La notizia circola ormai in Rete da qualche giorno e nelle prossime ore con un pò di fortuna - e soprattutto organizzazione della giornata del 14 luglio permettendo - mi piacerebbe dedicare qualche ora all’esame del nuovo testo e degli emendamenti già presentati: non serve, però, approfondire per rilevare come la nuova Hadopi abbia tutto il sapore della vendetta visto il pesante carico di sanzioni detentive e pecuniarie che poterà con sé e la ferma volontà del legislatore francese di continuare a prevedere la disconnessione come pena accessoria ancorché, ora, irrogata da un Giudice.
In attesa di trovare il tempo di un commento più puntuale, però, mi piace iniziare la giornata ripotandovi qui di seguito la traduzione di una dichiarazione resa dal Ministro della Giustizia tedesco nelle scorse ore:
Non ritengo che (la risposta graduata) sia uno schema applicabile in Germania o in Europa. Impedire a qualcuno di accedere ad internet mi sembra costituire una sanzione completamente irragionevole. (n.d.r. Una simile scelta) sarebbe altamente complicata sia da un punto di vista costituzionale che politico. Sono sicura che una volta che in Francia verranno disposte le prime disconnessioni, sentiremo la la protesta fino a Berlino.
(qui la notizia in tedesco e qui la versione francese dalla quale l’ho tratta non conoscendo il tedesco).
Sempre per iniziare bene la giornata e pur nella consapevolezza che il messaggio veicolato ha, innegabilmente, una punta di demagogia e non riflette puntualmente la situazione di diritto, mi piace, inoltre, proporvi un confronto tra il video con cui apro il post (la posizione della Rete sul P2P) e quello dell’ultimo spot capolavoro anticontraffazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri con il quale chiudo questo post.
Rendono bene l’idea di quanto sia difficile conciliare gli interessi sul tavolo.





on Lug 8th, 2009 at 2:28 pm
Ho scoperto di recente che Gramsci nei Quaderni difende addirittura D’Annunzio dall’accusa di aver plagiato una poesia popolare raccolta da Tommaseo. E lo fa con argomenti borgesiani, in pratica sostenendo il diritto al plagio, non per ragioni di “comunismo” dei beni, ma proprio di definizione di ciò che l’originalità.