Sono passati 2 mesi e mezzo dall’insediamento dell’ormai famigerato comitato antipirateria digitale e multimediale ma, da Palazzo Chigi, non sono riusciti a tirar fuori neppure qualche bit di documentazione a supporto del presupposto sul quale l’attività del comitato è stata avviata: in Italia, la pirateria digitale e multimediale, genera un danno da 2 miliardi all’anno…
Non ci ho mai creduto ma, quando si tratta di numeri, i conti non tornano ed ho, pertanto, reiteratamente chiesto di vedere per credere….
L’ho fatto per iscritto attraverso il forum del Comitato, l’ho fatto qui e l’ho ripetuto a voce nel corso di un’audizione, faccia a faccia con il Prof. Masi…
Niente di niente: promesse e silenzi…
Nel week-end, preparando un intervento alla Festa dei Pirati, mi son preso la briga di sfogliare i documenti depositati nel corso delle audizioni dalla FIMI, l’ANICA, la FAPAV e la AESVI, le principali associazioni di categoria dei titolari dei diritti, ovvero, di quei Signori che stando al Prof. Masi ed al Ministro Bondi, soffrirebbero, ogni anno, solo nel nostro Paese un danno da oltre 2 miliardi di euro…
Vi invito a fare altrettanto; è un’operazione straordinariamente istruttiva!
Si scopre così che l’industria musicale denuncia una perdita di fatturato tra il 2007 ed il 2008 di 46 milioni di euro mentre quella del cinema di poco più di 23 milioni di euro.
La FAPAV - la federazione antipirateria audiovisiva e la AESVI - Associazione Editori Software Videoludico Italiana - non fanno numeri nella loro scarna documentazione ma si limitano a richiamare studi e ricerche realizzate da enti internazionali e, sulla carta, indipendenti.
La prima cita uno studio della RAND il cui titolo è già, di per sé, evocativo: “Pirateria cinematografica, crimine organizzato e terrorismo”. Nessun numero di rilievo ma tante suggestioni ed un teorema: quello secondo il quale la pirateria sarebbe il business principale della criminalità organizzata e del terrorismo.
La seconda si rifà, invece, ad uno studio della IIPA - International Intellectual Property Alliance - un’associazione di categoria che, tanto per darvi un’idea dell’affidabilità dei dati diffusi stima il danno da pirateria digitale sull’industria musicale italiana nel 2008 in 350 milioni di euro contro la contrazione di fatturato di 46 milioni di euro dichiarata dalla FIMI e, soprattutto, contro un fatturato complessivo dell’industria del settore pari - la fonte è, ancora una volta, la FIMI - a 178 milioni di euro…
Devo aggiungere altro?
La speranza è che a Palazzo Chigi, prima di tirar fuori altri numeri dal cilindro nel tentativo - che risulterebbe almeno goffo - di giustificare chissà quale nuova iniziativa di enforcement, facciano almeno la fatica di sfogliare i documenti che hanno raccolto negli ultimi due mesi e mezzo, documenti che rendono difficile continuare a sostenere che questo Paese soffra un “danno da pirateria” pari a 2 miliardi di euro.





on Mar 31st, 2009 at 9:57 am
con riferimento alla musica fai confusione tra il dato rilevato sul canale fisico e il dato sul digitale. In ogni caso parliamo di “valore” del mercato illegale, peraltro, come evidenziato nella slide dedicata, basato su stime al ribasso.
I 350 milioni di euro (dato che supera lil valore dell’ intero mercato legale) sono frutto di un’analisi incrociata di varie fonti che conferma peraltro le potenzialità del mercato online, oggi solo ed esclusivamente appannaggio del dowload non autorizzato.
on Mar 31st, 2009 at 10:30 am
Sei un grande vai avanti cosi
on Apr 1st, 2009 at 7:34 pm
Per quanto riguarda i dati relativi alla musica digitale, è un settore in continua crescita, da 0,3 miliardi di dollari nel 2003 a 3,7 miliardi di dollari nel 2008 (crescita del 25% nel solo 2008). Basta leggere il Digital Music Report 2009 dell’Ifpi per farsi venire qualche dubbio sui dati snocciolati in merito alla pirateria, e dubitare che il mercato online sia appannagio del solo download non autorizzato!!!!
Le lamentazioni continue dell’industria discografica in merito alle perdite dovuto al download illegale sono contestate da più parti.
I detrattori dicono si tratti di stime di massima, basate su verifiche fatte in maniera talvolta grossolana, come provano le denunce nei confronti di utenti che talvolta si manifestano infondate (come la nonna morta denunciata dalla RIAA per aver scaricato illegalmente 700 brani in un PC mai avuto http://www.megalab.it/960 ).
Uno studio ( http://www.australianit.news.com.au/story/0,24897,20713160-15306,00.html ) pubblicato dall’Istituto Australiano di Criminologia pone ulteriori dubbi in merito, sostenendo che quelle cifre sono infondate.
Si tratta, ovviamente, della realtà americana, ma credo che lo stesso discorso possa applicarsi anche all’Italia. Alla fine, guarda caso, le fonti da cui sono tratti i dati non si conoscono mai. Dobbiamo fidarci di loro!!!!!!
on Apr 5th, 2009 at 4:33 pm
i dati sul mercato digitale legale sono ben evidenziati nella presentazione di FIMI alla PdC e non vi è dubbio che crescano e di questo siamo a primi a rallegrarcene.
Purtroppo l’offerta legale da sola non è in grado di limitare l’enorme portata della pirateria digitale. Senza un’iniziativa forte le piattaforme legali non saranno in grado di decollare nemmeno con i business model più evoluti.
In ogni caso per quanto riguarda i dati di FIMI le fonti sono ben eveidenziate sempre nello stesso intervento alla PdC così come sono evidenziati i criteri scientifici adottati.