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Pirate Bay: guarda come ti privatizzo la giustizia.

Ero in Francia quest'estate quando il primo giornalista mi ha cercato per un'intervista sul sequestro di The Pirate Bay e sul giallo del misterioso redirect.

Ho risposto volentieri alle domande sul sequestro preventivo ma ho preferito non parlare del redirect.

L'idea che nell'ambito di un procedimento penale qualcuno potesse deviare il traffico degli utenti italiani su un sito straniero batttente la bandiera delle etichette discografiche mi sembrava inverosimile e la polemica gratuita…beh non è il mio forte.

Sfortunatamente, tuttavia, il tempo mi ha dato torto ed ha fatto bene Daniele a denunciare sin da subito la cosa e Alcei ad indirizzzare la prima segnalazione al Garante.

Ho approfondito la questione e non credo possa dubitarsi ancora del fatto che nell'ambito delle operazioni di sequestro preventivo del sito thepiratebay.org qualcosa è andato storto ed agli ISP italiani è stato richiesto di reindirizzare il traffico dei naviganti che nelle ore successive avrebbero cercato di raggiungere la baia dei pirati su un'altra baia…ops sull'IP 217.144.82.26/pb che puntava a risorse ospitate su un server riconducibile alla IFPI, un'associazione che riunisce le associazioni rappresentative dell'industria discografica di mezzo mondo inclusa la FIMI dalla cui denuncia ha avuto inizio il procedimento penale all'origine del sequestro…

Matteo G. Flora ha spiegato in modo ineccepibile quali e quanti dati personali degli utenti italiani, per questa via, i signori della IFPI potrebbero aver acquisito.

Avuto conferma di ciò, ho accettato volentieri l'invito di Altroconsumo a presentare un reclamo al Garante per la Privacy al fine di verificare se e chi abbia violato - nell'ambito di un procedimento penale per violazione della disciplina sul diritto d'autore - la privacy di centinaia di migliaia di cittadini italiani.

Attenzione ho detto SE e CHI abbia violato la privacy di centinaia di migliaia di italiani. Non ho prove del fatto che ciò sia avvenuto ma mi sembra, a questo punto sicuro, che il redirect ha posto qualcuno in condizione di farlo. 

Spero con ciò di essermi posto al riparo dalle denunce che FIMI ha annunciato di voler proporre - dal suo punto di vista giustamente - contro chi la additi come autrice di una grave violazione della privacy. 

Sembra che l'esperienza maturata nel Caso Peppermint non sia servita a nulla…

Il punto è sempre lo stesso: il coinvolgimento di soggetti privati nell'attività di enforcement dei diritti di proprietà intellettuale è foriero di sciagure per gli utenti…l'esigenza di rispettare i diritti fondamentali di molti finisce con l'essere travolta dalla frenesia di garantire i diritti patrimoniali di pochi.

Così non va… 

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