Pubblico in anteprima un pezzo per Punto Informatico e che, sfortunatamente, conferma le preoccupazioni di questi giorni sullo stato - e sul futuro - della libertà di informazione in Rete.
E’ “solo” una delle tante storie italiane che mi vengono - ormai quasi quotidianamente - segnalate ma l’ho trovata straordinariamente sintomatica di una preoccupante tendenza e, prima di me, anche se sotto altri profili, altrettanto sintomatica l’hanno, evidentemente, trovata Luca Sofri su Il Post e Leonardo.
E’ successo di nuovo. E’ stato disposto il sequestro di un intero blog nell’ambito di un procedimento penale volto ad accertare se attraverso un pugno di post sia o meno stata posta in essere una diffamazione.
Il Dr. Giancarlo Mancusi, lo stesso Pubblico Ministero in forza presso la Procura della Repubblica di Bergamo, già protagonista del rocambolesco sequestro della Baia dei Pirati, questa volta, ha chiesto, ottenuto ed eseguito il sequestro de www.il-giustiziere-lafabbricadeimostri.blogspot.com, un blog di Stefano Zanetti, sociologo e blogger.
Ancora una volta - esattamente come già accaduto nella vicenda di The Pirate Bay - il Giudice, accogliendo l’istanza del PM ha ordinato il sequestro preventivo del blog “disponendo che i provider operanti sul territorio dello Stato italiano inibiscano ai rispettivi utenti l’accesso all’indirizzo www.ilgiustiziere-lafabbricadeimostri.blogspot.com, ai relativi alias e collegamenti URL presenti e futuri rinvianti al sito medesimo, nonché all’indirizzo IP statico che al momento risulta associato ai predetti nomi e collegamenti URL ed ad ogni ulteriore indirizzo IP statico associato ai nomi stessi”.
Il PM, tuttavia, questa volta, si è, forse, reso conto di aver esagerato nella richiesta e, rilevato che l’esecuzione integrale del provvedimento avrebbe potuto comportare “l’oscuramento dell’intera piattaforma blogspot con ogni conseguente ripercussione - di segno negativo - sui numerosi blog estranei alle condotte criminose contestate”, nel dettarne le misure di attuazione, ha, fortunatamente, ritenuto di limitare l’esecuzione del sequestro “- al momento - (n.d.r. quasi si riservasse, in un momento successivo di non accontentarsi ed andare oltre) all’oscuramento del blog interessato dal provvedimento cautelare”.
Anziché ordinare a tutti i provider italiani di rendere inaccessibile il blog, quindi, il PM ha chiesto alla Guardia di Finanza di ordinare a Google di “inibire l’accesso al blog oggetto di sequestro e soltanto ad esso”.
Detto, fatto. Il blog di Stefano Zanetti è attualmente irraggiungibile e chiunque provi ad accedervi si vede, semplicemente, rispondere da Google: “il blog che stavi cercando non è stato trovato“.
Sarà il processo - come è giusto che sia - a far chiarezza sulla sussistenza o meno della diffamazione contestata al Dr. Zanetti ed ad accertare la sua eventuale responsabilità ma, ora, il punto è un altro.
Il PM con il suo provvedimento - nonostante la “nobile” preoccupazione di risparmiare l’oscuramento all’intera piattaforma blogspot ed ai milioni di blog su di essa ospitati - ha reso inaccessibili centinaia di post già pubblicati sul blog oggetto di sequestro in anni di attività e, soprattutto, precluso a Stefano Zanetti di poter continuare a dire la sua e, quindi, manifestare liberamente il proprio pensiero salvo, ovviamente, rispondere di eventuali abusi.
Si tratta di una decisione inammissibile e di un episodio - purtroppo non il primo nel nostro Paese - di inaudita gravità.
L’art. 321 del codice di procedura penale, infatti, prevede che “Quando vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati, a richiesta del pubblico ministero il giudice competente a pronunciarsi nel merito ne dispone il sequestro con decreto motivato”.
La “cosa pertinente al reato” suscettibile, nel caso di specie, di “aggravare o protrarre le conseguenze di esso”, tuttavia, sono evidentemente i singoli post che si assumono diffamatori e, certamente, non l’intero blog.
E’ un concetto semplice e, sorprende che sul punto continui ad esserci spazio per errori grossolani e fraintendimenti.
Disporre il sequestro di un intero blog e mettere a tacere un blogger, precludendogli di continuare a scrivere e dire la sua ha più il sapore di una sanzione preventiva - rispetto al processo - che di una misura cautelare ed è un po’ come se si stesse anticipando un giudizio addirittura sulla “tendenza a delinquere” del blogger ovvero a diffamare e, dunque, si ritenesse opportuno imbavagliarlo prima che offenda ancora.
Ancora una volta, l’informazione online è trattata da “figlia di un Dio minore”: sempre più obblighi ed oneri sulle spalle di blogger e web tv e sempre meno diritti e libertà.
Proprio negli ultimi giorni, infatti, si sono registrati almeno due inquietanti episodi sintomatici di tale tendenza.
