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Disconnettere i pirati (presunti) e mandare a passeggio i criminali.

L’approvazione definitiva della legge Hadopi da parte del Parlamento francese è stata salutata ovviamente con favore dalla SIAE e dalle Major dell’audiovisivo: il Presidente Assumma, in un comunicato di ieri mattina ha parlato di “vittoria storica di quanti credono e combattono per il giusto rispetto della proprietà intellettuale e del lavoro degli autori che deve essere incentivato attraverso la sua protezione per il progresso della cultura” mentre le associazioni dell’industria audiovisiva si sono spinte sino ad inviare una lettera di ringraziamento e congratulazioni al Presidente Sarkozy, indirizzandola, per conoscenza, alle istituzioni italiane affinché seguano l’esempio.

Qui di seguito il testo:

Alla c.a. del Presidente
Nicolas Sarkozy
Palais de l’Élysée

e per conoscenza

Alla c.a. del Presidente Silvio Berlusconi
Presidenza del Consiglio dei Ministri

Alla c.a. del Ministro Sandro Bondi
Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Alla c.a. del Ministro Christine Albanel
Ministero della Cultura

Oggetto: Loi Création et Internet

Illustre Presidente Sarkozy,

Le scriviamo in rappresentanza delle principali realtà associative del mondo musicale, artistico, librario, audiovisivo in merito alla recente approvazione della Legge “Création at Internet”, con la quale primo in Europa, il Suo Paese cerca di dare una riposta al dilagante fenomeno della pirateria digitale.
Esprimiamo il plauso delle organizzazioni italiane che rappresentano le industria dei contenuti perché siamo convinti che tale intervento risponda pienamente all’obiettivo di contrastare in radice l’assunto che tutto in rete deve essere solo gratis e liberamente accessibile.
Al di là degli aspetti tecnici della nuova normativa, la nuova legge francese è di fondamentale importanza per il nostro mondo perché punta a proteggere il patrimonio culturale dell’Unione Europea sviluppando davvero un’economia basata sulla conoscenza, promuovendo il mercato digitale attraverso lo sviluppo e la diffusione in rete dei contenuti creativi legali.
Riteniamo che lo sforzo fatto dal Suo Governo sia ancora più lodevole e apprezzabile perché si è mantenuta la centralità del diritto d’autore anche per l’ambito telematico, e non si è caduti nell’abbaglio, come avvenuto di recente al Parlamento europeo con il voto sul “Telecom Package”, di un difesa ideologica di presunte libertà digitali.
Condividiamo l’approccio seguito dal Ministro della Cultura Christine Albanel: la proprietà intellettuale è una risorsa della società moderna e deve essere rispettata dai navigatori di internet perché trattasi di un diritto fondamentale che ha consentito nei secoli lo sviluppo economico, sociale e culturale del mondo intero.
Non si tratta quindi di limitare la “condivisione della conoscenza” o di comprimere libertà altrui, ma di bloccare e dissuadere comportamenti che frenano la diffusione dei contenuti digitali.
L’auspicio è che questo provvedimento possa aprire la strada in Europa ad una politica che metta al centro i contenuti creativi contrastando la diffusione illecita di opere dell’ingegno che sta mettendo in ginocchio l’intera filiera della produzione.
Ci auguriamo che anche il nostro Paese, con il Comitato contro la Pirateria Multimediale e altre iniziative normative dia seguito urgentemente all’attivazione di politiche pubbliche volte a tutelare il patrimonio artistico e culturale dell’Italia. A tal riguardo, salutiamo con soddisfazione l’orientamento emerso dal Consiglio dei Ministri della Cultura dell’Unione Europea di ieri nell’ambito del quale si è convenuto che le attività culturali rappresentano un vero momento di sviluppo e un fattore di innovazione per la comunità intera.
RingraziandoLa dell’attenzione, Signor Presidente, voglia gradire i sensi della nostra più alta considerazione.

AFI
AIE
Anem
FEM
Fimi
Fpm
PMI
Unemia
Univideo
Sistema Cultura Italia

Ovviamente comprendo l’entusiasmo del Presidente Assumma e delle associazioni dell’industria audiovisiva ma, francamente, esultare così tanto per un’evidente sconfitta della civiltà giuridica europea mi sembra davvero fuori luogo.

