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La (in)certezza del diritto (alla privacy).

Il Ministro Brunetta ha lanciato l'operazione trasperenza pubblicando i redditi e le percentuali di assenteismo dei dipendenti del proprio ministero.

Ideologicamente lo condivido ma…giuridicamente sono smarrito.

Nelle scorse settimane mi sono ritrovato in minoranza a sostenere che i dati pubblici relativi al reddito dei cittadini italiani dovevano tornare on-line sebbene con modalità diverse da quelle prescelte dall'Agenzia delle Entrate.

Il Garante è stato durissimo contro l'Agenzia delle Entrate e velocissimo nell'accertare l'illegittimità di quanto avvenuto.

Le procure della Repubblica di mezza Italia mi sembrano intenzionate ad usare il pugno di ferro contro quanti continuano ad utilizzare quei DATI PUBBLICI dopo averli acquisiti in modo (solo) FORMALMENTE difforme da quanto previsto dalla disciplina vigente.

La legge va rispettata anche quando è scritta male e peggio ancora coordinata con altre disposizioni contenute, ad esempio, nel Codice dell'Amministrazione digitale.

Lo capisco e, sebbene a fatica, lo accetto.

Con qualche amico sto presentando un'istanza di accesso per via telematica ai dati relativi ai redditi di tutti i residenti ad un paio di comuni italiani sulla base della disciplina contenuta nel CAD. Stiamo a vedere cosa ci risponderanno… 

Leggo ora su Repubblica.it che la decisione del Ministro Brunetta sarebbe stata assunta nel rispetto della disciplina sulla Privacy!

Mi sono perso qualcosa?

Mi auguro che ciò significhi che il Ministro Brunetta abbia chiesto a tutti i propri dirigenti il consenso a procedere in tal senso, prestando loro adeguata informativa anche in relazione alle modalità di diffusione dei dati: un PDF scaricabile da chiunque mi sembra, francamente, eccessivo!

Permarrebbe, peraltro, qualche problemino sulla libertà di un consenso richiesto da un Ministro ad un proprio dirigente Wink e sulla diffusione - inevitabile - di quei dati anche all'estero, circostanza che, nel noto caso dell'Agenzia delle Entrate, tanto aveva fatto agitare il Garante!

Spero che questi consensi siano stati richiesti e, mi piacerebbe, che il Garante lo chiarisse in un proprio comunicato stampa perché, in assenza, quanto sta accadendo sarebbe difficilmente comprensibile.

La Legge non credo dica che i dati sui redditi di un dirigente del Ministero della Funzione Pubblica sono più pubblici di quelli di tanti altri dirigenti (e non) italiani. 

In assenza del consenso degli interessati, parlerei di grande (IN)CERTEZZA del diritto e non credo di dover essere io a ricordare quali sono le conseguenze che si producono allorquando non vi è più certezza circa le conseguenze giuridiche di un'azione o omissione.

Che ne pensate? Qualcuno ne sa di più? 

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