Dapprima l’AGCOM nel pubblicare i regolamenti di attuazione del Decreto Romani ha manifestato l’intenzione di pretendere più o meno da chiunque diffonda contenuti audiovisivi online la richiesta di un’autorizzazione, il pagamento di un importo di 3000 euro e, quindi, l’adempimento di tutta una serie di stringenti obblighi burocratico-amministrativi nonché del famigerato obbligo di rettifica di cui alla vecchia legge sulla stampa.
Nei giorni scorsi poi, l’On. Bongiorno, Presidente della Commissione Giustizia della Camera, dichiarando inammissibili gli emendamenti al comma 29 del c.d. DDL (anti) intercettazioni, ha reso ancor più attuale il rischio che la norma divenga, presto, legge e, che, di conseguenza, l’intera blogosfera italiana si ritrovi assoggettata all’obbligo di rettifica “sotto minaccia” di una sanzione fino a 12 mila e 500 euro, ovvero, la stessa che la legge prevede per gli editori.
Sempre più obblighi, doveri e, dunque, disincentivi ad informare per passione e non per mestiere ed a dire la nostra e, ad un tempo, sempre meno diritti.
Il sequestro anche di una sola pagina di un giornale è precluso addirittura dalla carta costituzionale mentre il sequestro di un intero blog si avvia a diventare nel nostro Paese - proprio come in Cina ed in pochi altri regimi totalitari - la regola.
Occorre ripristinare senza ritardo quel principio vecchio ma immortale contenuto nell’art. 19 della dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo e del cittadino, secondo il quale “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.” salvo, naturalmente, rispondere degli eventuali abusi.
Il punto è esattamente questo: non si tratta di sollevare la blogosfera da ogni responsabilità e riconoscerle il diritto di violare gli altrui diritti ma, piuttosto, garantire, senza esitazioni né incertezze, a tutti i cittadini italiani, il diritto di usare la Rete per dire la loro e diffondere le loro idee.
Sembra facile e, forse, persino ovvio ma, sfortunatamente, dopo anni di TELE-COMANDO non è così ed in molti, forse troppi, continuano a pensare che la Rete possa accendersi e spegnersi con un pulsante come una TV e che la scelta debba dipendere dai soliti noti.






on Lug 24th, 2010 at 10:01 pm
Guido, parli sempre di blogosfera, ma la diffamazione si può fare anche con uno status su Facebook. In questo caso che accade?
Nicola
on Lug 24th, 2010 at 10:57 pm
Ho letto i commenti “incriminati” sul fu blog e francamente mi pare ridicola la censura, specie considerando ben altri blog ancora tenuti impunemente su blogspot in barba a decine di segnalazioni; confido che la giustizia farà il suo (giusto) corso e che magari sarà Frassi a dover contenere le sue posizioni ultraforcaiole <_<…
on Lug 25th, 2010 at 5:32 am
Ho fatto un video usando questo articolo, naturalmente citandoti e postando il link a questo articolo.
Sempre in gamba Guido
on Lug 25th, 2010 at 7:18 am
Caro Scorza,
è proprio sicuro che De Andreis le pubblicherà questa apologia dell’apologia dei reati di pedofilia in rete?
Il Giustiziere non è un blogger, ma un sociologo indagato per tentata subornazione dei minori che hanno condotto il pedofilo di Reggio Emilia ad una condanna a 9 anni di reclusione.
Porto a sua conoscenza che per perfezionare l’identificazione di un violento stalker ai danni miei e della mia famiglia io consegnerò questo suo scritto alla Autorità Giudiziaria.
Third_Eye del commento del 24 luglio alle ore 10:57pm è il porno stalker che è stato caricato sulle mie spalle per l’operazione di dossieraggio di un avvocatuccio sardo che certamente lei conosce e della società del porno che egli rappresenta.
Cordialità
Loredana Morandi
on Lug 25th, 2010 at 10:38 am
i P.M. d’assalto che operano con poca ragione d’intenti non mi sono mai piaciuti,quando poi perpetuano nell’errore men che meno,non so mi dà l’idea che lo facciano con cognizione di causa,SI,la loro personale,senza prima controllare se effettivamente ci sono i presupposti per…fatto salvo poi fare retromarcia,nel frattempo chi ha subito eventuali doli se la prende in quel posto,non so,propio non capisco questi soggetti
on Lug 25th, 2010 at 12:35 pm
ma quando il processo al berlusca???
on Lug 25th, 2010 at 1:35 pm
ho costruito un gadget con un link a questo post,
saluti francesco zaffuto http://www.lacrisi2009.com
on Lug 25th, 2010 at 3:02 pm
Attento al personaggio “Loredana Morandi”, faccia una ricerca su google oppure chieda direttamente alla redazione di PI.
http://dunadicacca.blogspot.com/2009/11/sos-loredana-morandi.html
http://punto-informatico.it/1243858/PI/Lettere/punto-informatico-covo-del-cybercrime.aspx
on Lug 25th, 2010 at 4:03 pm
La signora Morandi probabilmente ha dimenticato di firmarsi con questo link, perdonatela e non preoccupatevi se non l’avete riconosciuta.
http://punto-informatico.it/1243858/PI/Lettere/punto-informatico-covo-del-cybercrime.aspx
Messe da parte le cose tristi, grazie per l’articolo, l’ho trovato ben informativo.
on Lug 25th, 2010 at 4:46 pm
La signora Morandi, dovrebbe stare zitta, invece di vomitare veleno a casa, come il suo solito (il celebre caso dei deliri contro punto informatico, dovrebbe far capire che personaggio sia).
