Governare il futuro: Fermiamo i processi mediatici tra adolescenti sui social

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Lei e lui (i nomi non contano) hanno rispettivamente 17 e 18 anni, sono fidanzati e poi si lasciano. Lui secondo lei perde la testa, la perseguita e la picchia più volte. Lei finisce al pronto soccorso e ha il coraggio di denunciarlo alla polizia, non una ma quattro volte. Poi pubblica su Instagram una serie di foto con il suo viso e altre parti del suo corpo piene di lividi e racconta, appunto, che l’ex fidanzato la picchia.

La sua ex scuola – un Liceo romano – si mobilita, organizza incontri e manifestazioni schierandosi dalla parte di lei mentre, più di un ragazzo, inizia a minacciare lui sul suo profilo social e sotto casa. Lui, a questo punto, capisce che la situazione sta degenerando e denuncia lei prima alla polizia per diffamazione e poi pubblicamente sui social.

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Governare il futuro: Contrasto alla pornografia non consensuale: istruzioni per l’uso

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In una società sempre più digitale capita a giovani, meno giovani e adulti di trovarsi a condividere immagini sessualmente esplicite in contesti diversi: un momento di intimità vissuto a distanza con il proprio partner [il c.d. sexting], un gioco o, quello che sembra un gioco, con uno sconosciuto o sconosciuta online che rischia poi di trasformarsi in un incubo perché chi sta dall’altra parte del PC, del tablet o dello smartphone minaccia di pubblicare le nostre foto o i nostri video se non paghiamo un “riscatto” (la c.d. sextorsion), una delle tante – purtroppo – storie di adescamento, specie in danno dei più piccoli, nell’ambito delle quali qualcuno si conquista la loro fiducia e poi chiede e ottiene foto o video sessualmente espliciti (il c.d. grooming).

Sfortunatamente sono tutti “incidenti” che accadono più frequentemente di quanto non si pensi perché, naturalmente, chi ne è vittima non ama condividere la propria esperienza anche perché, spesso, si sente in difetto, in colpa, in qualche modo co-responsabile per aver permesso che accadesse o, più semplicemente, sciocco o sciocca a “esserci cascato/a”.

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Governare il futuro: Segreti poco segreti: una ricerca fa tremare le amministrazioni pubbliche di mezzo mondo

Tre ricercatori dell’Università dell’Illinois hanno appena pubblicato i risultati di una ricerca che, probabilmente, sta facendo letteralmente tremare i polsi alle amministrazioni di mezzo mondo e non solo alle amministrazioni.

I ricercatori hanno analizzato le undici soluzioni software più diffuse per la cancellazione o il mascheramento di alcune porzioni di documenti digitali così da consentirne la comunicazione o la pubblicazione, proteggendo, tuttavia, la riservatezza o segretezza di talune informazioni in essi riportate.

Si tratta delle ormai classiche “pecette” digitali che sempre più di frequente campeggiano su milioni di documenti resi disponibile online, in particolare, da parte delle amministrazioni obbligate, magari per legge, a condividerli ma salvaguardando la privacy o, addirittura, la segretezza di talune informazioni più sensibili delle altre o, più semplicemente, in relazione alle quali non sussistono motivi che ne giustifichino la pubblicità.

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Governare il futuro: Rendere reato il porno deep fake: un’idea inglese da imitare

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La tecnologia per la manipolazione di foto e video digitali migliora giorno dopo giorno e, soprattutto, diventa ogni giorno più facile da usare e più alla portata di centinaia di milioni di persone con la conseguenza che il fenomeno del deep fake – il moderno fotomontaggio digitale attraverso il quale, ad esempio, si “incolla” il volto di una persona sul corpo di un’altra – si diffonde sempre di più. E, purtroppo, si diffonde, alla stessa velocità, anche un particolare filone dello stesso fenomeno noto come porno deep fake: si prende una foto o un video di sesso esplicito che ritrae, magari, porno attori, e si “appiccica” digitalmente sui loro corpi il volto di una o più persone reali, dando a credere a chiunque si imbatta nel video o nella foto che siano questi ultimi i reali protagonisti della scena.

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Governare il futuro: Le parole d’odio che restano in rete: le grandi piattaforme le rimuovono meno di prima

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La Commissione europea ha appena pubblicato il settimo report sullo stato di attuazione sul codice di condotta per il contrasto alle parole d’odio online e la conclusione non è entusiasmante: “Il numero di notifiche esaminate entro 24 ore (64,4%) è diminuito rispetto al 2021 (81%) e al 2020 (90,4%). Solo TikTok ha aumentato le sue performance (dall’82,5% al 91,7%).

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Governare il futuro: Difendersi da Twitter di Musk. Consigli per gli utenti: scaricate i vostri tweet (in questo modo)

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Le ultime settimane, quelle che hanno seguito l’acquisto della piattaforma da parte di Elon Musk, in casa Twitter sono state decisamente movimentate tra ordini e contrordini, licenziamenti e riassunzioni, dimissioni di massa, nuovi progetti – talvolta rivisti e corretti a qualche ora dal lancio – e ripensamenti significativi da parte degli investitori pubblicitari.

Musk, oggi l’uomo più ricco del mondo, è personaggio estroso, visionario, da sempre sopra le righe e anticonformista, alla fine, il più delle volte, trasforma le sue “visioni” in imprese di successo ma, ovviamente, chiunque può sbagliare e, alcune mosse fatte alla guida di Twitter, qualche perplessità e preoccupazione, oggettivamente, la sollevano.

