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Contrassegno SIAE/3: guardare al futuro ma senza dimenticare presente e passato.

La SIAE - ormai risvegliatasi da un torpore durato oltre 5 mesi - questa mattina ha pubblicato sulle pagine del proprio sito fino a qualche settimana fa fermo ad un'isolata e fuorviante pronuncia del Tribunale di Palermo, un nuovo comunicato - il secondo in appena tre giorni! - nel quale annuncia che "Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, di concerto con la Presidenza del Consiglio, ha trasmesso all’Ispettorato tecnico dell’Industria del Ministero dello Sviluppo Economico la normativa concernente il contrassegno SIAE. Il Ministero dello Sviluppo Economico, competente in materia di notifica di regole tecniche, sta provvedendo alla notifica alla Commissione Europea".

Ciò secondo l'estensore del comunicato varrebbe a chiarire  "una vicenda che ha portato a sentenze che avevano depenalizzato chi, di fatto, non apponeva il bollino sui supporti contenenti opere tutelate".

La prima reazione dopo aver letto è stata una non reazione: sono rimasto senza parole.

    (A) Le informazioni rese note questa mattina dalla SIAE, infatti, non significano nulla e non solo non chiariscono la situazione ma sono volutamente volte a complicarla in modo inutile e specioso.

Innanzitutto è difficile credere che nel week-end (venerdì 18 non era ancora accaduto nulla altrimenti SIAE lo avrebbe annunciato nel suo precedente comunicato) e, per di più, in un momento istituzionale tanto delicato il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Presidenza del Consiglio, l'Ispettorato tecnico dell'Industria del Ministero dello Sviluppo economico ed il Ministero stesso non abbiano avuto niente di più urgente da fare che preoccuparsi del contrassegno SIAE.

Se ciò è effettivamente avvenuto, in ogni caso, la circostanza ha del ridicolo: in un week-end, infatti, le nostre istituzioni a ciò spinte dala sola Voce della Rete avrebbero fatto molto di più di quanto non siano state capaci di fare negli ultimi cinque mesi!

    (B) Ammesso anche che, in effetti, l'Italia stia per notificare alla Commissione Europea con un ritardo di appena 20 anni la normativa in materia di apposizione del contrassegno, tale circostanza non vale, evidentemente, a risolvere alcun problema legato al passato ed al presente.

   Allo stato, infatti - anche se SIAE si guarda bene dal chiarirlo - non esiste alcun obbligo di apposizione del contrassegno e l'Ente di Viale della Letteratura dovrebbe, peraltro, iniziare a pensare a come restituire agli imprenditori italiani i milioni di euro sin qui riscossi per apporre il famigerato contrassegno.

    La procedura di notifica durerà mesi e non è affatto detto che, alla fine, Bruxelles dia il via libera ma, se anche lo desse, ciò non sanerebbe il passato né il presente che, nel frattempo, diventerebbe passato…Wink

    (C)  Il comunicato di questa mattina descrive la procedura di notifica come un passaggio assolutamente formale ma non è così.

    L'Avvocato Generale nelle proprie conclusioni nel caso Schwibbert - come ricorda puntualmente Daniele in un suo post di questa mattina - ha già chiarito che l'apposizione di qualcosa di simile al contrassegno è, allo stato, richiesta solo in Portogallo e Romania con la conseguenza che ben potrebbe la commissione UE negare all'Italia l'autorizzazione ad introdurre nell'Ordinamento le disposizioni di legge che sanciscono tale obbligo.

    Sarebbe una posizione ampiamente condivisibile.

    Il contrassegno, infatti, costituisce ormai uno strumento anacronistico che ben potrebbe essere sostituito dalla stampigliatura di codici a barre o altri identificativi sulle copertine dei supporti senza imporre ad editori e distributori ulteriori balzelli.

    Probabilmente, nei prossimi giorni, sarà opportuno seguire da vicino il procedimento dinanzi alla Commissione e fare il possibile perché il nostro Paese allontani definitivamente da sé inutile adesivi e pecette. 

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