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Una Commissione per un compenso “più equo”

La notizia battuta ieri da alcune agenzie e rimbalzata a macchia di leopardo in Rete non può e non deve passare inosservata: presso il Ministero per i beni e le attività culturali è stata istituita una Commissione speciale che avrà l’arduo compito di determinare il c.d. “equo compenso” spettante ai titolari dei diritti connessi a fronte delle “copie private” effettuate - o meglio effettuabili - su un ampia gamma di diverse tipologie di supporti vergini: CD, DVD, Hard disk, schede di memoria, telefonini, SD ecc.

Si tratta, probabilmente, di una delle questioni più delicate connesse al sistema della proprietà intellettuale e ciò sia per ragioni di metodo che di numeri.

Sotto il primo profilo sembra opportuno ricordare che la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, nei prossimi mesi dovrà pronunciarsi su una domanda pregiudiziale attraverso la quale i giudici spagnoli le hanno chiesto di stabilire, in sostanza, quali debbano essere i criteri da seguire nell’individuazione delle ipotesi in relazione alle quali l’equo compenso è esigibile e quali i criteri per determinarne la misura.

Sotto il seocndo profilo, guai a dimenticare che nel solo 2007 la SIAE ha incassato oltre 70 milioni di euro a titolo di equo compenso e che l’IMAIE, nelle scorse settimane, è stato trovato con il suo pancione pieno di 100 milioni di euro incassati allo stesso titolo ma mai distribuiti.

E’ un compito difficile, quindi, quello che spetta ai membri della Commissione istituita dal Prof. Gambino, Presidente della Commissione permanente sul diritto d’autore.

C’è, tuttavia, da sperare che la Commissione vi adempia con equilibrio, solo dopo aver preso atto della decisione dei Giudici della Corte di Giustizia e, soprattutto, tenendo conto della reale possibilità che talune tipologie di supporto vengano effettivamente utilizzate per la realizzazione di una copia privata.

Ho, ad esempio, di recente appreso che la SIAE incassa ogni anno centinaia di migliaia di euro a titolo di equo compenso su CD e dvd destinati ad essere utilizzati in ambito medico (per la riproduzione di lastre e reportistica di altri analoghi accertamenti).

In linea di principio, tali importi, andrebbero poi rimborsati ma, nella pratica, sono in pochi a chiedere effettivamente il rimborso.

Occhi aperti, dunque, sul tavolo di quest’ennesima commissione speciale - credo sarebbe stato più opportuno discutere della questione unitamente a quella dell’antipirateria nel Comitato ormai “Masi” -e speriamo che i risultati non deludano le aspettative.

UPDATE: Trovate qui qualche considerazione in più sulla stessa questione. Buona lettura ed aspetto le critiche!

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