Sull’espresso in edicola questa settimana (qui il servizio su web) c’è un bell’occhiello su un articolo di Marco Restelli che dice testualmente così:
“La rivoluzione si fa in 3D
Il cinema si salverà. Grazie alle tecnologie digitali. Ne sono convinti i grandi: da Katzenberg a Spielberg. Storia di una rivoluzione”
Ma, naturalmente, è sempre tutto una questione di punti di vista (e talvolta anche di capacità di comprensione dei fenomeni!). Ecco come titolava La Stampa un articolo di un anno fa nel quale riportava le conclusioni di uno studio condotto da Massimo Nardin, docente nel corso di Laurea magistrale in Comunicazione e produzione culturale all’Università Lumsa di Roma:
“Il digitale salva il romanzo ma uccide il cinema”
Questa la posizione dell’autore dello studio:
«Non si mette in dubbio -spiega Nardin- l’evoluzione positiva del digitale, ma il ricorso eccessivamente disinvolto a tale tecnologia di fatto sta cancellando il vecchio e unico modo di fare cinema, che è sempre interazione con la realtà e con le altre arti».
E proprio dinanzi all’assenza di qualsivoglia univoca interpretazione che il digitale ha sul mercato dell’audiovisivo che prima di pretendere di dettare nuove regole occorrerebbe approfondire, riflettere e studiare…
A buon intenditor poche parole ma…è anche vero che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.





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