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Oltre il copyright c’è di più…

Leggo sul Timesonline che in Inghilterra, dopo aver lungamente tentato senza successo la strada dei codici di autoregolamentazione, si sta seriamente pensando ad una nuova disciplina sull'enforcement dei diritti di proprietà intellettuale: la three-strikes.

In forza della nuova disciplina - se quanto riferisce il Times fosse vero - gli ISP britannici dinanzi alla prima contestazione di violazione dei diritti di proprietà intellettuale rivolta ad un proprio utente dovrebbero inviargli una mail di "avvertimento", dinanzi alla seconda sospendere l'esecuzione del contratto e, infine, dinanzi alla terza risolvere il contratto di fornitura di connettività e, presumibilmente, comunicare l'adozione di tale provvedimento agli altri ISP così da evitare che l'utente possa formalizzarne un altro.

Mi auguro che il Times abbia esagerato o che, comunque, l'Inghilterra torni sui propri passi ma, onde evitare che, qualcuno, da questa parte della Manica si infatui di una simile teoria e la proponga a qualche parlamentare di passaggio, contrabbandandola per una buona ricetta anti-pirateria, preferisco dire subito la mia: si tratta della peggiore idea che si sia mai sentita, peggiore persino della liberticida soluzione Sarkozy Olivennes.

Nessuno discute - e certamente non lo faccio io - dell'importanza del diritto d'autore nella società dell'informazione ma il mondo è fatto anche di altri diritti, interessi e libertà e Internet costituisce uno strumento di esercizio ed attuazione di tali diritti, interessi e libertà.

E' per questo che a fronte di una violazione - peraltro, parrebbe, neppure giurisdizionalmente accertata - si può certamente pretendere l'irrogazione di qualsivoglia genere di sanzione amministrativa o pecuniaria ma non credo si possa neppure ipotizzare di escludere un cittadino dall'accesso alle risorse telematiche.

Guai a dimenticare che il diritto d'autore - almeno nella sua componente patrimoniale - è SOLO una questione di soldi mentre la libertà di manifestazione del pensiero, quella di accesso al patrimonio culturale globale, quella di ricerca di informazioni e notizie o, piuttosto, quella di partecipazione alla vita politica di un Paese, riguardano diritti insopprimibili di ogni persona quale uomo prima ancora che cittadino.

Se il Times ha ragione, prepariamoci al peggi, serrando gli scudi della ragionevolezza e del buon senso a difesa dei diritti di tutti contro l'ABUSO DI TUTELA degli interessi di pochi.

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