Tra l’altro da quando un sociologo, non può essere un blogger ? Mah, misteri…
Scusate l’intrusione, ma sono uno dei tanti diffamanti della Morandi
on Lug 25th, 2010 at 5:19 pm
Gli eterni controllori che sono abituati a controllare il mondo attraverso una cultura basata sulla scarsità (a privilegio di pochi) sono sgomentati da questa nuova cultura benefica basata sull’abbondanza di risorse. Proveranno in tutti i modi ad ostacolare il progresso ma fermare il World Wide Web è come costruire i cancelli sul mare. Nonostante questo, sequestrare un intero blog, per un paio di articoli incriminati è un abuso di potere ammissibile solo in un paese che non apprezza la libertà di parola e di espressione.
on Lug 26th, 2010 at 6:34 am
Se avete la sventurata idea di cliccare sul link della Morandi potrete leggere come attacca direttamente Guido Scorza.
Per evitare di darle ulteriori views, riporto qui l’articolo invitando l’amico Guido non solo ad ignorare le sue minacce e sparate ma ad adire direttamente le vie legali esattamente come tutti gli altri diffamati dalla “signora” (??) Morandi.
Guido Scorza e la Libertà dei Criminali in Rete
Guido Scorza è un avvocato che scrive con Punto Informatico, la testata giornalistica in rete famosa per aver dato corso in questi anni alla pubblicazione di centinaia di eventi dannosi occorsi ai siti web dell’associazionismo italiano, specie se seriamente impegnato sul fronte dell’antipedofilia, tramite i propri forum e i propri articoli.
Guido Scorza è anche un blogger della rete che ha contattato una associazione ebraica internazionale come Avaz e si è fatto pubblicizzare “nome e cognome” con i potenti mezzi del socialnetwork sulla presunta libertà della rete in Italia.
Ciò senza nessun altra rappresentanza che quella di un recente convegno a Roma, dove hanno partecipato alcuni “radicali emo” (membri delle associazioni radicali, dediti alla sofferenza e cultori del suicidio), più quella dei trombati e dei futuri trombati della politica italiota, più i Grandi Nomi di ogni nefandezza o reato per la produzione e distribuzione nostrana di pornografia mascherati dall’abito social di esponenti di spicco del peer to peer. I servi padroni del Monopolio di Pirate Bay in Europa, gentile omaggio economico dei pedofili nazifascisti che sostengono i tre della baia.
Avrei potuto intervenire presso Avaz con una solenne cazziata in forma di comunicato data in 4 - 5 - 6 lingue e sparata verso l’intero associazionismo internazionale, ma non l’ho fatto e dite grazie per questo. Ma la mia pazienza ha un limite.
Guido Scorza è un blogger avvocato e giornalista con mezzo metro di pelo sullo stomaco e si può battere perché è “forte di carattere”, si veda la recente sentenza di Cassazione sulla moglie “forte” e non “intimorita” dalle violenze familiari, che nella fattispecie del personaggio corrispondono all’ambiente socio economico sopra descritto.
Alla luce di ciò l’ultimo articolo di Guido Scorza si adatta addirittura a quell’antico detto: “Batti tua moglie rientrando a casa, lei sa di averlo meritato”. E chi c’è dietro.
Eh si, perché a nessun giornalista o giornalaro del web è permesso di manipolare l’informazione, come in quell’articolo in cui si definisce solo “blogger” il sociologo consulente di parte del pedofilo condannato per abusi ai danni di minori a 9 anni di reclusione del processo di Reggio Emilia.
Il Giustiziere, infatti, non è un blogger comune ed è bene che Google non riattivi mai più il suo scrittoio telematico, ovvero una collezione di nefandezze scritte contro centinaia di magistrati, pubblici ministeri, giudici, gip, procuratori della repubblica, ufficiali di Finanza o Carabinieri che hanno lavorato a casi TUTTI VERI di pedofilia inneggiando al fior fior dei criminali psicopatici condannati fino al terzo grado di giudizio.
Allo stato mi risulta che egli sia indagato e non prosciolto per la tentata subornazione dei minori vittime di abusi sessuali, la cui testimonianza ha condotto alla sentenza dei 9 anni.
Così, in quell’articolo si tratta di una libertà che è indifferente alla libertà della rete, anzi che ne rappresenta la più grave, violenta e volgare sopraffazione.
Chi scrive, minacciata efficacemente di morte da un blog di Google aderente al circuito del porno peer to peer che sfruttava Unina, ha denunciato quell’uomo in quanto vittima dei reati “accessori” e dell’esperimentazione posta in essere dal noto sociologo in rete, che si trovò come partner dei “commerciali” esperti in “clonazioni”, avendo già istigato la clonazione di Frassi e rendendosi partecipe della operazione di dossieraggio ai danni di Morandi, onde contribuire alla subornazione della sua testimonianza sullo scandalo del Server Unina, di proprietà dello Stato presso Università Federico II di Napoli utilizzato per la creazione dei gruppi di power share delle reti edonkey e torrent.