La legge Hadopi oltre a porsi in aperto contrasto con l’orientamento appena affermatosi nell’ambito del Parlamento Europeo ed ad essere pertanto destinata a venire presto travolta dalla disciplina comunitaria costituisce, sotto un profilo di metodo prima ancora che di merito un’inammissibile deroga al principio della presunzione di colpevolezza ed al diritto ad un giusto processo.

A prescindere, infatti, da ogni altra considerazione è intollerabile che la disciplina sull’enforcement dei diritti di proprietà intellettuale e, dunque, di diritti di carattere essenzialmente patrimoniale - peraltro di scarso valore se unitariamente considerati - preveda che il presunto autore del reato si veda irrogare una sanzione tanto grave come la disconnessione dalla Rete senza aver neppure la possibilità di difendersi ed instaurare un contraddittorio sulla contestazione rivoltagli se non in una fase successiva.

Perché in relazione ai diritti di proprietà intellettuale si dovrebbe seguire una strada che non si è mai seguita neppure in relazione ad ipotesi di reato ben più gravi?

La disconnessione dalla Rete costituisce una gravissima forma di privazione di una libertà fondamentale analoga ad ogni forma di restrizione della libertà personale di movimento.

Perché dunque - secondo i Lorsignori che oggi si ergono a presunti paladini della proprietà intellettuale - non dovremmo adottare analoghi provvedimenti per i reati di furto, omicidio, stupro o, persino, pedopornografia telematica?

Eppure, in tutti questi casi, in cui il desiderio di assicurare alla giustizia il colpevole appare più comprensibile e condivisibile, non si è mai ipotizzato di far precedere la condanna alla celebrazione di un giusto processo.

L’Italia è il Paese in cui abbiamo Onorevoli in Parlamento con Sentenze di condanna per crimini efferati passate in giudicato, assassini e stupratori a piede libero in attesa di condanna ed amministratori corrotti che continuano imperterriti a svolgere le proprie funzioni (lecite ed illecite) senza che, in assenza della conclusione di un processo, nessuno - salvo casi eccezionali - possa anche solo ipotizzare di far loro conoscere, dopo la gloria, la polvere delle patrie galere.

Come si fa a pensare in un Paese come questo che il download di un cartone animato o, piuttosto, di tre stornelli in un anno possa costare ad un uomo - il più delle volte reo di avers emplicemente consentito al figlio o ad un amico di usare le proprie risorse di connettività - una tanto intensa privazione della propria libertà quale è rappresentata nel secolo della Rete, dalla disponibilità di una connessione Internet?

Non credo, francamente, che l’approvazione della legge francese o, piuttosto, l’aspettativa di vederla presto tradotta in italiano, dovrebbero render contento o soddisfatto chiunque abbia a cuore prima che le sorti della proprietà intellettuale quelle della democrazia, delle libertà e dei diritti fondamentali di ogni essere umano.

Se credere nella proprietà intellettuale significa rinnegare tutto questo in nome di qualche cents di enforcement in più…evidentemente significa che io non ho colto lo spirito di quello straordinario sistema normativo che ho creduto di scorgere nel diritto d’autore ma…in tutta franchezza ne vado fiero.

Non baratterei mai la libertà di un uomo con la difesa del portafoglio (grasso) di un altro.

9 Comments on “Disconnettere i pirati (presunti) e mandare a passeggio i criminali.”

  1. #1 Mat
    on Mag 15th, 2009 at 12:33 am

    E così le major dell’intrattenimento sarebbero in ginocchio…
    faccio una domanda perché a questo punto comincio a confondermi…
    Come si fa a dimostrare di aver subito “presunti” danni mostrando “reali” guadagni nel bilancio? E a questo titolo chiedere (e ottenere) misure draconiane per la tutela del proprio “ipotetico” interesse?
    Se la Domanda del mercato cambia perché devono intervenire i legislatori invece che gli imprenditori?

