E’ passato un mese da quando scrissi per la prima volta che l’idea di estendere ai blog ed ai siti internet di informazione non professionistica l’obbligo di rettifica avrebbe determinato - poco importa se in ossequio alla volontà del legislatore o come effetto non voluto e non calcolato - il risultato di limitare in modo inaccettabile il già precario livello di libertà di informazione in Rete.
Sono accadute molte cose nell’ultimo mese e lo scenario è in continua e rapida evoluzione.
Sin qui, tuttavia, si è sempre parlato di rischi, ipotesi, dubbi e da parte di qualcuno, persino, di eccessi e visioni allarmistiche della blogosfera.
La storia che Claudio Messora racconta nel suo post di questo pomeriggio, tuttavia, segna il passaggio dalla teoria alla pratica: un costruttore si sente diffamato da un post di Claudio a proposito di talune voci - riportate come tali - sulla ricostruzione dell’Aquila che, in taluni casi, sarebbe stata affidata agli stessi soggetti che avevano contribuito a farla sgretolare realizzando, a suo tempo, opere non a norma di legge.
Il costruttore fa scrivere a Claudio e Claudio risponde immediatamente dichiarandosi disposnibile ad intervistare il costruttore ed a pubblicare sul proprio blog l’intervista riparatrice.
Seguono 10 giorni di silenzio e, quindi, ieri Claudio si vede recapitare una lettera di un noto Studio legale della capitale con la quale gli si chiede non solo di pubblicare una rettifica ai sensi della vecchia legge sulla stampa ma, addirittura, di rimuovere i contenuti ritenuti lesivi della reputazione del costruttore dal blog di Claudio e da tutta una serie di altri siti sui quali erano stati pubblicati.
Claudio - tra i primi ad aderire in modo determinato all’iniziativa in corso su Diritto alla Rete - sacrifica qualche ora di tempo nella sua giornata, procede alla rettifica richiestagli e poi scrive al legale del costruttore spiegandogli che ha provveduto alla rettifica ma non è in condizione di rimuovere i contenuti del proprio post che altri hanno ripubblicato altrove perché non dispone dell’autorità per farlo.
Come ha già scritto Dario: ecco perché l’obbligo di rettifica non è applicabile ai “siti informatici”!
Claudio è un blogger attento, informato, che dedica molto del suo tempo all’utilizzo della Rete per fare informazione e ha trovato il tempo, la forza ed il modo di reagire all’assurda pretesa del legale del costruttore che avrebbe addirittura preteso la rimozione del contenuto dal blog di Claudio e da tanti altri blog in giro per la Rete.
Ma se fosse successo ad un altro blogger meno attento e meno informato?
Magari non avrebbe tempestivamente riscontrato la richiesta di rettifica e sarebbe così rimasto esposto ad una sanzione che avrebbe probabilmente decretato la chiusura del blog o, magari, pur di porsi al riparo da ogni rischio avrebbe addirittura rimosso il proprio originario post e, così facendo, avrebbe lasciato che il pensiero del costruttore prevalesse sul proprio prima che un giudice avesse accertato che il costruttore diceva la verità ed il suo post il falso.
In un caso e nell’altro il pluralismo delle fonti di informazione in Rete avrebbe perso una voce.
La storia di Claudio insegna che la realtà, a volte, supera l’immaginazione e che ciò che sin qui si è paventato come un rischio successivo all’eventuale approvazione del DDL intercettazioni è già realtà.
Se non volete che storie come questa entrino a far parte della nostra quotidianità partecipate all’iniziativa di Diritto alla Rete e chiedete a gran voce che i Senatori - nessuno escluso - votino l’emendamento presentato dal Senatore Belisario.
P.S.
Per raccontare la storia di Claudio, ho linkato anche io il post asseritamente diffamatorio. Mi attendo ora una richiesta di rettifica!





on Lug 14th, 2009 at 7:59 pm
La storia di Claudio insegna invece che basta far aleggiare una possibile denuncia per diffamazione per ottenere subito da un blog ciò che il DDL Alfano dichiaratamente riserva solo alle testate registrate, le uniche che hanno l’obbligo di pubblicare l’indirizzo di una sede legale, presupposto ovvio ed evidente per produrre una richiesta di rettifica che si possa far valere in sede giudiziaria.
Dove si dimostra che tutta ’sta storia del bavaglio ai blogger via DDL è in realtà una panzana strumentale ad altro.