Questa mattina Punto Informatico ha pubblicato la lettera aperta con la quale ISP, consumatori ed addetti ai lavori hanno sollevato dubbi e perplessità circa l'iniziativa del Governo di costituire un comitato tecnico per la lotta alla pirateria digitale e telematica.
Alcuni hanno già tacciato la lettera come un'iniziativa anti-antipirateria.
Non è così.
Il punto è che esistono strade diverse per promuovere la cultura digitale nella società dell'informazione e che, quindi, prima di rifuggiarsi nei vecchi modelli di business e nelle vecchie risposte normative sarebbe opportuno esplorare soluzioni nuove e diverse.
E' di queste ore l'accordo tra RAI e Youtube per la pubblicazione dei contenuti dell'emittente di stato attraverso un canale dedicato del più grande UGC del mondo.
L'accesso ai contenuti sarà gestito - e non già semplicemente limitata! - attraverso VideoID una moderna soluzione di digital rights management che stanno sviluppando in casa Google.
Dmin, d'altro canto, all'esito di un'attività iniziata ormai anni fa, ha ormai messo a punto un'analoga soluzione che abilità i titolari dei diritti a disporre dei propri contenuti a proprio piacimento nel contesto digitale.
Dall'altra parte dello steccato - a mio modo di vedere - si colloca il vecchio modo di guardare alla proprietà intellettuale: recintare, vietare e mirare al profitto immediato tramite la pubblicità o mediato tramite cause risarcitorie multimilionarie.
Basti pensare a Video.mediaset.it che ripropone on-line il modello della televisione di un tempo pretendendo di fare a meno degli intermediari in un contesto aperto per definizione quale quello telematico o alla stessa Mediaset che qualche mese fa ha chiesto 500 milioni di euro a Youtube per qualche migliaio di spezzoni televisivi caricati on-line dagli utenti anziché limitarsi a chiederne la rimozione.
Che volete che vi dica? Questione di punti di vista…
Ma non ditemi che pensarla in maniera innovativa anziché un pò all'antica….significa essere pirati o non credere al diritto d'autore.





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