Stavo per chiudere tutto ed andare in vacanza ma, nelle ultime ore. telefonino e pc non fanno che trillare per segnalarmi questo o quel messaggio sul giallo d'agosto: il sequestro (Daniele, di cui processualpenalisticamente non posso non fidarm, lo chiama così) di Pirate Bay.
Daniele ed Alessandro hanno già scritto molto sulla vicenda di cui si sa poco ma vorrei comunque aggiungere un passaggio che a me pare fondamentale: se, effettivamente, l'Autorità Giudiziaria avesse ordinato agli ISP italiani di rendere inaccessibili oltre alle pagine ospitate sotto l'attuale IP di PirateBay anche le analoghe pagine che, nei prossimi giorni, dovessero essere ospitate sotto IP diversi, saremmmo dinanzi ad una grave e preoccupante inversione di tendenza rispetto alla disciplina europea della materia.
Mi sembra difficile, infatti, coniugare quanto accaduto con la previsione di cui all'art. 15 della Direttiva 31/2000/UE che sotto la rubrica "Assenza dell'obbligo generale di sorveglianza" stabilisce che "Nella prestazione dei servizi di cui agli articoli 12, 13 e 14, gli Stati membri non impongono ai prestatori un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmettono o memorizzano né un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite".
Mi rendo conto che "difendere" - anche solo mediaticamente - un'iniziativa come Pirate Bay può apparire difficile ma occorre fare lo sforzo di pensare che, in questa vicenda, in gioco non c'è solo la sopravvivenza di una delle baie più frequentate del web ma alcuni principi cardine dell'infrastruttura di Rete: la neutralità della tecnologia e la non responsabilità degli intermediari della comunicazione.
Mi auguro che le voci sul contenuto del provvedimento siano errate o che a Bergamo si rivedano un pò le posizioni assunte: non si può web-escludere un Paese per qualche centinaio di migliaia di euro e, soprattutto, non si possono trasformare degli imprenditori privati come gli ISP in gendarmi e guardie giurate!





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