Leggo su Punto Informatico, in un bell'articolo di Gaia, della coraggiosa decisione annunciata da Rapidshare di non procedere a nessuna forma di filtraggio sui contenuti degli utenti e, dunque - sebbene solo parzialmente - di non dar seguito alla decisione con la quale nelle scorse settimane i Giudici tedeschi gli avevano rimproverato proprio di non "controllare in maniera proattiva il contenuto prima di pubblicarlo".
Innegabile che dietro la decisione dei vertici di uno dei più grandi fornitori di hosting del mondo vi sia anche la preoccupazione di non perdere i propri utenti che, qualora Rapidshare non li avesse rassicurati, avrebbero potuto rinunciare ad avvalersi dei servizi da questo messi a disposizione per evitare di incappare in fastidiosi "filtri" ed "intercettazioni".
Ciò, tuttavia, non toglie nulla alla posizione assunta da Rapidshare secondo cui spetta ai grandi "influenzare" gli orientamenti di politica dell'innovazione.
Quando cose del genere capitano ai più piccoli fornitori di hosting, infatti, questi ultimi non hanno altrnativa: o si adeguano, o chiudono o chiuderanno alla prima occasione in cui un titolare dei diritti chiederà loro un risarcimento con qualche zero di troppo…
Sono i grandi, invece, che hanno sulle spalle la responsabilità di contribuire - senza con ciò candidarsi a guidare rivoluzioni o attacchi pirati - al diffondersi di orientamenti ed approcci più equilibrati e ponderati ai problemi giuridici della nuova Era.
La vicenda Rapidshare così come quella Scarlet - di cui ho parlato nel post di ieri - sono la prova del fatto che tra la teoria di certe moderne dottrine antipirateria e la pratica il passo è lungo.
Complimenti a Rapidhsare! Parola di un utente che non ha per niente voglia di sentirsi dare, solo per questo, del pirata!





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