22giu

Una legge contro la memoria lunga della Rete.

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E’ un disegno di legge destinato a far discutere quello presentato nei giorni scorsi alla Camera dei deputati dall’On. Lussana e recante “Nuove disposizioni per la tutela del diritto all’oblio su internet in favore delle persone già sottoposte a indagini o imputate in un processo penale”.

L’idea alla base della nuova iniziativa legislativa destinata – al pari delle molte altre presentate negli ultimi mesi – a cambiare, per sempre, il volto dell’informazione in Rete è che Internet abbia la memoria troppo lunga e che tale circostanza sia incompatibile con il diritto alla privacy – in un’accezione, per la verità, piuttosto ampia e, probabilmente, non ancora così consolidata come sembra ritenere l’estensore del DDL – di quanti siano stati coinvolti da impuati o, semplicemente, indagati in un procedimento penale.

Attraverso il disegno di legge si intende circoscrivere temporalmente la possibilità per ogni sito internet di pubblicare informazioni e notizie non solo di natura giudiziaria relative a persone coinvolte in procedimenti giudiziari nonché a vietare ai gestori dei motori di ricerca di indicizzare tali contenuti.

Ai sensi di quanto previsto all’art. 2 del disegno di legge, l’interessato, potrà, trascorsi intervalli di tempo predeterminati, chiedere al gestore del sito internet o del motore di ricerca di rimuovere i dati che lo riguardano o di eliminarli dall’indicizzazione.

Il diritto all’oblio in Rete è una questione piuttosto seria e difficile da liquidare in poche battute.

In tutta franchezza – e con riserva di maggior ponderazione – tuttavia mi sembra che mentre le finalità del disegno di legge siano, sostanzialmente condivisibili, le modalità con le quali si vorrebbe intervenire sul diritto all’informazione e su quello che definirei “diritto alla storia” siano incompatibili con la natura della Rete e con l’evoluzione della società nell’era dell’informazione.

Non si può – o almeno non si può in modo tanto generalizzato – lasciare che siano gli interessati a decidere se e quanto a lungo il mondo dovrà ricordarli né quanto rilevanti siano propri frammenti di vita per la storia moderna del Paese.

A prescindere da tale circostanza ci sono due aspetti che – sin d’ora – faccio fatica a condividere:

(a) il fatto che il medesimo divieto e le medesime conseguenze nel caso di inadempimento investano tanto chi fa informazione per mestiere quanto chi la fa in una dimensione amatoriale (si rischiano fino a 100 mila euro di sanzione se non si rimuove in tempo un’informazione di cui la nuova legge vorrebbe vietare la diffusione);

(b) il fatto che continui a pretendersi di trasformare i motori di ricerca in ciò che non sono e non devono essere: gestori dell’informazione. I motori di ricerca, al contrario, di quanto si vorrebbe con la nuova iniziativa legislativa, a mio avviso, andrebbero obbligati a indicizzare tutto – ma proprio tutto – in modo trasparente e neutrale.

Mi fate sapere cosa ne pensate?

Nel video la storia di Jack lo squartatore: una delle tante che non sarebbero arrivate fino a noi e potrebbero non arrivare ai nostri figli se i principi di cui al disegno di legge risultassero condivisi…

15 COMMENTS

Grazie Guido, mi sembra che lo spunto sia oltremodo interessante. Temo però che le riflessioni “legali” dovrebbero attendere un attimo, perchè mi sa che si sta cercando di risolvere un problema che ancora non è nemmeno chiaro a livello di definizione.

Non mi sembra così diretta, insomma, l’applicazione del diritto all’oblio in rete. Questo perché la rete sovverte il concetto di memoria, e quindi anche il concetto di oblio.

Ne ho parlato più estesamente nell’url sottostante, ma il concetto è sostanzialmente questo: la rete porta avanti un concetto di memoria tanto potente quanto astratto, dunque bisognerebbe partire di qui per una riflessione vera su quello che la proposta di legge che segnali va a determinare

http://blog.webnews.it/23/06/2009/diritto-alloblio-ma-in-rete-ha-senso-parlare-di-oblio/

Se è «per ogni sito internet», vorrei capire come sia venuto loro in mente anche solo di poter regolamentare le informazioni sulle indagini di personaggi pubblici, che nel corso degli anni sono state scritte in MILIARDI di pagine. Al massimo semmai «per pochissimi siti Internet» (e sarebbe sempre un lavoro disumano).

Ma poi la domanda che mi faccio SEMPRE è: gli altri paesi industrializzati come si regolano?

