Ho già scritto che questo blog è, essenzialmente un diario nel quale annotare ed attraverso il quale condividere riflessioni e considerazioni di carattere giuridico e/o legate alla politica dell'innovazione e che scrivo spesso scendendo da un treno o salendo su un aereo cercando, ovviamente, per quanto possibile, di approfondire e chiarire i problemi che di volta in volta mi trovo ad affrontare ma senza, per questo, alcuna pretesa di esaustività o, piuttosto, di proporre certezze e verità inconfutabili.
Nelle ultime ore, tuttavia, il blog è stato letteralmente preso d'assalto dal popolo dell'innovazione a caccia di risposte e soluzioni sulla vicenda dell'Android Challenge.
Sono segnali positivi, sintomi di una grande vivacità dell'internet italiana e di una grande attenzione del pubblico e, oggi, anche dei mass media tradizionali, ai temi dell'innovazione.
Sento, tuttavia, il dovere di chiarire per rispetto verso il genere di informazione in cui credo che la mia posizione sull'Android Challenge è, evidentemente, frutto esclusivamente di ipotesi e congetture circa la genesi dell'esclusione del nostro Paese dal contest lanciato da Big G.
Non ho certezze su quanto accaduto né sulla soluzione giuridica prospettata che, evidentemente, muove da un determinato presupposto: quello secondo cui Google sarebbe pervenuto a tale decisione sulla base della vigente disciplina in materia di manifestazioni a premi.
Non vorrei, quindi, che un incidente di percorso - amesso che vi sia stato - polverizzasse la bontà di un'importante iniziativa e di una chance per tanti giovani (e meno giovani) talenti.
In attesa, pertanto, che dal quartier generale di Google arrivino smentite o conferme circa l'esclusione dell'Italia dalla competizione credo che dalla vicenda si possa trarre un importante insegnamento: in Italia c'è sete di innovazione e c'è tanta gente che ha voglia di mettere in gioco le proprie idee.
Serve soltanto qualcuno che - come Big G - creda che la Rete può rappresentare un importante strumento di innovazione e che sia disponibile ad investire perché ciò avvenga.
Comunque vada a finire la vicenda - scriverlo dopo l'eventuale riammissione dell'Italia al contest sarebbe troppo facile ! - pertanto, bisogna riconoscere a Google di aver, ancora una volta, dato prova di credere in un'innovazione che viene dal basso e che, nella società dell'informazione, rappresenta un fenomeno di massa per la massa.





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