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Si scrive AGCOM si pronuncia sceriffo (della Rete).

Punto Informatico ha, appena, pubblicato questo mio pezzo nel quale racconto come e perchè, a mio avviso, il Decreto Romani si avvia a trasformare l’AGCOM in uno sceriffo della Rete.

Credo si tratti di una questione di grande interesse che ha, giustamente, dato vita ad un dibattito ampio e diffuso che mi auguro produca i suoi effetti.

Roberto Cassinelli - il deputato del PDL che negli ultimi tempi ha mostrato una particolare sensibilità alle “cose della Rete” - sul suo blog cerca di buttare acqua sul fuoco, scrivendo che i rischi che il decreto Romani imbrigli Internet non sarebbero reali ma, la sua stessa arringa è ricca di passaggi nei quali non può che far riferimento a interpretazioni possibili, opzioni e soluzioni interpretative.

E’ un’analisi puntuale e condivisibile ma quando si parla di libertà di informazione e si sta per varare un nuovo testo di legge non ci si può accontentare delle interpretazioni che appaiono più logiche e di buon senso dinanzi ad un testo ambiguo.

La legge Mammì, la Maccanico e poi la Gasparri, tutte sembravano in grado di arginare il fenomeno dell’oligopolio televisivo e tutte le sue derive ma, poi, non è stato così.

Lo stesso presidente dell’AGCOM, Corrado Calabrò, nei giorni scorsi, ha sollevato dubbi e perplessità sullo schema di decreto senza far mistero del fatto che non sembra riflettere puntualmente l’impostazione della direttiva Europea alla quale, pure, dovrebbe dar attuazione nel nostro Paese.

Il Sen. Vita, dal canto suo, ha pubblicato l’appello che riproduco qui di seguito:

GIU’ LE MANI DALLA RETE
Il Decreto legislativo del governo, che contiene nuove regole sulla Televisione e sui media, si è abbattuto con violenza sulla scena della comunicazione italiana, già segnata dalla concentrazione e dai conflitti di interessi.
E’ di una gravità inaudita. Mette in discussione la libertà di informare e di essere informati. Blocca qualsiasi possibilità di sviluppo moderno del paese.

Da una parte, contiene la secca riduzione dell’obbligo per le emittenti nazionali di produrre film ed audiovisivi italiani ed europei; dall’altra, estende a dismisura gli spazi per la pubblicità, fino a determinare i contenuti stessi dei programmi e delle opere audiovisive. Infine, viene subdolamente aggredita la libertà di operare in Rete.

In pratica, viene evocato un incisivo intervento dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, per estendere la normativa sul “copyright” anche ai fruitori dei servizi indipendentemente dalla piattaforma di trasmissione utilizzata (abolendo così la “neutralità della rete” tutelata a livello internazionale!).
Quindi, viene esteso l’obbligo di rettifica anche ai telegiornali trasmessi sul WEB e fruiti a richiesta.
Infine, il Decreto concede al Ministero competente il potere di autorizzare la fornitura di immagini attraverso Internet.

Dobbiamo battere questa tendenza! E’ autoritaria e, per di più, impraticabile.
Serve, invece, una vera e propria Carta dei Diritti e dei Doveri per la “Cittadinanza digitale”.
La Rete è un bene comune e un fondamentale diritto costituzionale.

Chiediamo al governo di cancellare dal testo del Decreto le norme censorie sul WEB.
Per queste ragioni, chiediamo a tutte le cittadine e a tutti i cittadini di sottoscrivere questo documento

A  questo punto non resta che sperare che il parere del parlamento sia negativo e che il Governo ci ripensi.

3 Comments on “Si scrive AGCOM si pronuncia sceriffo (della Rete).”

  1. #1 Marco Massarotto
    on Gen 30th, 2010 at 10:42 am

    La mia risposta sul blog di Cassinelli:

    —-

    Marco Massarotto ha detto…
    Onorevole Cassinelli a leggere le sue ipotesi di applicazione viene ancora più paura :-) Il caso YouTube, secondo i suoi 5 punti di analisi, ne dimostra proprio l’applicabilità e le sue argomentazioni a sfavore dell’applicabilità nel caso dei blog personali mi sembrano ambigue e debolissime, con tutto il rispetto. Entrambe le cose evidenziano una (voluta?) ambiguità del testo del decreto che lo rende, come evidenzia l’Avvocato Scorza [http://www.guidoscorza.it/?p=1489 ] potenzialmente senza limiti. Oltretutto tutto ciò non servirebbe a nulla, nel senso che non risolverebbe il problema del mercato audiovisivo che è trovare un modello di remunerazione sul web per i propri contenuti e non punire i blogger o i consumatori che caricano i loro contenuti preferiti perché chi li produce non li rende fruibili via web. Quand’anche si fosse riusciti a “spazzar via” dal web TUTTI i contenuti protetti da copyright i detentori di tali diritti starebbero meglio? No! Insomma invece di stendere testi legislativi approssimativi, in probabile violazione delle norme CEE e forse anche della nostra Costituzione, perché non si avvia una sana sperimentazione di distribuzione digitale alla ricerca di un modello economico valido? (prendasi il caso iTunes). Così sembra davvero la politica della talpa, che guarda un metro avanti a sè…

    30 gennaio 2010 09.26

  2. #2 Enzo Mazza
    on Gen 30th, 2010 at 12:53 pm

    certo Guido che leggere una castroneria del genere scritta da un deputato come Vita è preoccupante.

    “per estendere la normativa sul “copyright” anche ai fruitori dei servizi indipendentemente dalla piattaforma di trasmissione utilizzata (abolendo così la “neutralità della rete” tutelata a livello internazionale!).”

    Le normative sul copyright già si applicano ampiamente a tutte le piattaforme come è noto dal recepimento della Direttiva europea in materia di copyright già introdotta dal nostro ordinamento nel lontano 2003, con il Decreto legislativo 9 aprile 2003 n. 68. Vedasi sul punto le recenti decisioni Mediaset/Youtube, Cassazione su Pirate Bay e decine di altre negli anni precedenti.

    Cosa centri poi la neutralità della rete che verrebbe abolita a causa dell’estensione della (già estesa come detto…) normativa. Mah…ma chi gliele scrive questa cose…?

    Certo che se il dibattito sul decreto si basa su imprecisioni così gravi è dura andre avanti…

  3. #3 Aerendir
    on Feb 1st, 2010 at 12:14 am

    La dottrina che si fa strada su internet.
    Mi piace.
    Tra qualche anno troverò tra le note gli indirizzi dei blog e l’idea mi piace.

    Perdonate l’OT ma a me viene lo sconforto perchè mi sento impotente e cerco il “lato positivo”, una nota di colore nel grigio che vedo intorno a me, che osservo in tv, che leggo sui giornali, che ascolto per strada.

    Come si può opporsi? Sembra che qualunque cosa si faccia si rimanga sempre una voce nel vento del Parlamento.

    Mi sento impotente…

    Perdonatemi l’OT.

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