L’interessamento di Punto Informatico, il tam tam degli ultimi giorni in Rete, l’attenzione riservata al problema dall’amico Stefano Belviolandi di Vnunet, hanno costretto la Società italiana autori ed editori a prendere posizione sull’idea lanciata da questo blog con l’amico Giurdanella che la Siae debba restituire alle imprese italiane quanto sin qui indebitamente incassato e, comunque, cessare senza ritardo di esigere il pagamento del famigerato contrassegno.
Toni e modalità con la quale la SIAE ha rotto un silenzio durato oltre 4 mesi (la Sentenza della Corte di Giustizia è del novembre 2007) lasciano, tuttavia, perplessi e non appaiono, francamente, conformi al ruolo ed alle funzioni di un Ente con una storia tanto importante alle spalle e con funzioni - almeno sulla carta - di grande prestigio e responsabilità.
Nel suo comunicato del 18 aprile, infatti, la SIAE si limita a ricordare che dopo la decisione della Corte di Cassazione Penale l’abusiva riproduzione di contenuti protetti dal diritto d’autore continua a costituire reato ed a richiamare l’attenzione degli utenti sulla circostanza che il “bollino” costituisce un importante strumento antipirateria.
La risposta è tardiva, deludente ed ambigua.
(1) Non serviva la Sentenza della Corte di Cassazione e, dunque, attendere quattro mesi per prendere atto che distribuire contenuti protetti da diritto d’autore previo pagamento dei relativi diritti ma senza contrassegno è, ormai, INEQUIVOCABILMENTE, lecito. Era, infatti, a ciò sufficiente il tenore della decisione della Corte di Giustizia resa all’esito di un procedimento nell’ambito del quale la SIAE ha strenuamente tentato di difendere il proprio potere di continuare ad esigere l’apposizione del contrassegno.
(2) Nel proprio comunicato la SIAE si guarda bene dal dire a chiare lettere ciò che, invece, avrebbe l’obbligo di dire e cioé che oggi versare gli odiosi balzelli per apporre sui supporti che si distribuiscono il bollino NON E’ PIU’ OBBLIGATORIO. SIAE non lo dice e, anzi, in altre pagine del proprio sito continua a ricordare che non apporre il contrassegno costituisce reato. Se la SIAE fosse un imprenditore operante sul libero mercato e che si rivolge ai consumatori questa sarebbe un’ipotesi di scuola di CONDOTTA COMMERCIALE SCORRETTA PERCHE’ AGGRESSIVA integrata dal fatto di condizionare le scelte commerciali dei propri utenti paventando conseguenze sanzionatorie inesistenti.
(3) SIAE omette di prendere posizione sulla disciplina dei rapporti pregressi tra essa ed i propri utenti ai quali essa ha imposto - per il tramite di una Legge dello Stato - oneri e balzelli non dovuti ed inesigibili. Chi restituirà ai nostri imprenditori i milioni di euro che essi hanno versato all’Ente di Viale della Letteratura? Gli imprenditori italiani sono stati “appesantiti” attraverso un indebito inutile esercizio di potere realizzato in violazione della disciplina sulla produzione normativa di pesantissimi oneri rispetto ai colleghi del resto d’Europa. Non credo che in SIAE ignorino che stiamo parlando di CENTINAIA DI MILIONI DI EURO e, in ogni caso, se anche parlassimo di 1 euro…andrebbe restituito.





0 Comments on “Contrassegno SIAE: l’ambiguità dopo il lungo silenzio.”
Leave a Comment