Programma Banda Larga con nuove reti di telecomunicazioni strutturate, di circa 30 milioni di euro di risorse finanziarie ulteriori rispetto alla dotazione attribuita dall’Amministrazione Centrale, grazie alle fasi di cooperazione istituzionale e progettualità congiunta con le amministrazioni regionali di Puglia e Basilicata.
Questo per non parlare del fatto che la società del Ministero delle Comunicazioni, avendo, evidentemente, poco da fare nel nostro Paese sembra impegnata con successo anche in ambiziosi progetti all'estero.
Faccio finta di credere a questi dati anche se mi riesce difficile credere che tanto impegno e 90 milioni di Euro non siano valsi almeno a migliorare la situazione della diffusione della banda larga nel nostro Paese che, invece, lo stesso Presidente dell'AGCOM della sua ultima relazione annuale ha dovuto giudicare preoccupante.
C'è però un aspetto che non capisco o meglio - come detto - non voglio capire.
Perché il Ministero delle Comunicazioni mentre investe milioni e milioni di Euro per dichiarare guerra al Digital Divide, disponendo poi di un'eccezionale tecnologia come quella Wi Max per superare finalmente il divario digitale si lascia sfuggire l'occasione e predispone un bando di gara dichiaratamente anti-digital divide attraverso il quale consegna tale tecnologia ai soggetti meno interesssati, per antonomasia, alla diffusione di questa straordinaria tecnologia?
Non sarebbe stato, non dico meglio ma, almeno, più logico che il ministero riservasse qualche frequenza alla sua Infratel S.p.A. affinché le utilizzasse per coprire - al di fuori di ogni logica economica - quei 4200 comuni e 7 milioni di cittadini che i protagonisti del mercato TLC ritengono, evidentemente, antieconomico servire?
Misteri d'Italia, Misteri di Stato o forse, semplicemente, realtà difficili da accettare.





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