Così domando: vogliamo parlare di libertà o di commercio e mero clientelismo?
E’ per questo e per evitare ogni tipo di futuro rapporto clientelare con il porno stalker collocato sulle mie spalle da un avvocatuccio sardo del porno, che ho avvisato il “giurista telematico”. L’omesso controllo è un reato e certo lo Scorza, con le conoscenze che ha, ne è perfettamente informato. Mentre io, per perfezionare l’identificazione dello stalker violento, consegnerò all’Autorità Giudiziaria lo scritto presente sul sito di Scorza come quello presente sul sito di Mantellini con i dovuti riscontri sul blog delle minacce di morte rivolte alla mia persona.
Avviso: Scorza, per le affermazioni dello stalker criminale, lei è già efficace testimone della mia tentata subornazione in merito ai reati connessi con lo sfruttamento del Centro Elettronico di Università di Napoli ad opera di 3 società commerciali.
E’ con grande delusione che devo dire come negli anni, io abbia dovuto vedere quanto di più volgare e violento sia divenuto ciò che è reale prodotto di una antica “netiquette” gestita da giuristi, durante la conversione degli stessi al web 2.porno (si legge: due punto porno).
Non sono l’unica a dire che di Libertà si parla troppo, c’è una ammissione storica della Federazione Nazionale della Stampa a supportarmi, ma quelli che gridano più forte e in modo più volgare hanno a cuore il soldo per il soldo e non la democrazia o la civiltà.
Loredana Morandi
Allegato: la pagina contenente il commento dello stalker
[qui c'era uno screenshot rubato da questa pagina]
on Lug 26th, 2010 at 7:03 am
Trascorse alcune ore dalla pubblicazione di tutti i commenti ho appena fatto il mio quarto salvataggio di questa pagina.
In questo momento Scorza lei pubblica:
a) una parte cospicua del dossieraggio ai miei danni;
b) il porno attore che si presta come stalker ufficiale ai miei danni e ai danni della mia famiglia e degli Artisti che rappresento;
c) il clone in violazione art 494 cp e seguenti del dott. Massimiliano Frassi;
d) l’ennesima diffamazione nei confronti di un pubblico ministero che personalmente ritengo essere una persona eccezionale;
e) la violenta e volgare violazione delle mie libertà personali ad opera del dott. De Andreis ai miei danni.
A questo punto ella dovrebbe chiarire di chi sono le libertà che lei propugna in rete e se queste non sono quelle della “cricca” dei venditori di pornografia con i quali intrattiene rapporti noti.
Esprimo i miei più sinceri dubbi sul fatto che De Andreis le pubblichi mai questo pezzo.
Già che c’è le sarei grata se volesse imporre a De Andreis la cancellazione immediata ai sensi dell’articolo 7 legge sulla privacy e art. 8 Legge 47 8 febbraio 1948 sue successive modifiche ed integrazioni dello scritto sopra linkato che contiene 1341 testi di insulti e volgarità a me rivolti.
Questa richiesta ha titolo esecutivo e forza di Legge.
Punto Informatico inoltre è testata giornalistica registrata al numero 31/96 del Tribunale di Roma. In quanto edizione commerciale piena di pubblicità è da rilevare inoltre la evidente violazione degli articoli del DL 70/2003 sul commercio elettronico operata ai danni di un privato cittadino.
Cancellare, grazie. La mancata cancellazione potrebbe evidenziare una precisa volontà al dolo della Editrice De Andreis nei miei confronti.
Cordialmente
on Lug 26th, 2010 at 9:39 am
Ci risiamo! Loredana Morandi alla riscossa in cerca di pubblicità per i suoi siti, blog e portali.
E’ da anni che questa se ne va in giro ad accusare tutto e tutti ed è nota la sua poca credibilità.
Invito il dottor scorza a lasciar perdere la “velona” (vista l’età) e ad andare avanti con la sua petizione.
con stima
on Lug 26th, 2010 at 10:36 am
NOTA PUBBLICATA IL 26 OTTOBRE 2009, non ancora riportante ultimi aggiornamenti.
Versione originale con allegati reperibile a questo indirizzo:
http://www.facebook.com/notes/informatici-atu-uffici-giudiziari/la-vera-storia-del-rapporti-tra-il-comitato-atu-e-loredana-morandi/180259622989
Loredana Morandi è entrata in contatto con il Comitato Informatici Atu a fine 2008, inviando una richiesta di ingresso nella mailing-list riservata ai soli informatici Atu, presentandosi come “blogger opinionista ed ufficio stampa di taglio nazionale”.
Fummo lieti di ciò, in quanto la nostra “conoscenza” della Signora si limitava alle sole notizie “ordinarie” (nonchè “innocue”, precisazione doverosa) di uno dei suoi tanti blog fotocopia.
