23gen

L’anticultura.

by Guido Scorzain Main themes 5 Comment(s)

4134 caratteri, spazi inclusi. Tanti ne sono bastati all’estensore del disegno di legge presentato dalla SIAE al comitato tecnico per la lotta alla pirateria audiovisiva per cancellare ogni speranza di un futuro migliore per la cultura digitale nel nostro Paese.

Il testo del disegno di legge appena pubblicato da Altroconsumo contrappone, infatti, al clima di fermento e rivoluzione culturale che si registra in ogni bit della Rete una delle più brutte prove di incapacità di cogliere il senso del cambiamento da parte della nomenklatura tradiziale del vecchio mondo della proprietà intellettuale.

E’ un disegno di legge scritto male, privo di qualsivoglia coerenza con il quadro normativo comunitario, denso di contraddizioni (si richiama il necessario rispetto della disciplina sul commercio elettronico salvo poi dimenticarsene imponendo anacronistici obblighi di controllo in capo ai prestatori dei servizi della società dell’informazione) e, soprattutto, liberticida rispetto ad ogni forma di creatività culturale.

Ora non c’è più alcun dubbio: la volontà di chi ha sin qui governato – forte di un anacronistico monopolio legale – il mercato dell’intermediazione dei diritti d’autore è quella di riprodurre il medesimo schema anche nelle dinamiche di circolazione digitale del patrimonio culturale quasi che nell’ultimo mezzo secolo (dal 1941 ad oggi) non sia cambiato nulla…

E pensare che il Prof. Mauro Masi, solo 7 giorni fa, nel presentare il comitato tecnico per la lotta alla pirateria digitale, aveva promesso di aver intenzione di ascoltare la Rete prima di assumere qualsiasi decisione mentre il Ministro Bondi assicurava gli utenti che non si sarebbero assunte decisioni restrittive dei loro diritti e libertà.

La definirei “ipocrisia di Stato”.

Tutto è già scritto, già deciso e il comitato – contro il quale i protagonisti del mondo della cultura digitale si erano già espressi in una comunicazione lasciata cadere nel nulla – è solo un modo per legittimare l’ennesima iniziativa di RESTAURAZIONE da parte del Palazzo contro la cultura digitale.

Questa è ANTICULTURA.

Nelle prossime ore approfondirò l’esame del testo del disegno di legge ma, già allo stato, mi sembra di poter rilevare alcuni profili di eclatante non condivisibilità dell’articolato:

(a) innanzitutto vi è una questione di metodo: una delega legislativa sostanzialmente in bianco quale quella che secondo gli estensori della bozza il Parlamento dovrebbe rilasciare al governo non è ipotizzabile su temi di così grande rilievo. Occorre un esame ampio ed approfondito da parte del Parlamento perché in gioco vi è il futuro della Cultura nel nostro Paese.

(b) è un estensore vittima di un evidente sdoppiamento di personalità quello che ha posto mano al testo del disegno di legge: da una parte si richiama il quadro normativo in materia di commercio elettronico e, dall’altro, si pongono a carico dei prestatori dei servizi della società dell’informazione – deve ritenersi anche qualora gli stessi siano intermediari della comunicazione – obblighi di sorveglianza e responsabilità che sono espressamente esclusi dalla direttiva 31/2000 e dalla normativa italiana di attuazione.

(c) si suggerisce di ampliare le attribuzioni della SIAE laddove buon senso e analisi dell’attuale contesto del mercato suggerirebbero un loro forte ridimensionamento in una direzione, peraltro, procompetitiva;

(d) si mira ad introdurre un controllo di tipo censorio sulla circolazione, nelle piattaforme di diffusione dei contenuti digitali, di contenuti contrari a norme imperative, all’ordine pubblico, al buon costume.

In sintesi, dal disegno di legge, emerge una scenario che va in direzione diametralmente opposta rispetto agli auspici, alle speranze ed alle richieste formulate dai protagonisti del mondo della cultura digitale a Roma, lo scorso 15 gennaio ed alle linee di politica dell’innovazione in materia di cultura digitale riassunte nel white paper presentato dall’Istituto per le politiche dell’innovazione.

5 COMMENTS

Guido,
mi piacerebbe molto essere smentito da Masi. Sarei felice se, a questo punto, il Presidente del Comitato dicesse pubblicamente: no, quella è sola una proposta della SIAE, il Comitato non c’entra …
Tuttavia penso proprio che farà difficoltà a dire una cosa del genere perchè se prende le distanze ora da quel testo, non potrà alla fine dei lavori del Comitato concludere sul quel testo o qualcosa di simile o peggio.
Penso proprio che alla fine Masi non dirà nulla … un silenzio assenso molto preoccupante purtroppo per le sorti dell’innovazione del nostro Paese

ho postato sul mio bog le sue considerazioni, credo che la proposta sia sbagliata nel metodo e nel merito..Non si può normare “clandestinamente” e unilateralmente su un tema così importante…Io chiedereia una indagine conoscitiva parlamentare sullo sviiluppo della rete e sulle normative inerenti….Dovrebbe nascere da una grande richiesta dal basso , contenere un elenco , come è stato fatto nei documenti dell’Istituto da lei presieduto e coinvolgere peròanche persone esterne al mondo degli specialisti.Le decisoni debbono avere una ampiezza politico istituzionale e sociale vasta e non essere appannaggio di una o un altra constituency
Inoltre alla stessa indagine a alle sue audizioni dovrebbe partecipare il mondo degli operatori digitali

Ho letto la proposta di legge. Se il tema è importante allora lo si discuta in Parlamento e non lo si imponga con un decreto legge.

Tutto il mondo dibatte il tema dei diritti d’autore, ha prodotto alcune pregevoli soluzioni come i creative commons ma è ancora in alto mare per una regolamentazione generale perchè bilanciare i giusti interessi di chi produce “opere dell’ingegno” e la libera circolazione sulla rete non è davvero facile.

Ci sta provando Chiariglione che consiglio a tutti di leggere. (http://www.chiariglione.org/)

Le tentazioni di “regolare” il popolo della rete approffittando di questa legge o altre similari è certamente forte da parte del “potere”. Sinistra e destra hanno lo stesso approccio: ridurre le libertà in rete (vedasi anche proposte prodi-Levi, reiterazione della proposta Levi e così via).

Ora qualche commento sulla proposta di legge…ma chi l’ha scritta ?
1. Piattaforme telematiche …per legge, o incentivate dalla legge. Perchè ? I nostri soldi per chi e per fare che cosa ? Non è chiaro, anzi è molto chiaro. Non voglio avviare dibattiti ideologici per cui faccio una sola domanda: chi altri al mondo propone o realizza questa idea ?
2. Decreto legge: follia. E’ evidente che si legifera sulla rete senza coinvolgere i cittadini che usano la rete. Nulla è cambiato. Nessuna partecipazione di nessun tipo. Che noia questi cittadini che vogliono dire la loro !
3. Controllo, controllo, “norme imperative”, sanzioni pecuniarie e penali e che altro ? introduciamo la tortura ? Medio EVO.

L’elaborazione culturale e tecnica di questa proposta non meriterebbe alcun commento: è trash. Posso sapere chi l’ha elaborata. Sono pronto ad un confronto diretto. Il buon senso vince sempre…o quasi !!

Mamma mia…speriamo in bene…

Giusto per i posteri, ad oggi ( 20 febbraio ) sappiamo che l’infausta proposta viene dalle sudate dita di Luca Barbareschi (che sfortunatamente sta’ in parlamento)

http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=16PDL0019820

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