23giu

Wifi, #decretodelfare #c’ètantodarifare

by Guido Scorzain Main themes 0 Comment(s)

A quasi una settimana dall’approvazione in Consiglio dei Ministri, ieri, finalmente, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale [n.d.r. in formato rigorosamente .pdf “inaccessibile” in aperta violazione della disciplina sull’accessibilità] il Decreto del fare con, a bordo, l’ultima versione delle ormai famose norme sul wifi libero.

La norma, nella sua versione definitiva, è diversa da quella annunciata dal Ministro Zanonato e da quella trapelata nelle indiscrezioni dei giorni scorsi.

Il tempo trascorso tra l’approvazione del Decreto e la sua pubblicazione in Gazzetta, sfortunatamente, non è stato buon consigliere ed il testo definitivo del provvedimento lascia, purtroppo, a desiderare.

“L’offerta di acceso a internet al pubblico è libera e non necessità la identificazione personale degli utilizzatori”.

E’ questo il primo periodo, del primo comma, di quello che è oggi l’art. 10 del Decreto.

Nessun riferimento al wifi e nessun riferimento alla sola offerta di accesso a internet nell’ambito di attività non prevalenti, ovvero da parte dei gestori di esercizi commerciali.

Scritta così la norma stabilisce che un fornitore di servizi di comunicazione elettronica – Telecom, Vodafone, Wind, 3, Tiscali o un qualsiasi altro ISP, per intenderci – può vendere i propri servizi senza alcun obbligo di identificazione degli utenti.

E’ evidente che non era questa l’intenzione del Governo ma, questo, è quello che si è finito con lo scrivere nel Decreto.

Il periodo successivo, dello stessa comma, stabilisce che “resta fermo l’obbligo del gestore di garantire la tracciabilità del collegamento (Mac adress)”.

E’ una disposizione dalla formulazione infelice ed ambigua.

(continua qui su L’Espresso)

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