Sono stati tre giorni di lavoro intensi e di frenetici scambi di mail ma mentirei se decisessi che è stato difficile registrare l'accordo dei firmatari sul testo della lettera aperta che Punto Informatico ha pubblicato questa mattina.
Consumatori, Providers e addetti ai lavori - sebbene ciascuno con i propri punti di vista - si sono, infatti, trovati d'accordo in modo naturale, vorrei dire, istintivo - sebbene ragionato - sul contenuto della lettera.
Credo si tratti di un dato significativo da tenere in considerazione: i protagonisti del mercato digitale o meglio gli ALTRI protagonisti oltre ai titolari dei diritti e, soprattutto, agli intermediari di tali diritti già rappresentati nella Commissione hanno una visione sostanzialmente comune sulle esigenze e priorità della Cultura nella società dell'informazione.
Qualcuno, oggi, dirà che la Lettera Aperta rappresenta una difesa della pirateria e che non si può dichiararsi contrari ad una lotta senza confini a tale grave fenomeno predatorio.
Dicano pure! Finché si dispone di una connessione a Internet questo è un Paese nel quale in Rete ci si può confrontare ed esprimere posizioni diverse.
La realtà è, tuttavia, un'altra.
I firmatari della lettera hanno TUTTI a cuore il futuro della Cultura Digitale in questo Paese.
Ma il punto è esattamente questo: cosa deve intendersi per Cultura Digitale nella società dell'informazione e come occorre intervenire sotto il profilo giuridico ed economico per consentire un adeguata crescita culturale del Paese?





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