  2. #2 Enzo Mazza
    on Mag 15th, 2009 at 9:24 am

    Guido, leggo dal contratto Alice Adsl, art 11

    \\"Nei casi previsti dal presente articolo, Telecom Italia
    potrà sospendere in ogni momento e senza preavviso l\\\’erogazione del Servizio, riservandosi anche la facoltà
    di risolvere di diritto il Contratto secondo le modalità di cui all\\\’art. 33.\\"

    Più avanti all\\\’art. 22

    \\"Nel caso in cui il
    ritardo nel pagamento si protragga per oltre 30 giorni, Telecom Italia potrà risolvere di diritto il Contratto ai
    sensi e per gli effetti dell\\\’art. 1456 c.c., secondo le modalità di cui all\\\’art. 33.\\" (quando si parla di portafoglio…)

    All\\\’art.33 c\\\’è scritto

    33. Telecom Italia si riserva la facoltà di risolvere di diritto il Contratto, ai sensi e per gli effetti di cui all\\\’art.
    1456 c.c., mediante comunicazione scritta inviata al Cliente con un preavviso di 7 giorni, in caso di
    inadempimento anche di uno soltanto degli obblighi contenuti nei seguenti articoli: art. 6 relativo all\\\’
    \\\’\\"Utilizzo del Servizio\\"; art. 9 e art. 10 relativi alle \\"Garanzie\\"; art. 11 relativo alle \\"Responsabilità del
    Cliente\\"; art. 14 e art. 15 relativi a \\"Conservazione e custodia dei beni in noleggio o in comodato\\", art. 22
    \\"Ritardato pagamento\\", art. 31 relativo all\\\’ \\"Accesso ai locali\\". Con detta risoluzione, il Cliente avrà l\\\’obbligo
    di corrispondere a Telecom Italia gli importi maturati fino alla data dell\\\’avvenuta risoluzione comprensivi
    anche, nel caso di ritardato pagamento,di quanto stabilito all\\\’art. 22.

    Quindi ? No si tratta forse sempre di una \\"intensa privazione della propria libertà quale è rappresentata nel secolo della Rete, dalla disponibilità di una connessione Internet?\\"

    Che dire, solo che tutti i contratti degli ISP hanno queste clausole, però se si devono applicare per proteggere i contenuti si va a piagnucolare a Strasburgo…

  3. #3 Marco Scialdone
    on Mag 15th, 2009 at 11:12 am

    Caro Enzo,

    mi dispiace che per sostenere una posizione indifendibile, tu faccia riferimento ad un contratto, cioè ad un atto di diritto privato, cui un soggetto volontariamente si lega, che è cosa ben diversa da un provvedimento avente natura legislativa.

    Solo per indicare un “marginale” punto di differenza: se Telecom decide di risolvere il mio contratto di abbonamento, l’indomani mattina sono in grado di stipulare analogo contratto con altro Provider, che sarà ben lieto di avermi tra i suoi clienti.

    Nel caso della proposta francece, a seguito della risoluzione ex lege del mio contratto io NON posso stipulare alcun contratto con un diverso provider.

    E’ una sciocchezza bella e buona, inutile e dannosa.

    Come tutte le leggi stupide, con ogni probabilità, rimarrà vittima delle sue stesse contraddizioni e finirà per implodere.

  4. #4 lucente
    on Mag 15th, 2009 at 11:21 am

    l’isp mi sospende il servizio solo se non pago. il resto sono clausole inutili e qualcuna anche vessatoria.

    il modello di giustizia sommaria insito nella dottrina sarkozy è incompatibile con il diritto moderno.

    il problema va risolto diversamente, ma evidentemente non lo si vuol risolvere..

