Gaia Bottà, in un pezzo di questa mattina per Punto Informatico racconta di come, a sei mesi dalla “promessa” assunta con il famigerato Decreto Bondi firmato il 30 dicembre dal Ministro dell’industria culturale (con la “c” piccola) italiana ma non certo della nostra Cultura (con la “C” maiuscola), il Governo abbia finalmente deciso - guarda caso ad un pugno di ore dall’udienza di discussione dinanzi ai giudici amministrativi sulla legittimità del decreto che si terrà domani - di istituire la Commissione cui è affidato il compito di “monitorare le dinamiche reali (n.d.r. evidentemente ci si è finalmente resi conto che quelle assunte a presupposto dell’attuale sistema di tassazione non sono reali!) del mercato dei supporti ed apparecchi interessati dal prelievo (n.d.r. guai a chiamarla tassa!) per copia privata e di formulare proposte ai fini dell’aggiornamento” dello stesso Decreto Bondi.
Sarebbe una buona notizia se non fosse per la decisione inaccettabile assunta dal Ministero di non assegnare neppure uno strapuntino al tavolo della Commissione, ad un rappresentante dei consumatori ovvero di coloro che, più di ogni altro, sono in grado di pronunciarsi circa le effettive modalità di utilizzo dei supporti e dispositivi tassati e che, in ogni caso, costituiscono le “vittime” ultime del perverso meccanismo di tassazione della tecnologia per il sostentamento dell’industria audiovisiva.
Come sempre, in Italia, cittadini e consumatori, sono chiamati a pagare le tasse senza neppure meritarsi di essere invitati ad un tavolo a rappresentare il proprio punto di vista.
In Francia, dove pure l’equo compenso è al centro di un vivace dibattito, la Commissione cui la legge demanda l’individuazione dei supporti e dispositivi ai quali applicare l’equo compenso, è costituita, per legge appunto, per 1/4 da rappresentanti dei consumatori.
Ecco quanto stabilisce l’art. L311-5 del codice della proprietà intellettuale:
Les types de support, les taux de rémunération et les modalités de versement de celle-ci sont déterminés par une commission présidée par un représentant de l’Etat et composée, en outre, pour moitié, de personnes désignées par les organisations représentant les bénéficiaires du droit à rémunération, pour un quart, de personnes désignées par les organisations représentant les fabricants ou importateurs des supports mentionnés au premier alinéa du précédent article et, pour un quart, de personnes désignées par les organisations représentant les consommateurs.
Non credo serva aggiungere altro.
E’ ovvio, tuttavia, che l’italico approccio non favorisce il raggiungimento di alcun “patto sociale” tra industria dei contenuti e consumatori e, al contrario, non fa che acuire ed esasperare la contrapposizione tra le parti.
E’, pertanto, auspicabile che al Ministero ci ripensino in fretta, invitando i consumatori a sedersi al tavolo della neo-istituita commissione.





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