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WiMax: il TAR dice no ma la partita è appena cominciata…

Il TAR Lazio ha respinto la richiesta di sospensiva della Delibera con la quale l'AGCOM ha individuato i criteri per l'assegnazione delle frequenze Wi Max ed il conseguente bando pubblicato dal Ministero delle Comunicazioni.

Secondo quanto si legge nell'ermetica ordinanza resa dalla terza Sezione del Tribunale amministrativo del Lazio, i Giudici hanno ritenuto che non sussisterebbero adeguati motivi d'urgenza per sospendere l'efficacia dei provvedimenti impugnati in quanto la società ricorrente potrebbe comunque partecipare alla gara per l'assegnazione delle frequenze e, in quanto, l'Agcom ed il Ministero avrebbero previsto nei documenti di gara una misura asimmetrica volta a limitare la possibilità dell'ex monopolista Telecom e degli altri oligopolisti di aggiudicarsi tutte le frequenze rese disponibili.

La notizia ha il profumo della sconfitta ma non ne ha il sapore o, almeno, non ce l'ha per i consumatori e per il popolo della Rete che con Altroconsumo e Anti digital divide sono intervenuti nel procedimento.

Il principio sulla base del quale la delibera AGCOM ed il bando del Ministero delle comunicazioni sono stati impugnati non è, infatti, costituito dalla mancata previsione in tali documenti di una misura asimettrica ma, piuttosto, dall'idoneità di tale misura a garantire adeguatamente la concorrenza sul mercato di riferimento ed un corretto utilizzo delle frequenze Wi Max quale strumento di riduzione del drammatico fenomeno del digital divide che affligge, secondo i dati resi noto dallo stesso ministero  - attraverso la sua controllata infratel - 4000 comuni italiani su 8100 e oltre 7 milioni di cittadini.

Né la società ricorrente né Altroconsumo hanno mai contestato la previsione nei documenti di gara di una misura asimmetrica, riconoscendone anzi espressamente la sussistenza.

Il punto è che tale misura è insufficiente ed inadeguata e che se la gara dovesse svolgersi sulla base dei parametri oggi contenuti nel bando il risultato sarebbe, con ogni probabilità, quello di veder sfumare la possibilità che il Wi Max aiuti a tirar fuori il Paese dalla posizione di fanalino di coda nell'Unione Europea quanto a diffusione della banda larga che, attualmente ricopre.

E', per questo che la decisione di ieri del TAR aggiunge poco e lascia ancora aperto il confronto e gli interrogativi su come il Paese e le istituzioni che lo rappresentano vogliono utilizzare questa nuova straordinaria tecnologia.

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