In seguito, data la sua disponibilità, le fu chiesto se poteva “darci una mano”, così come nel corso degli anni lo abbiamo chiesto, con alterne fortune, ad una serie di soggetti di natura politica, sindacale, giornalistica, come rilevabile da una attenta lettura del nostro blog (http://blog.libero.it/comitatoatu) senza mai alcun problema susseguente, data la correttezza nostra e delle persone da noi interessate.
Non si può affermare che la Morandi non abbia mostrato capacità di “divulgazione” (anche se NON risulta essere una “giornalista”) ed il suo comportamento nei nostri confronti per diversi mesi è stato “normale” e sicuramente produttivo.
Il momento nel quale divenne rilevante fu quando il nostro maggior rappresentante dell’epoca, Giuseppe Di Spirito, venne estromesso dall’impiego in modo discutibile, notizia singolare che la Morandi riuscì a far uscire tramite il suo tam-tam su agenzie di stampa e molti giornali di Napoli.
Da quel momento si cementò una reciproca collaborazione assolutamente volontaria e gratuita (si chiarì pressochè subito che il nostro “fondo cassa” non ci permetteva granchè) tra alcuni rappresentanti del Comitato e Loredana Morandi, sfociata anche in rapporti amichevoli e confidenziali.
Sorvolando quindi su tutta la “luna di miele” arriviamo al momento del tracollo.
A fine Giugno 2009, durante la preparazione per un convegno sulla Giustizia a Caltanissetta che ci vedeva tra gli organizzatori, in particolare con il rappresentante Luigi Amico, ci fu una sorta di frainteso tra la Morandi ed un’altra nostra collaboratrice (sempre volontaria) la Dott.ssa Lidia Undiemi di Palermo, che già dona la sua consulenza alla LIDU ed all’ANLE (http://www.esternalizzati.it/) associazioni per diritti umani e supporto ai lavoratori coinvolti nei processi di esternalizzazione.
Senza che la questione fosse civilmente discussa, il coinvolgimento del Sig. Giorgio Ciaccio (impegnato in associazionismo, meetup Grillo etc) che avrebbe contribuito alla redazione di un documento tecnico http://giorgiociaccio.wordpress.com/2009/07/08/01072009-documento-progetto-proposta-alternativa-informatizzazione-della-giustizia/ nonchè già autore a Palermo delle riprese del precedente convegno (sempre gratis) non fu digerito dalla Morandi per motivi ancora oggi inspiegabili.
I suoi confusi strali rapidamente invasero la nostra mailing-list, pubblicando con disinvoltura conversazioni private senza l’autorizzazione degli interlocutori, per investire Lidia Undiemi (provocata fino all’esasperazione e reazione) Luigi Amico ed altri, in un crescendo caratterizzato da insulti, accuse sempre nuove ed un inarrestabile atteggiamento del tipo “se non sei d’accordo con me - sei un mascalzone anche tu”.
In tutto ciò fu impossibile trovare una mediazione, mentre noi si tentava di spegnere il fuoco, la Morandi informava -a nostra insaputa- di pretesi fatti “gravissimi” (ma quali?) diversi soggetti a noi vicini in ambito sindacale e della Magistratura (a cui proprio noi l’avevamo presentata a suo tempo) creando problemi relazionali di cui non avevamo certo bisogno.
Nello stesso tempo cominciò di punto in bianco a nominare insistentemente delle “fatture” da inviare a chicchessia, il “tariffario dell’ordine dei giornalisti” (pur non essendolo) ed un preteso “copyright” per il “materiale” a noi relativo, anche quello con cui lei non c’entrava -assolutamente nulla- se non “per conoscenza”, come la relazione realizzata col contributo di Lidia Undiemi (basandosi in parte sugli scritti del Dott. Carlo Sarzana di Sant’Ippolito) Giorgio Ciaccio, e nostro.
Sconcertati dal suo “mutamento” e dal fatto che improvvisamente pretendesse “diritti di veto” sulle nostre attività, si decise a malincuore di allontanarla dal Comitato (N.B. Lei va in giro a sostenere che “ci ha scaricati” ma è una delle invenzioni) come potete vedere qui (FOTO1)
A quel punto, assistendo già al nascere di una campagna diffamatoria nei nostri confronti su Facebook, cercammo di lasciarla in modo gentile, come potete leggere a questo link: http://blog.libero.it/comitatoatu/7352917.html ma a nulla servì, infatti la Morandi ritenne tale formula “gravemente diffamatoria” e minacciò come al solito denunce e ritorsioni, farfugliando sempre di pretesi copyright e di materiale di sua “proprietà” da cancellare.
A quel punto, a scanso di equivoci, decidemmo di eliminare tutti i links verso il suo sito presenti sul nostro, riferiti agli articoli fatti su di noi (e spesso solo grazie a contatti ed eventi a cui NOI l’avevamo autorizzata a partecipare a nome nostro, grazie al lavoro svolto da 5/15 anni nei palazzi di Giustizia, collezionando pubblici attestati di merito) sperando che bastasse.
