Guido Scorza

Internet, diritto e politica dell'innovazione

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L’equo compenso è un balzello legittimo ma non per gli imprenditori.

4 marzo 2012

Non è esattamente quello che ci si attendeva l’esito della pioggia di ricorsi che ha investito la nuova disciplina italiana in materia di equo compenso per copia privata, ovvero il famigerato decreto Bondi con il quale l’allora Ministro dei beni e delle attività culturali aveva fatto un regalo di Natale multimilionario all’industria dell’audiovisivo con i soldi dell’industria ICT.
Dopo la Sentenza con la quale la Corte di Giustizia dell’Unione europea aveva definitivamente chiarito che l’equo compenso per copia privata deve necessariamente essere ancorato all’effettivo utilizzo – ancorché identificato solo su base presuntiva – del supporto o del dispositivo per la realizzazione di una copia privata e le decisioni assunte dal Consiglio di Stato e dal Governo francese, ci si attendeva che anche i giudici italiani facessero la loro parte ed accertassero la palese illegittimità della disciplina italiana almeno nella parte in cui legittima esose richieste di pagamento in relazione alla compravendita di supporti e dispositivi destinati all’utenza business.
Non è andata così.
Il TAR Lazio ha respinto tutti i ricorsi e stabilito che il decreto Bondi è legittimo.
E’ andata male, ma non malissimo come, da domani, ci racconterà SIAE e i compagni di merenda dell’equo compenso.
Innanzitutto, con buona pace delle ipocrite posizioni della SIAE e degli autori, infatti, il Giudici amministrativi hanno messo nero su bianco che l’equo compenso per copia privata è una prestazione patrimoniale imposta ovvero un balzello e non già il corrispettivo – ancorché forfetario – dell’utilizzo delle altrui opere dell’ingegno.
Ecco quanto scrivono i giudici amministrativi al riguardo: “non può che giungersi alla conclusione che il pagamento dell’equo compenso per copia privata, pur avendo una chiara funzione sinallagmatica e indennitaria dell’utilizzo (quanto meno potenziale) di opere tutelate dal diritto di autore, deve farsi rientrare nel novero delle prestazioni imposte, giacché la determinazione sia dell’an che del quantum è effettuata in via autoritativa e non vi è alcuna possibilità per i soggetti obbligati di sottrarsi al pagamento di tale prestazione fruendo di altre alternative”.

(Segue qui su Leggi Oggi)

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