La privacy degli utenti di Facebook e MySpace e più in generale delle decine di piattaforme di Social Network forma oggetto di una delle risoluzione adottate nell'ambito della 30° conferenza mondiale dei Garanti per la protezione dei dati personali e la riservatezza svoltasi dal 15 al 17 ottobre a Strasburgo.
I 70 garanti nella Risoluzione (qui in inglese e qui in francese ma sfortunatamente non ancora disponibile in italiano) richiamano l'attenzione di utenti, social netork providers e governi sui rischi connessi alle dinamiche di circolazione dei dati personali nell'ambito delle piattaforme di social network.
La risoluzione richiama, sostanzialmente,il contenuto del memorandum già approvato a Roma nell'ambito della 43° riunione del Gruppo di lavoro sulla protezione dei dati nelle telecomunicazioni nel marzodi quest'anno.
Trovo giusto ed opportuno che i garanti richiamino l'attenzione degli attori del social networking sui rischi connessi a questa nuova straordinaria forma di socialità globale e sull'esigenza di rispettare scrupolosamente la vigente disciplina a tutela del diritto alla privacy degli utenti mentre mi lascia perplessa l'idea secondo la quale i social network providers sarebbero tenuti - stando a quanto recita testualmente la risoluzione adottata a Strasburgo - ad adeguarsi oltre che alla vigente normativa anche ad un decalogo di nuove regole dettate dai settanta garanti.
Non entro nel merito di tali regole (lo farò più avanti) ma mi limito ad una considerazione di merito: in assenza di una precisa scelta di politica legislativa un intervento dei Garanti su una questione tanto delicata quale quella delle dinamiche di funzionamento del social networking è pericoloso perché nelle comunità virtuali si confrontano diritti ed interessi diversi e ben più complessi rispetto alla pur seria "Questione privacy".
Un problema su tutti: è necessario limitare la libertà di autoderminazione degli utenti in relazione alla messa a disposizione dei propri dati personali?
E' una risposta che, personalmente, non so ancora darmi e, francamente, credo che sia necessario approfondire l'analisi fenomenologica del social networking e delle sue possibili linee di evoluzione prima di pretendere di dare risposte normative o regolamentari.
Mi piace ricordare che già Seneca aveva intuito che l'uomo è un animale sociale e che le persone non sono fatte per vivere da sole.
Le comunità virtuali danno, dunque, concretezza ad un'ineliminabile aspirazione umana.
E' possibile che il bene della comunità globale esiga il contenimento di tale naturale aspirazione così come è possibile il contrario…





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