Invece il 12 Agosto 2009 appare sul suo blog un articolo offensivo che parla di “diffamazione e sfruttamento di immagine” (?) “mobbing” (?) di una “sostituzione in sala” (di chi o di cosa non si sa, visto che la nostra relatrice non era lei, in quella occasione, tranne il suo “auto-nominarsi”) e mostrando alcune cose che “provano” semplicemente che vi è stata una RECIPROCA collaborazione, cosa ben nota a chi ci segue.
Nel contempo farfuglia di “raggiri” fatti da noi ai danni di persone che conosciamo da anni e di cui abbiamo stima e fiducia, ed accampa diritti sul filmato di “Pandora TV” http://www.youtube.com/watch?v=qUUQiUiigF0 lasciando sconcertati gli stessi giornalisti ed il collega Giuseppe Marcialis (appena licenziato e fautore insieme con un’altra persona del contatto con Pandora) semplicemente perchè mesi prima ci aveva dato il contatto di UN ALTRO giornalista della Web-Tv (come si evince persino dalla email che pubblica sul suo blog come pretesa “prova” a suo favore) senza che si fosse concluso alcunchè a quel tempo.
Marcialis, per il solo sostenere la verità, ovviamente verrà in seguito inserito nella personalissima lista dei “criminali” della Morandi, in diretta su Facebook, cosa di cui qualcuno pubblica tracce qui: http://img200.imageshack.us/img200/8524/luryfaccialibrouff.png.
Sarebbe troppo lungo stare dietro a tutte le sciocchezze che produce su di noi (e non solo), fatto sta che tra l’altro parla di un “pagamento mai ricevuto” sapendo benissimo che MAI abbiamo fatto accordi in tal senso e le questioni “monetarie” son sempre state lasciate alla buona volontà e le modeste possibilità di ognuno.
Per pura coscienza e gratitudine, prima che andasse via, pur se già in rotta di collisione, le facevamo 2 bonifici (da C/C a C/C FOTO2a e 2b) per comprensivi 459 euro, quasi il 40% del nostro fondo cassa, come “rimborso” forfettario per una serie di spese sostenute durante la nostra conoscenza.
Somma comprensiva del cameraman per l’intervista alla Senatrice Armato e non comprensiva di altri 80 euro dati da NOI direttamente alla cameraman per le riprese alla Giornata della Giustizia a Napoli ed il cui filmato, consegnato in buona fede direttamente alla Morandi, non sappiamo che fine abbia fatto.
Ci chiediamo se a tal proposito non si sia verificato anche un reato di “appropriazione indebita”.
Accortasi poi che abbiamo rimosso dal nostro account youtube (discretamente seguito http://youtube.com/neoatu) il filmato dell’intervista Armato, cambia di nuovo idea ed intima di “ripristinarlo immediatamente”.
Se non fosse tragico sarebbe comico, prima chiede di non usare materiale che la riguardi poi intima a qualcuno cosa DEVE trasmettere sul proprio channel.
Mentre assistiamo ai suoi scontri su Facebook con vari soggetti, e purtroppo anche a persone che in buona fede vengono suggestionate dalla sua parlantina, salvo poi amari pentimenti, decidiamo di inviarle formale diffida a nome di 4 persone per la rimozione del contenuti lesivi dal sito, pubblicando la stessa sul ns. blog con gli estremi oscurati, a tutela della SUA privacy http://blog.libero.it/comitatoatu/7670109.html
L’effetto è alquanto bizzarro, prima comincia a spammare sulla nostra pagina su Facebook (la cancelliamo subito) quindi rivelando -da sè- a migliaia di persone l’identità nascosta dietro la pecetta, poi siccome un altro blog a lei ostile nota e pubblica la stessa lettera http://biagioquotidiano.blogspot.com/2009/09/e-via-lennesima.html, comincia a favoleggiare che il ns. legale l’ha “scavalcata” ed “utilizzato un blog autore di minacce di morte” per inviarle la diffida, e che lo denuncerà per questo ed un’altra serie di reati assortiti e fantasiosi.
In realtà a quanto risulta ha semplicemente evitato di ritirare la lettera di diffida alla posta.
Indirizzando a persone incensurate gravissimi epiteti quali “mafiosi” o paventando vicinanze ad ambienti camorristici, la Morandi persevera quindi imperterrita in vari reati contro l’immagine e la privacy di diversi di noi, pubblicando corrispondenze riservate, dati personali e persino “confidenze” senza alcuna autorizzazione (alla faccia del codice deontologico dei giornalisti ai quali si illude di appartenere) ed utilizzando artatamente la recente conoscenza su FB (avvenuta proprio in seguito alla creazione del “Gruppo informativo su Loredana Morandi” http://www.facebook.com/group.php?gid=215570877691) di alcuni colleghi, in particolare il siciliano Luigi Amico (Luis Friend) con alcune “vecchie conoscenze” della Morandi come “Maxi Fasso” e “Sissimo Neuro” (accusati senza alcuna evidenza a noi nota di essere “pedofili omosessuali ricercati”) per proclamare un clamoroso “patto tra “criminalità siciliana e sarda”.
Ogni commento su ciò è superfluo.
