Guido Scorza

Internet, diritto e politica dell'innovazione

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Agenda digitale: meglio il giorno dopo che mai?

18 aprile 2012

Nei giorni scorsi, commentando un recente disegno di legge in materia di agenda digitale, firmato da alcuni nomi autorevoli della precedente maggioranza tra i quali alcuni esponenti di spicco dell’ex Governo quali Brunetta, Alfano e Romani, ho rilevato che trovavo strano e curioso che chi avrebbe potuto scrivere ed attuare l’agenda digitale italiana seduto nella cabina di comando di Palazzo Chigi avesse atteso di uscirne per dettare le regole attraverso le quali l’attuale Governo ed i futuri potrebbero – o addirittura dovrebbero – scrivere ed attuare l’agenda digitale del Paese.

Muovendo da questa considerazione, esprimevo un giudizio critico sull’iniziativa legislativa che bollavo, appunto, come tardiva e, per taluni aspetti, un po’ ipocrita e propagandistica.

Molti amici che stimo – pur nella diversità delle posizioni politiche e dei punti di vista – mi hanno fatto notare che, a loro dire, ero stato eccessivamente critico verso il disegno di legge in questione ed il mio “giudizio politico”, aveva offuscato, l’analisi tecnico-giuridica che l’iniziativa, invece, meritava.

Sono, quindi, tornato a leggere il disegno di legge del quale – a prescindere dal punto di vista di ciascuno – consiglio la lettura.

Mentirei sei dicessi che rileggendo il disegno di legge con una lente più neutra ed obiettiva il mio giudizio sia radicalmente cambiato ma, ad un tempo, trovo giusto evidenziare taluni sforzi interessanti ed utili elaborati dai suoi estensori.

Continuo, tuttavia, a pensare che il disegno di legge sia affetto da un importante limite metodologico che val la pena di ricordare prima di discutere del suo contenuto.

Si continua a trattare – nel 2012 – l’innovazione come una “specialità” o, meglio, una questione da ghettizzare e far trattare a soggetti nuovi ed autonomi rispetto a quelli già deputati ad occuparsi di regole e governance del Paese.

(segue qui su Wired)

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