  5. #5 Luca Bolognini
    on Mag 15th, 2009 at 12:29 pm

    Caro Guido,
    come ben sai, ci troviamo su posizioni assai diverse in molteplici materie ma apprezzo, come sempre, l’intelligenza e la profondità delle tue argomentazioni, pur non condividendole. A mio parere, sono discutibili i “valori” che tu - come moltissimi in UE e nel mondo, certo - assegni al diritto di proprietà intellettuale, da un lato, e al diritto alla connessione ad Internet, dall’altro. E noto una grande assente, nella tua analisi: la privacy dei cittadini come diritto fondamentale. Tutto questo mi porta, brevissimamente, per titoli, a replicarti alcune mie considerazioni in merito ai principi gravitanti attorno all’Hadopi e al Telecom Package, che tu richiami.
    1. Il rango che riconosceremo alla proprietà intellettuale digitale - e alla remunerazione degli investimenti in quel settore - è decisivo per capire che tipo di società ed economia (dell’ICT e della conoscenza) vogliamo disegnare in futuro. Non ci sono solo portafogli “grassi” ma anche miriadi di piccoli autori che vengono letteralmente massacrati dalla pirateria, da una parte, e dalla chiusura monopolista delle gestioni, dall’altra. Servono le licenze collettive, serve concorrenza privata, ma è anche necessaria la lotta all’illegalità diffusa. E il mercato non può essere pagato solo dagli Stati, bisogna diversificare tra ricerche e prodotti sviluppati, a seconda delle fonti.
    2. Il rango del “diritto alla connessione”, per come lo intendete, mi perplime moltissimo. Banalizzo: finiremo per invocare l’impossibilità di staccare la linea a chi non paga le bollette, in nome della libertà di connessione/espressione? Nel comunicato IIP di ieri facevo riferimento al paradosso dell’invocare la libertà di circolazione degli individui per impedire le sanzioni amministrative (senza giusto processo!) della sospensione della patente a chi eccede in velocità.
    3. La grande assente, la privacy: ecco un diritto fondamentale sicuramente messo in pericolo da chi - pubblico, privato, per contrasto all’illegalità o per interessi di business, pubblicitari - analizza i contenuti delle nostre navigazionii. Ecco il vero, grande tema che a mio avviso fa dell’Hadopi, nelle parti in cui prevede un obbligo generalizzato e preventivo di monitoraggio da parte dei service providers sui contenuti degli utenti, una legge scritta male e con poche cautele a protezione della riservatezza degli utenti. Quella stessa riservatezza messa oggi in pericolo da servizi (privatissimi) di behavioural advertising con sistemi opt-out che non informano e non chiedono consenso preventivo agli utenti, spesso utilizzati anche da imprese che si schierano (troppo) a favore di uno solo dei diritti in gioco (più nn = più condivisione di contenuti = più dati da profilare = più volume pubblicitario), dimenticandosi di ulteriori diritti e di altrui, necessarie, fondamentali libertà.
    Lo spazio è tiranno e non posso argomentare più nel dettaglio, ma spero di avere contribuito - nell’ottica del dibattito liberale, non ideologico né manicheo, il solo metodo che conosco - ad arricchire la discussione con diversi punti di vista, anche politici. Da tecnici-legali, infatti, stiamo facendo sicuramente politica in senso buono, ognuno con le proprie idee, mentre è vero che parecchi uomini politici, chiamati a decidere oggi su questi temi, finiscono col conoscerli poco e col dedicarsi a ben altre issues, tanto “gossipare” quanto lontane dalle urgenze di riforma che premono in UE.
    Con stima,
    Luca Bolognini
    luca@lucabolognini.it

  6. #6 Guido
    on Mag 15th, 2009 at 12:33 pm

    Enzo,
    la premessa è che sono tra quelli che pensano che l’esistenza del peggio (al quale non c’è mai fine) non giustifica il meno peggio…
    Le consizioni generali dei nostri isp, nella più parte dei casi non mi piacciono ma, come ogni contratto…disciplinano un fatto privato e più che contestarne, talvolta, la validità ed efficacia alla stregua della disciplina dwl consumatore non si può fare.
    Una legge è una cosa diversa: regola la vita di milioni di cittadini a prescindere dalle loro scelte negoziali.
    Il punto, tuttavia, è un altro: se si ritiene che la disconnessione sia una sanzione proporzionata si proceda pure ma ad irrogarla deve essere un giudice all’esito di un giudizio analogo a quello che il consumatore deve affrontare se compra un cd difettoso o a quello che si deve celebrare se qualcuno commette un reato ben più grave del download di qualche file musicale.
    Quelle adottate in francia sono misure eccezionali da codice penale militare solo che finché qualcuno non mi prova il contrario numeri alla mano a me non sembra che l’attuale situazione sia tanto eccezionale da giustificare una tanto prepotente deroga ai principi fondamentali del diritto.
    Un’ultima cosa: mi piacerebbe che l’industria musicale si mostrasse diversa da quella cinematografica…con voi il dialogo, ormai, sembra possibile ed è un peccato rinunciarvi nel nome di leggi tanto brutte quanto inapplicabili. Un caro saluto e grazie della tua rara e costante disponibilità al dialogo. G.