In seguito ad una email “anonima” dove ognuno può leggere ciò che gli pare, favoleggia ulteriormente sulla vicenda, e per dovere di cronaca riferiamo di aver ricevuto anche noi una email anonima che dice che quella alla Morandi era un maldestro tentativo, dalla stessa frainteso, di stemperare il suo rancore verso alcuni singoli, ma nessuno onesto intellettualmente potrebbe ritenere bizzarre email anonime “prove” di alcunchè.
Che dire poi delle pretese 3 “raccomandazioni” a Giuseppe Di Spirito che cita e su cui scrive romanzi?
La prima è semplicemente una lettera della Morandi, scritta di getto e spontaneamente, a seguito dei lanci sulla stampa, alla società che aveva mancato il rinnovo contrattuale al collega, e per la quale è stata ampiamente ringraziata.
La seconda (della società stessa) è proprio il contrario di una raccomandazione, inviata al SOLO Giuseppe Di Spirito, avuta per la SOLA VISIONE dalla Morandi, MAI AUTORIZZATA a diffonderla (e invece l’ha pubblicata, con tanto di indirizzo di casa in chiaro) e della quale improvvisamente favoleggia che fosse “diretta a lei” (affermazione tragicomica).
La terza (di un “ex-deputato di AN”) è una lettera privata, assolutamente NON “intestata al Di spirito” e che nemmemo lo menziona (!), spedita da questo Avvocato ad un Sottosegretario del Ministero della Giustizia, caldeggiando la causa degli Atu in seguito ad un incontro con un gruppo di lavoratori.
Sono queste da definirsi “troppe raccomandazioni del Di Spirito”?
Ci vuole molta fantasia o “distrazione” per sostenere un titolone del genere.
E che dire dell’accusa di “hacking abusivo agli archivi del Ministero della Giustizia”?
Si tratta della perversa interpretazione ex-post di un discorso (sempre privato) ingenerato da alcune isolate proteste, in seguito all’invio della newsletter del Comitato Atu, nota ai più.
I dubbi ingenerati da questo incidente, incentrati sul chiedersi se sia spam o no l’invio -di carattere non commerciale- ad indirizzi email (standard, non secretati) di una pubblica amministrazione si son trasformati in un terribile reato di “hacking” nella mente della Morandi.
Per la cronaca, a suo tempo la pensava diversamente, tranquillizzando ed esortando a proseguire senza timore in questo tipo di operazioni, non sarà perchè a quel tempo le avrebbero giovato in notorietà? Chissà.
In seguito arriva a tirare in ballo un collega calabrese, Edoardo Triolo, che aveva avuto la (s)fortuna di conoscerla brevemente, tramite noi, dopo il suo -secondo- licenziamento e si inventa seduta stante che la professione del padre di Triolo (avvocato) sia venuta fuori in circostanze ingannevoli “nel mese di Giugno dall’avvocato del Di Spirito che si è tradito per evitare di pagarla”
A parte che anche in questo caso non si è MAI e poi MAI parlato di compensi per una attività svolta in maniera amichevole (tra l’altro dietro suoi continui “incoraggiamenti”) le fu raccontato pressochè subito e direttamente del padre di Triolo, come testimoniato in serene comunicazioni dell’epoca, tanto che dopo la pubblicazione di una email che comprovava ciò (FOTO) la Morandi si affretta ad “aggiornare” il suo articolo con una postilla: “…non ho mai più rammentato questo particolare da metà GIUGNO fino ad oggi…”. (FOTO4a e 4b)
Una pubblica accusa di INNOCENTI seguita quindi da una fin troppo frettolosa “rettifica”, in quanto le date ed i “modi” continuano a non collimare, come si può constatare!
Ecco un’altra email che già 2 mesi prima della data favoleggiata dalla Morandi prova ulteriormente come fosse a conoscenza del fatto che afferma di non aver saputo prima di Giugno: (FOTO5)
E dopo la prima falsità, aggiungerne un’altra, eguale e contraria, ossia che il comunicato avrebbe in modo premeditato “fatto pubblicità ad uno studio legale calabrese” semplicemente menzionando nome e cognome di una persona che ha perso il lavoro?
Quanti salti logici ci vogliono per arrivare ad simile enunciazione, continuando ad infierire su una persona già provate dalle sue vicissitudini?
A fine Settembre ci siamo decisi a reclamare educatamente presso il gestore svizzero del suo sito, subito ricevendo come reazione un articolo in cui lei scriveva di “danneggiamenti” e “minacce al provider” da noi messi in atto.
Ma in seguito sono piovuti diversi altri reclami, da altri diffamati.
Non sappiamo quindi se i gestori le abbiano chiesto di rimuovere il materiale ed abbiano ricevuto un rifiuto, o se l’abbiano allontanata direttamente.
Fatto sta che responsabilmente il suo account è stato disabilitato per le palesi enormità riportate a danno di molti, ed ora risulta trasferitasi presso un nuovo provider americano.
Improvvisamente dichiara ovunque con annunci roboanti a caratteri cubitali che avrebbe iniziato uno “sciopero della fame” dal primo di Ottobre 2009 contro i “danneggiamenti” subìti.
Come se nulla fosse se ne è semplicemente “dimenticata”.
Incredibile ma vero.