Non c’è motivo di pensare che nei cieli nei quali svolazza da oltre quindici anni l’uccellino azzurro più famoso del mondo non torni presto il sereno e, magari, il sole inizi a splendere più intensamente di sempre ma, allo stato, ci sono nubi grigie e minacciose e aria di tempesta.

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Governare il futuro: Il medico ambizioso è maschio, l’infermiere sensibile è femmina. Il giochino per capire come l’intelligenza artificiale discrimina

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Gli ingegneri, gli amministratori delegati e i medici sono tutti o quasi uomini mentre il personale infermieristico e quello addetto alle pulizie è quasi esclusivamente femminile. E non basta.

Alcuni aggettivi come ambizioso o determinato sono più frequentemente ricollegati al genere maschile mentre altri come sensibile o paziente appartengono di più al genere femminile.

Questo, almeno, secondo l’intelligenza artificiale – o, meglio, i dati e gli algoritmi – che danno vita a Stable Diffusion AI, una soluzione per la generazione di immagini ovvero un sistema che dati taluni attributi come, ad esempio, una professione e un aggettivo, propone all’utente una serie di fotografie che rispondono, o dovrebbero rispondere, a tali attributi.

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Governare il futuro: Musk e Twitter: non è normale che arriva un nuovo ferroviere e il treno cambia strada

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Twitter, assieme a una manciata di altre piattaforme social e di condivisione di contenuti, è, ormai, parte integrante della famosa – e famigerata per qualcuno – agorà digitale: un luogo-non-luogo nel quale miliardi di persone condividono informazioni, notizie, pensieri e opinioni, uno spazio di confronto e, talvolta, di scontro attorno al quale, ormai, vive la nostra società, un’infrastruttura essenziale all’esistenza stessa di cultura, economia e democrazia.

Se questa agorà cambia forma, cambia regole, cambia dinamiche di funzionamento l’impatto sull’intera società globale è inevitabile, ineludibile, indiscutibile.

Ecco perché fa riflettere la circostanza che dopo l’acquisto da parte di Elon Musk – l’uomo più ricco del mondo nel 2022 – si sia accesa una discussione planetaria sull’impatto che tale acquisto produrrà su Twitter che, secondo taluni, sarebbe destinato a diventare un mezzo di comunicazione di massa capace di garantire a chiunque più libertà di parola di sempre mentre, secondo altri, un mezzo di distruzione di massa capace di amplificare oltre ogni limite di sostenibilità umana e democratica le parole d’odio, le istanze razziste e xenofobe, le teorie complottiste e la disinformazione.

E il punto, naturalmente, non è se abbiano ragione i primi o i secondi o, magari, né i primi, né i secondi.

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Governare il futuro – Con o senza ministro, siamo un Paese maledettamente analfabeta digitale. Il Governo deve occuparsene

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Una delle novità più evidenti del nuovo Governo è, certamente, l’assenza di un Ministro dell’innovazione. È una scelta criticata da più parti e, apparentemente, forse, antistorica anche se, in un paese come il nostro maledettamente analfabeta digitale, negli ultimi giorni, hanno fatto molto più discutere i nuovi nomi di alcuni ministeri e il look di Ministre e Ministri nel giorno del giuramento. In realtà la decisione di non avere un Ministro per l’innovazione non è, necessariamente, una scelta sbagliata. Si tratta di vedere a chi verranno assegnate le tante deleghe che negli ultimi valzer di Governo erano toccate prima ai Commissari straordinari per la trasformazione digitale Diego Piacentini e Luca Attias e, quindi, ai Ministri per l’innovazione Paola Pisano e Vittorio Colao.

Certo l’Italia – e questo va detto senza tanti giri di parole – non è pronta a considerare, come pure suggerirebbe la ragion pura, la trasformazione digitale come una linea politica dei singoli ministeri.

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Governare il futuro – La app Fakeyou, i falsificatori si innovano: tempi duri per la verità

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Un’indagine Eurobarometro immediatamente precedente all’arrivo della pandemia raccontava che il 71% dei cittadini europei e il 63% di quelli italiani si imbatte in una notizia fuorviante o falsa almeno una volta al mese. Tra di loro, c’è un 27% di europei e un 17% di italiani che trova fake news almeno una volta al giorno. E, come sappiamo, le cose sono andate decisamente peggio durante la pandemia quando l’esigenza e la voglia di informarsi ha raggiunto picchi mai raggiunti prima e, quindi, con la circolazione delle notizie vere e attendibili è cresciuta a dismisura anche la circolazione delle fakenews.

Secondo un rapporto presentato nel 2021 dal Censis la prima, e forse la più diffusa delle notizie false circolata in Italia durante la pandemia è quella secondo la quale il virus sarebbe stato appositamente creato in un laboratorio, da cui poi sarebbe sfuggito (secondo alcuni sarebbe stato fatto sfuggire): la pensa così il 38,6% degli italiani adulti, con quote che raggiungono il 49,2% tra chi ha al massimo la licenza media, il 46,8% tra gli adulti di età compresa tra i 35 e i 64 anni; il 52,9% tra i lavoratori dipendenti che hanno mansioni esecutive, il 51,3% tra chi ha un reddito che non supera i 15.000 euro l’anno. Non una cosetta da poco quindi ma addirittura una notizia falsa ma straordinariamente diffusa sulle origini della pandemia.

E l’onda lunga delle fakenews su Coranavirus e dintorni è lontana dal potersi dire esauritasi.

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