Guido Scorza

Internet, diritto e politica dell'innovazione

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Mr. Nobody non ha diritti.

31 marzo 2008

Punto Informatico ha ospitato nelle ultime settimane un interessante dibattito sull'anonimato in Rete: da una parte quanti ritengono che l'anonimato rappresenti una libertà fondamentale del popolo della rete da difendere ad ogni costo e dall'altra quanti, invece, sarebbero disposti a rinunziarvi.

La questione è, probabilmente, una delle più importanti con le quali i legislatori di tutti i Paesi dovranno confrontarsi nei prossimi anni e ciò in quanto nessun Ordinamento giuridico può prescindere dalla necessità di imputare ad un soggetto determinato ogni condotta giuridicamente rilevante nonché i suoi effetti e conseguenze, si tratti di responsabilità civile, penale o amministrativa o, piuttosto, dell’assegnazione di un premio, del riconoscimento di un diritto o del pagamento di un credito.

Il problema dell'anonimato in Rete, a mio avviso, è mal posto.

Il punto non è proteggere o eliminare l'anonimato ma, piuttosto, interrogarsi circa la stessa configurabilità e sussistenza di un diritti all'anonimato.

La mia opinione è che il diritto all'anonimato non sia neppure configurabile e che ogni sforzo in senso contrario si scontri contro dati normativi difficilmente superabili.

Non c'è libertà senza responsabilità e non c'è responsabilità senza imputabilità della condotta e, dunque, identità del suo autore.

Basti pensare all'art. 11 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 26 agosto 1789, che prevede che "ogni cittadino puoÌ€ dunque parlare, scrivere, stampare liberamente salvo a rispondere dell'abuso di questa libertaÌ€ nei casi determinati dalla legge”.

La responsabilità nelle ipotesi di abuso è, dunque, il contraltare della libertà.

Leggendo i contributi di amici ed esperti mi è tornato in mente un vecchio scritto sull'argomento di parecchi anni fa che, mi sembra, sia ancora attuale: Uno, nessuno, centomila: l’enigma dell’anonimato in Rete.

Frattanto, a beneficio di chi non abbia voglia di leggerlo tutto, Vi anticipo la mia soluzione: anonimato protetto.

Ciascuno è libero di navigare in Rete usando il nick che preferisce ma deve lasciare all'ISP le proprie generalità e, quest'ultimo, può porle a disposizione della sola Autorità giudiiaria qualora l'utente risulti coinvolto in condotte di particolare gravità.

Che ne pensate? 

 

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