Altri reclami quindi sono stati inviati ai providers provocando nuove “sfuriate” autolesioniste della Morandi, indispettita tra l’altro da un convegno sugli ATU a cui parteciperanno Gioacchino Genchi, Sonia Alfano, Luigi de Magistris.
Per cercare, supponiamo, di spaventarci e “sabotare” l’evento, vengono inviati dalla Morandi vari fax e missive all’indirizzo di Procure, Segreterie Poliche, singole persone di vario ordine e grado.
Stiamo provvedendo a reperirli per inoltrarli ai nostri legali.
In queste missive vengono riportate le affermazioni senza alcun fondamento di cui abbiamo escusso.
Valga per tutte, per concludere, questa affermazione della Morandi fatta pubblicamente nella listacomitato, prima che ne venisse allontanata per le sue intemperanze, affiancata a ciò che invece ha sostenuto dopo, salvo poi ritrattare ulteriormente: FOTO6a e 6b
Di fronte a tali evidenze, il perseverare nel riportare eventi falsi, deformati o decontestualizzati non si capisce quale giovamento potrà arrecare alla sua immagine già compromessa.
Ma questo una persona raziocinante l’avrebbe già capito da tempo.
Fino alla prossima puntata.
on Lug 26th, 2010 at 3:45 pm
Un bell’articolo, la cui discussione è finita completamente fuori binario.
Complimenti a tutti i furboni che si sono messi a scrivere lunghe risposte alla mitomane, dandole l’attenzione che cercava e consentendole di diventare protagonista di questo thread, in cui non c’entrava un fico secco.
Torniamo a commentare sulla vicenda?
Possibile che nessuno abbia nulla da dire slla GIP Bianca Maria Bianchi, che per impedire ad una persona di commentare su Massimiliano Frassi, ordina di oscurare una milionata di blog?
on Lug 26th, 2010 at 4:46 pm
Hai ragione, lasciamo la Morandi nel suo brodo
Infatti trovo l\’azione del GIP, un\’autentica schifezza, solo perchè la persona diffamata a \"amici\" nella procura di bergamo, che appena si mette a \"piangere\", arrivano subito a \"consolarlo\" oscurano l\’oscurabile.
on Lug 26th, 2010 at 5:01 pm
Non ho commentato, mi sono limitato a fare un link allarmato sul mio blog http://www.lacrisi2009.com
Ma sollecitato dall’ultimo appello a stare in tema posso dire che sono molto preoccupato.
I blog liberi hanno creato qualcosa che in Italia non esisteva: una vera libertà di stampa. Nel nostro paese la libertà di stampa la Costituzione la evidenzia e la magnifica ma poi le leggi attuative la limitano notevolmente: con le prerogative dell’Ordine dei giornalisti e con la registrazione dei quotidiani. Per tanti anni ho lottato contro quelle leggi e speravo nel Referendum abrogativo promosso dai radicali anni fa.
Molti di coloro che gestiscono i blog oggi non si rendono conto di operare in un margine di libertà che prima non c’era e che si potrebbe chiudere a seguito di nuove norme o interpretando in modo estensivo le vecchie norme; stanno là sognanti con le loro opinioni, le loro foto e il giro di amici; potrebbero trasferirsi su facebook senza sentire la differenza.
Penso che se non si reagisce alla grande costruendo un libero movimento aggregativo per la difesa di questo angolo di libertà possiamo ritrovarci con la dicitura: “chiuso perchè non abbiamo capito che si lotta per la libertà”
saluti francesco zaffuto
on Lug 27th, 2010 at 10:22 am
L’interrogativo più interessante mi pare ora il se e quando qualcuno pagherà per l’oscuramento del giustiziere che, ripeto, mi pare fosse ben sotto le righe, specie rispetto agli esagitati di Frassi o ad altri soggetti poco raccomandabili/encomiabili…
on Lug 28th, 2010 at 11:32 am
Tutta la mia solidarietà al dott. Scorza, che tra parentesi ho conosciuto quando venne nella mia città per partecipare ad un dibattito sul ventilato decreto dalia-carlucci.Ed ora ci riprovano.A questa signora morandi, di cui non conosco le sue gesta, voglio dire che, è proprio a persone come il dott. Scorza se lei può scrivere tutto quello che vuole, ma non perchè il dott. Scorza ha poteri decisionale sulle leggi da promulgare, ma perchè egli, insieme a molti altri italiani, si battono affinchè la rete resti libera e anarchica.
on Lug 31st, 2010 at 2:34 pm
L\’oscuramento del blog del giustiziere non è \"solo\" un attentato alla libertà di opinione. E\’ anche un\’indicazione chiara e inequivocabile di come funziona la giustizia italiana, dove chi accusa per primo (e magari ha i contatti giusti) ha ragione, con buona pace della presunzione di innocenza. E sorvolo sul fatto che il blog oscurato esprimeva critiche circostanziate, e quindi fastidiose, sull\’operato di molta magistratura. ll problema non è quindi solo la libertà della rete, ma anche e sopratutto quella dei cittadini, che hanno il diritto di vivere in uno stato di diritto, in cui si è innocenti fino a prova contraria e non esistono \"animali più uguali degli altri\".