Poi, per esperienza “tecnica” personale, trovo non fattibile il diritto all’oblio per praticamente tutti i siti, cioè ogni normale sito “pubblico”, che non adotti provvedimenti anti-copia, imperfetti, e dispendiosi soprattutto per i siti “fai da te”, né riservi la lettura a pochi e fidati utenti registrati (che è comunque soggetto al rischio di copia e incolla manuale e inoltro via email). Celeberrima la «copia cache» (temporanea) di Google, o le copie (durature) di Internet Archive. È sufficiente, non entro nel merito delle copie che web directory troppo “zelanti” fanno dei blog posseduti dagli utenti registrati, oppure le copie che gli “splog” (da “spam blog”) fanno dei siti più visitati, né nel merito dei “rimedi” a priori, cioè tecniche anti-splog E l’esclusione dai motori e Internet Archive (meta tag, robots.txt) E l’uso di contenuti impossibili da indicizzare (per esempio Flash un tempo).

Più difficile, per me, dire cosa ne penso della legittimità. In quest’altro ambito il mio livello culturale è quello misero di una chiacchierata da bar. La prima cosa che mi viene in mente è la seguente. La notizia vera della condanna dovrebbe essere limitata, e un’eventuale notizia falsa della non condanna no? Questo conferma il suo punto di vista della trasparenza. Qualcuno mi corregga ma temo che non esisterà mai un limite temporale per le bufale che fanno comodo, ma lo si vorrebbe solo per le verità che danno fastidio. Questo mi suggerisce il senso comune, nell’ignoranza. Ma magari fosse solo questo. Pubblicare la notizia di una condanna non ha solo lo scopo di smentire una bufala. Viene in mente di tutto: notizie d’attualità collegate a fatti giudiziari vecchi, rendere pubblica una condanna per diffamazione per difendersi, o persino (visto che si parla di durate lunghe) la massima esattezza possibile della storiografia.

Cordiali saluti

In generale credo che queste corse in avanti dei singoli Paesi nel campo della regolamentazione della Rete abbiano poco senso. Mi fanno venire in mente quando, durante la seconda guerra mondiale, la gente ascolatava Radio Londra. Ci sono aspetti che non puoi limitare ai confini amministrativi dei singoli Stati ed è inutile che questi Stati si autidichiarino “sovrani” quando, di fatto, tali non sono, in alcune circostanze.

Nella fattispecie l’iniziativa mi ricorda fin troppo 1984 di Orwell, in cui la storia veniva riscritta a comando secondo le necessità dello Stato.

Credo che il cosiddetto diritto all’oblio sia fin troppo simile alla censura. Se da un lato per la Giustizia italiana ci sono dei termini trascorsi i quali i reati vengono cancellati dalla “fedina penale”, le azioni dei singoli restano per sempre, nel bene e nel male.

Un ultimo timore: nel caso dell’approvazione di una legge analoga a questa, quanto lungo sarebbe il divario che la separa da una riscrittura dei libri e degli atti su carta?

Argomento troppo difficile. Come dice l’utente qui sopra, il problema sarebbe una possibile riscrittura del passato.
Se dopo un certo periodo (quanto ?) io non posso più dire che tizio è stato condannato o indagato, si perde la memoria di chi sia (o sia stato) realmente quel tipo. Si possono fare vari nomi di politici del recente passato che finirebbero riabilitati e santificati.
Io per principio sono contrario a “togliere” qualcosa. Qui non si tratta (la materia della legge) di diritto all’oblio, ma casomai diritto ad una corretta informazione. Se io vengo condannato è un dato di fatto, insopprimibile. Se però ho pagato il debito con la giustizia è giusto che lo si precisi, ma la gente ha diritto di sapere che io una volta ho rubato, e poi ho pagato (o meno) il mio debito.
Il diritto all’oblio secondo me ha un senso con i minori, e per questioni di piccolo peso, ma non per cose molto rilevante come indagini e condanne penali.
L’impressione mia è che col tempo la giustizia abbia un peso sempre minore in Italia, quasi un fastidio.

“Il quinto mondo
è quello senza storia
che niente è più variabile
della memoria”

Gentile Guido Scorza non Le nascono che, non appena ho letto il suo post, ho subito pensato che il ddl, ad opera di un esponente della maggioranza di governo, fosse l’ennessimo tentativo di porre ingiustificate limitazioni alla libertà della rete (a proposito complimenti per la sua raccolta di firme e proposta di emendamento al ddl in materia di intercettazioni). Ma poi ho letto attentamente il ddl presentato dall’on. Lusanna sull'”obblio in rete” e qualche dubbio mi è venuto. Infatti l’interessato può opporre il rifiuto al mantenimento di immagini e dati sulle pagine internet, liberamente accessibili dagli utenti o attraverso i motori di ricerca esterni al sito, quando sono trascorsi:

a) tre anni dalla sentenza irrevocabile di condanna per una contravvenzione;
b) cinque anni dalla sentenza irrevocabile di condanna per un delitto, se la pena inflitta è inferiore a cinque anni di reclusione;
c) dieci anni dalla sentenza irrevocabile di condanna per un delitto, se la pena inflitta è superiore a cinque anni di reclusione;
d) quindici anni dalla sentenza irrevocabile di condanna per un delitto, se la pena inflitta è superiore a dieci anni di reclusione;
e) venticique anni dalla sentenza irrevocabile di condanna per un delitto, se la pena inflitta è superiore a venti anni di reclusione.
Come afferma l’on. Lusanna nella relazione introduttiva al ddl, già il Garante per la protezione dei dati personali, col provvedimento del 7 luglio 2005, aveva affermato il diritto dell’individuo di opporsi legittimamente all’ulteriore diffusione televisiva della propria immagine a distanza di oltre sedici anni dal processo, in quanto suscettibile di porre a rischio la propria «rinnovata dimensione sociale e affettiva». Certo quella decisione riguardava l’obsoleto mezzo televisivo e non un strumento nuovo e reazionario come la rete.
Inoltre all’art. 3 vengono disciplinate le Esclusioni. La legge non si applica al trattamento dei dati per ragioni di giustizia da parte degli uffici giudiziari di ogni ordine e grado, del Consiglio superiore della magistratura, degli altri organi di autogoverno e del Ministero della giustizia. E’ fatto salvo il diritto alla conservazione sui siti internet dei dati e delle immagini per finalità di ricerca storica o di approfondimento giornalistico, anche in assenza di consenso dell’interessato, purché risulti un oggettivo e rilevante interesse pubblico, sempreché il trattamento avvenga nel rispetto della dignità personale, della pertinenza e veridicità delle notizie, nonché del diritto all’identità.
Inoltre le norme non si applicano a chi:
a) è stato condannato con sentenza definitiva alla pena dell’ergastolo;
b) è stato condannato per genocidio, terrorismo internazionale o strage, indipendentemente dalla pena in concreto inflitta;
c) esercita o ha esercitato alte cariche pubbliche, anche elettive, in caso di condanna per reati commessi nell’esercizio delle proprie funzioni, allorché sussista un meritevole interesse pubblico alla conoscenza dei fatti.

Sono d’accordo con Lei quando afferma che ” le modalità con le quali si vorrebbe intervenire sul diritto all’informazione e su quello che definirei “diritto alla storia” siano incompatibili con la natura della Rete e con l’evoluzione della società nell’era dell’informazione.” Ma ritengo che con opportuni correttivi, ai quali spero il Parlamento non si voglia sottrarre né chiudere a riccio nei confronti dei suggerimenti che spesso arrivano dagli “addetti ai lavori”, il ddl di legge possa dare un contributo alla disciplina dei contenuti, in questo caso alquanto sensibili, diffusi in rete. Cordialmente.

mi sembra che l’apporccio al problema sia fuori fuoco…
la violazione del diritto all’oblio consiste nella riporposizione di un fatto non attuale, per fini non meritevoli. la disponibilita’ o accessibilita’ di una informazione non costituisce in se’ riproposizione. o sbaglio?
se vado nella biblioteca della camera dei deputati a ripescare un fatto di cronaca locale riguardante Tizio, pubblicato nel corriere della sera del 1979, non sto violando il diritto all’oblio.
se recuperato il fatto, verso il quale non esiste un interesse attuale, lo pubblico nuovamente sul mio blog di oggi, allora probabilmente ho violato il diritto all’oblio di Tizio. ma se Tizio oggi e’ diventato un personaggio pubblico, e 30 anni fa’ stato condannato per corruzione/concussione… allora… forse esiste un interesse meritevole?
analogamente, se io faccio una ricerca su google e trovo una notizia pubblicata 15 anni fa’, la percepiro’ nella sua dimenzione storica e a meno che’ non la linko, copio o riprpongo attivamente non penso ci sia nessuna violazione del diritto all’oblio.
dal punto di vista della policy, poi, sono d’accordo con Luigi Rosa… i rischi 1984 sono evidenti….

Mi pare ci capire che sia una limitazione per coloro che parlano di persone pregiudicate , sinceramente non la vedo bene come cosa poiche da che mondo e mondo quello scritto sul Web rimane come rimane sostanzialmente sulla carta percui se loro con questa legge vogliono dire che dopo un tempo X le notizie devono cancellarsi dal Web allora lo dovrebbero fare anche per la carta ( la questione dell indicizzazione dei siti la trovo una bufala perche non avrebbe senso visto che la notizia comunque ce sempre e basterebbe solo cercarsela ) . Io penso che prima dovremmo aspettare l esito della legge che stiamo cercando di modificare e poi di questa ( visto che oltretutto dovrebbe fare parte anche del DLL intercettazioni questa )

Un grazie a Luigi Rosa.