  7. #7 michele ficara
    on Mag 15th, 2009 at 11:49 pm

    enzo la cosa (nel suo complesso) è estremamente grave, e non si può liquidare con due battute …

    e mi stupisco che tu non te ne renda (ancora) conto …

    fortunatamente per le major, qui ancora in italia la cosa non è stata percepita dal grande pubblico ma aspetta che succeda anche qui da noi una cosa simile e vedrai come l’indignazione popolare vi si ritorcerà contro …

    purtroppo dovevate svegliarvi prima e trovare una soluzione per tempo, adesso non è pensabile agire in questo modo …

    pensateci bene, oggi con le masse e con internet non si scherza e non perchè te lo dice il ficara lo scialdone o lo scorza di turno ma perchè di mezzo ci sono 20 milioni di consumatori digitali

    e qui sono cazzi …

  8. #8 Clod
    on Mag 16th, 2009 at 7:31 pm

    Quando la gente si sarà rotta le scatole di subire e si deciderà di reagire seriamente non comprando e non scaricando più nulla o di acquistare ma senza ricompensare i costi di produzione, pubblicazione e distribuzione, l’industria in quel momento sarà messa spalle al muro.
    E mi auguro che i cittadini francesi smettano di acquistare quel tanto da far andare al collasso ugualmente le major e ovunque si applichi questa legge che gli utenti smettano di acquistare.
    A quel punto, l’industria, sarà spalle al muro perchè una legge più repressiva come quella francese non esisterà e sarà messa di fronte alla realtà: gli utenti non si hanno attaccandoli in continuazione, portandoli in tribunale o disconnetterli.
    Come ho smesso di comprare cd audio (e di scaricare) anche senza legge francese, lo possono fare tutti.
    Inoltre, nulla impedisce all’utente di distaccarsi di sua volontà dal proprio provider PRIMA che si applichi la disconnessione, quindi a quel punto l’utente ha la possibilità di togliersi di mezzo prima del provvedimento dell’autorità HADOPI e, in quel caso, smetterà di pagare l’abbonamento in quanto non è applicata la legge francese. E i provider finiranno sul lastrico ugualmente.
    Se poi ogni utente si distacca prima e smette di comprare ogni qualsivoglia contenuto, vedrete come le cose per l’industria si metteranno male…
    E vi confesso che dire queste cose non mi piace assolutamente, perchè, come penso tutti, io non voglio mandare alla rovina nessuno, però se per ottenere un minimo di rispetto dalle lobby bisogna agire duri come stanno facendo loro con noi, la crisi sarà l’ultimo dei loro problemi.
    Ripeto: mi dispiace moltissimo parlare così.

    L’industria può ancora cambiare le cose, non è ancora troppo tardi ma deve farlo subito.

    Saluti

  9. #9 maria
    on Mag 19th, 2009 at 10:28 am

    A prescindere dalle “questioni di merito” sul comportamento delle lobby e dell’industria musicale, come può pensarsi che con la cultura giuridica che abbiamo in Italia, che fortunatamente trova il suo perno e il suo fondamento innanzitutto nel supremo diritto di difesa, una legge del genere (certamente incostituzionale) possa mai trovare ingresso? Mi piace pensare che abbiamo ancora una Costituzione che ci tutela pienamente su questi aspetti; anche se in nome dell’Unione Europea e dei diritti fondamentali di cui si proclama prima assertrice, una legge del genere non dovrebbe trovare applicazione in nessuno Stato civile (e che si tratti proprio della Francia è ancor più preoccupante).

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