9feb

Guarda come ti cancello la privacy…

by Guido Scorzain Main themes 0 Comment(s)

Tanto lavoro per nulla!

Credo sia questa l’unica considerazione che oggi potrebbero fare gli uomini dell’Ufficio del Garante per la privacy e la riservatezza che da anni tentano di individuare una posizione di compromesso tra i diritto dei titiolari di un’utenza telefonica a non essere disturbati da “chiamate promozionali” e l’interesse del mondo imprenditoriale ad utilizzare i dati contenuti negli elenchi telefonici per svolgere attività di marketing.

Con un emendamento approvato nei giorni scorsi in Commissione Affari costituzionali al testo del famigerato “Milleproroghe”, infatti, il Senato sta per introdurre nel nostro Ordinamento la seguente disposizione di legge:

Proposta di modifica n. 44.1 al DDL n. 1305

«1-bis. I dati personali presenti nelle banche dati costituite sulla base di elenchi telefonici pubblici formati prima del 1º agosto 2005, sono lecitamente utilizzabili per fini promozionali sino al 31 dicembre 2009, anche in deroga agli articoli 13 e 23 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, dai soli titolari del trattamento che hanno provveduto a costituire dette banche dati prima del 1º agosto 2005»

Fuori dal legalese, il contenuto della disposizione è chiaro: dal giorno dopo l’entrata in vigore della nuova disposizione di legge le società di marketing torneranno libere di utilizzare a loro piacimento un enorme mole di dati personali e di disturbare senza limiti gli utenti i cui numeri telefonici sono contenuti negli appositi elenchi per finalità completamente diverse!

Peggio: a leggere bene la disposizione sembrerebbe che solo alcuni soggetti potranno abusare – non trovo espressione migliore – degli altrui dati personali per finalità di marketing, circostanza questa che rischia evidentemente di creare anche pericolosi effetti distorsivi della concorrenza.

Davanti ad iniziative legislative di questo genere non si può che rimanere senza parole per forma e contenuti.

Sotto il primo profilo non è ammissibile che il legislatore si sovrapponga, in modo del tutto estemporaneo, all’attività di un’Autorità indipendente su di una materia affidata alla competenza istituzionale di quest’ultima mentre sotto il seocndo profilo – anche a prescindere da qualsiasi valutazione di merito – non è dato comprendere quale sia il senso di considerare LECITA solo sino al 31 dicembre 2009 un’attività ILLECITA.

Delle due l’una: o il legislatore è convinto della liceità dell’utilizzo per finalità di marketing dei dati in oggetto ed allora deve autorizzare chiunque ad utilizzarli a tempo indeterminato o è convinto del contrario ed allora ha l’obbligo di vietare l’utilizzo o, meglio ancora, di non intervenire su di una materia già egregiamente disciplinata – nell’esercizio delle proprie competenze – dall’Autorità indipendente a ciò preposta.

E’ una brutta storia della quale, ancora una volta, ne faranno le spese gli utenti.

L’auspicio – ed occorre lavorare perché divenga realtà – è che il Senato riveda tale sua inammissibile conclusione o che, al più tardi, lo faccia la Camera.

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