Una prospettiva piu\’ ampia storicamente e\’ veramente un contributo importante.

Ancora grazie.

I motori di ricerca devono assolutamente indicizzare tutto, oggi non lo fanno, ma dovrebbero, è questo lo spirito della rete.

Perché questo diritto all’oblio? Internet deve essere il più trasparente possibile, quindi non capisco perché si cerca di andare in direzione tutta opposta. Se un blogger o un giornalista si occupa ad esempio di un’inchiesta giudiziaria anche dopo anni, e vuole fare un’informaizone precisa deve avere la possibilità di citare tutto ciò che riguarda l’inchiesta, compresi eventuali indagati la cui posizione può anche essere stata archiviata. Quindi può ricordare che Tizio è stato indagato e archiviato elencando magari le motivazioni.

È per questo che il giornalista, o il blogger deve avere il diritto di accesso ai documenti pubblici di queste inchieste e chiedere la digitalizzazione qualora questa non fosse già eseguita. Questo rappresenta un modo per essere più sicuri delle notizie che si danno e da parte del lettore una fonte da considerarsi affidabile, con la possibilità di approfondimento.

È chiaro anche che questi problemi se li pongono quasi sempre i politici coinvolti in inchieste imbarazzanti per la loro posizione e la Rete non può certo dimenticare.
Il sito Openpolis che rappresenta una wikipedia politica, dovrebbe avere la possibilità di essere collegata con le inchieste giudiziare in cui sono coinvolti i politici.

È insensato chiedere l’oblio di una notizia, la quale può aver fatto giri tramite mail, feeds…Guardando in avanti già immagino la proposta di qualche parlamentare che (immaginando già in vigore questo diritto all’oblio), chiede di “bandire” le notizie cancellate e non più indicizzate per multare chi le ripubblicasse.

Insomma, è come se assistessimo in diretta a un omicidio e l’assassino prima di scappare ci lanciasse in mano la pistola per incastrarci.

Contro la rete si stanno scatenandoun gran numero di figli di…Lussana.
D’altronde, la Lega, fino a 11 anni fa dava del mafioso al Reo Silviolo, mentre adesso sono baci e abbracci. Senza alcuna spiegazione.
Ed è tutto in rete.
Vedi questo gruppo su Facebook
http://www.facebook.com/group.php?gid=75034274647&ref=mf

Come conciliare il diritto all’oblio con il diritto alla memoria?
E se azzardissimo una lettura politica di questa instancabile proliferazione di leggi volta a imbavagliare la rete e, in definitiva, l’informazione e la libera circolazione delle idee?

è una proposta sconvolgente agghiacciante potrei dire anche ridicola solo che non c’è proprio niente da ridere.

Abbastanza d’accordo con le considerazioni di cui sopra, ma mi permetto di sorridere dell’esempio proposto nel post: la storia di Jack Lo squartatore che “non sarebbe arrivata a noi e ai nostri figli in presenza di una legge per il diritto all’oblio in rete”…Di un fatto storico e criminoso cosi’ lontano nel tempo si e’ ampliamente e da sempre discusso in cartaceo e con un livello comunque accessibile ai piu’…o sbaglio? Personalmente credo che sia difficile anche in futuro che il web arrivi a soppiantare completamente le fonti di informazioni tradizionali (scritte, tv). Semmai rimane il problema di un monopolio nella trasmissione delle info da parte del web verso le fasce giovani, oltretutto sempre meno supportate alla memoria (o meglio poco coinvolte di per se’) dall’istituzione scolastica e incapaci a volte di reperire autonomamente informazioni su canali differenti.
In questo senso si’, si rischierebbe una perdita di trasmissione nel tempo persino di notizie eclatanti di reato e di conseguenza della possibilita’ di riflessione comune su di esse.
Oltre ovviamente al problema della tutela della tutela sociale (vedi casi di reati sessuali e altri crimini vs la persona a rischio di recidiva; oppure reati patrimoniali, truffa, ecc). che e’ un diritto dei cittadini, penso al pari di quello all’oblio proposto dalla legge.

Io da semplice cittadino credo che per ogni uomo o donna pubblici , passato e presente dovrebbero essere assolutamente tutti visibili e puliti . In un paese come il nostro che e\’ diventato un ricettacolo di mezze figure , quasi tutte con pesi a carico o attualmente in piena attivita\’ illecita , sarebbe il minimo che potremmo pretendere da chi vuole e puo\’ comandarci. Seguitiamo a sentire, realmente scocciati, queste proposte tutte e sempre per difendere i soliti noti mentre dovremmo parlare di cose piu\’ utili a noi in questo momento critico in cui e\’ in gioco il futuro di tanti giovani e non solo.

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